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Se un piatto o un bicchiere cadono per terra, senti un rumore fragoroso. Lo stesso succede se una finestra sbatte o se si rompe la gamba di un tavolo, se un quadro si stacca dalla parete o se una macchina va a schiantarsi all’uscita di una curva… Ma il cuore, o la vita in questo caso, quando si spezza lo fa in assoluto silenzio. Data l’importanza, verrebbe da pensare che faccia uno dei rumori più potenti del mondo. Invece è silenzioso, e tu arrivi a desiderare un suono che ti distragga dal dolore. Se rumore c’è, è interno.

Quella che avete appena letto è – un po’ rivisitata – la quarta di copertina di Se tu mi vedessi ora di Cecilia Ahern, scrittrice di talento che nulla ha a che vedere con Franco Ballerini. Ha il pregio, Cecilia, di scrivere con una sensibilità difficile da trovare e di raccontare anche le storie più tristi e malinconiche con la delicatezza necessaria per toccare anche gli argomenti più pesanti.

Le sue parole ben raccontano il vuoto lasciato dal CT della Nazionale azzurra di ciclismo. Un vuoto difficile da colmare, anzi impossibile. Perchè Ballerini era la faccia pulita di un ciclismo sporcato – soprattutto negli ultimi anni – da personaggi meschini che con questo sport non c’entrano nulla.

Le parole di Bettini, il campione che proprio Ballerini aveva contribuito a riportare in sella dopo che l’olimpionico aveva dovuto affrontare nel 2006 la scomparsa del fratello Sauro, spiegano perfettamente il sentimento che si annida nel cuore di tutte le persone che gli hanno voluto bene, e che lo ricordano con affetto. Non ho più parole, ho perso un fratello…non so più che dire… Sì, perchè il cuore, quando si rompe, lo fa in silenzio…se dolore c’è, è interno.

Le parole non bastano per ricordare un personaggio come Ballerini, il Commissario Tecnico che ha regalato all’Italia sotto la sua gestione la bellezza di nove medaglie. Alla Parigi-Roubaix, massacrante Classica del Nord, ha dedicato la carriera da corridore ringraziandola nel momento dell’addio (Merci Roubaix); alla Nazionale ha voluto invece regalare la seconda parte della sua vita da sportivo, diventando il CT di una squadra, così come amava chiamarla lui, che prima di essere tale doveva essere un gruppo unito e capace di lavorare in piena armonia. Combattere il ciclismo contro coloro i quali di questo sport vogliono solo il male è il compito che ci ha lasciato Franco, lui che amava lottare. In allenamento come in gara e che – in ogni circostanza – non si negava mai.

Intervistarlo era facilissimo, bastava chiamarlo e lui si rendeva subito disponibile: poi magari parlava per minuti e minuti senza dare il tempo di fare altre domande, ma lui era così. Pieno di energia anche quando argomentava le risposte, così come quando doveva dare indicazioni sulla strada ai suoi ragazzi. Che lo ricordano con affetto e in silenzio. La sua morte ha lasciato un vuoto importante, che difficilmente saprà essere colmato. E per una volta ricordiamo l’uomo, e ciò che ha fatto per questo sport, senza stare troppo a pensare che il ciclismo di questi ultimi tempi è terra di conquista di gente scorretta e meschina. Da domenica 7 febbraio in poi sarà un po’ più difficile combattere per il ciclismo pulito: si è perso un grande portavoce, un grande uomo. Franco Ballerini. Il dolore è interno, magari fa poco rumore: ma fa malissimo…

Sempre con noi..

Franco.. uno per bene..

RENATO DI ROCCO — Presidente Federciclo
“È una perdita enorme, un vuoto per noi incolmabile: ma sarebbe riduttivo pensare a Franco solo come un c.t. Era parte integrante del nostro sistema. Era bravo a fare squadra, anche al di fuori del suo ruolo. Ci siamo lasciati ieri, a ridere e scherzare come sempre. Per me era uno di famiglia, era come un figlio. Anche in questo suo hobby, quello del rally, era sempre prudente: del resto era un ragazzo moderato, non mangiava mai tanto, non beveva, è stata una fatalità crudele. Certo che stava già lavorando per i mondiali: aveva fatto un sopralluogo a dicembre. Ma Ballerini per il mondo del ciclismo era diventato un punto di riferimento. C’è grande costernazione e senso di smarrimento. Ma il lavoro fatto da lui non finisce: era l’esempio di quei valori che noi cerchiamo. È partito dalle categorie minori ed è diventato un modello per tutti. Grande comunicatore, ci consola, in questo momento di dolore immenso, il fatto che lascia una grande eredità. Il profilo futuro del ciclismo azzurro Franco lo ha già disegnato”.

PAT MCQUAID — Presidente UCI
“È una tragedia per il ciclismo italiano e mondiale. È stato un gran corridore e un tecnico di successo”.

MORENO ARGENTIN — Campione del Mondo nel 1986
“Sono amareggiato per quello che è successo, non ci posso credere. Sapevo di questa sua passione per i rally ma questa non può essere certamente una colpa, può succedere anche camminando per strada. Cosa perde il ciclismo? Non la metterei sul piano sportivo perché abbiamo perso tutti una cara persona e il mio pensiero va principalmente alla sua famiglia, la perdita maggiore è per loro. Nello sport Franco aveva prima faticato ma poi era riuscito a creare la sua dimensione e negli ultimi anni tutto era andato a suo favore. Abbiamo perso una cara persona, non ricordo mai una polemica e i suoi commenti erano sempre molto pacati”.

VANNINO CHITI — Vicepresidente Senato
“L’improvvisa e tragica scomparsa del commissario tecnico della nazionale di ciclismo, Franco Ballerini, colpisce e addolora. Con lui perdiamo una figura fondamentale del mondo sportivo, un uomo che grazie alle sue capacità aveva portato il Paese a grandi successi mondiali, accompagnando i nostri campioni nel loro percorso verso la vittoria. Sono vicino alla sua famiglia”.

GIUSEPPE SARONNI — D.g. Lampre-Farnese, campione del Mondo nel 1982
“Ho tanti ricordi, ho conosciuto Franco da giovane, abbiamo corso assieme e vissuto tanti momenti belli e meno belli, ma queste sono notizie che ti sconvolgono e il mio pensiero va alla sua meravigliosa famiglia. Ho saputo la notizia questa mattina da corridori e amici. La passione per i rally l’ha sempre avuta e mi ricordo che negli ultimi anni, quando aveva deciso di smettere, diceva ‘ora mi potrò divertire e farò qualche rally’. Oggi mi viene da dire accidenti, probabilmente era destino. Per me a livello personale è una perdita importante, Franco era un grande professionista. Un ricordo? Ce ne sono mille dopo una vita trascorsa insieme tra gioie e dolori. Abbiamo corso tanto insieme, io ero a fine carriera e lui era all’apice, ed ero una specie di fratello maggiore. Poi quando sono diventato dirigente l’ho avuto alle mie dipendenze. Ma il nostro rapporto andava oltre, ci sentivamo praticamente quasi tutti i giorni. In questo momento mi sento soprattutto di stare vicino alla moglie, ai figli, alla sua splendida famiglia. Per una di quelle strane circostanze che ci regala la vita sono stato proprio io a favorire la sua ascesa a c.t. azzurro. Quel ruolo infatti l’avevano offerto a me ma avevo già preso degli impegni e quindi feci io il suo nome, mi sembrava la persona adatta. Non mi sbagliavo: lui era un grande c.t., un professionista esemplare, aveva carisma e sapeva gestire le varie individualità cementandole in un gruppo. E i risultati parlano più di qualsiasi chiacchiera. La settimana scorsa ci eravamo trovati insieme ad Arezzo per una battuta di caccia, c’era Chioccioli ed altri amici e colleghi. Per due ore a tavola abbiamo riso, scherzato, ricordato mille aneddoti della nostra carriera e della nostra vita. Ecco, lo voglio ricordare così: sorridente, disponibile, un caro amico”.

FRANCESCO MOSER — Campione del mondo 1977
“Trovare un altro come lui non sarà semplice. Tragedie come questa dimostrano che non possiamo mai essere sicuri di niente, ti arrivano quando uno meno se l’aspetta. Certo il ciclismo italiano perde tanto. Ballerini aveva un ruolo ormai fondamentale e certo trovarne un così ora non sarà semplice. Sono quelle cose che ti arrivano come un fulmine a ciel sereno. E pensare che appena 10 giorni fa mi ero incontrato con lui e Bettini a Modena e mi avevano parlato proprio di questo rally, era molto preso da questo evento. La sua corsa era proprio la Parigi-Roubaix che aveva concluso 13 volte e che aveva vinto in due occasioni. Era proprio sul pavè che riusciva a dare il massimo. Ma secondo me il suo ruolo giusto era quello che occupava da tanti anni. Come commissario tecnico riusciva a trarre il massimo da tutti i corridori, sapeva osservare, scegliere, preparare le gare e soprattutto il Mondiale e in quattro occasioni i suoi azzurri si sono imposti per la gioia di noi tutti. Ora questo schianto, questa fine tragica, questo maledetto appuntamento col destino”.

PAOLO BETTINI — Campione del Mondo 2006 e 2007
“Ho perso un grande amico, anzi un fratello. Ballerini ha rischiato la vita mille volte in corsa. Correva la Roubaix senza casco, si buttava in discesa sulle strade delle Dolomiti e non ha mai avuto problemi. Il destino lo ha preso ora in un momento di divertimento in cui coltivava la sua passione per i motori. È stato lui ad avvicinarmi al mondo dei rally (i due hanno disputato sei gare insieme, ndr). Se c’era una cosa a cui Franco teneva era la sicurezza. Mai un azzardo”.

RICCARDO NENCINI — Pres. Federciclo toscano e presidente del Consiglio regionale Toscana
“Un lutto senza fine nel cuore di tutti noi. Il mondo del ciclismo, dei suoi atleti, dei suoi dirigenti, dei suoi tifosi, piange Franco Ballerini e lo ricorda con tanto inestinguibile affetto. È morto non solo un amico, un atleta, un uomo che ha onorato lo sport con passione e serietà, ma anche un esempio per tutti. Pochi sanno, per sottolineare un aspetto poco conosciuto della sua attività di volontariato, ed è uno dei motivi per cui lo volevamo sempre vicino anche in momenti istituzionali come nelle cerimonie di premiazione o di riconoscimento non solo di giovani atleti ma anche in incontri in cui si doveva sottolineare spirito di fraternità, solidarietà, pace. Ora lo piangiamo con tanta tristezza nel cuore e ci sentiamo vicini alla sua famiglia e a tutti quelli che con lui hanno condiviso il suo amore per lo sport e per una vita ricca di valori”.

GIANNI BUGNO — Campione del mondo 1991 e 1992
“Con lui abbiamo iniziato a correre quando eravamo giovani, abbiamo cominciato e finito la carriera insieme. Sapevo di questa sua passione per le macchine, ma non mi sarei mai aspettato una notizia come quella di stamattina. Come c.t. della nazionale ha avuto i suoi risultati migliori, ha avuto grandi corridori ma li ha saputi gestire in maniera egregia”.

GIANNI PETRUCCI — Presidente Coni
“Sono sgomento. Franco era una persona straordinaria sotto tutti gli aspetti: non era solo un grande c.t., era anche un grande amico. E questo non sempre succede tra dirigenti e tecnici. Non solo il mondo del ciclismo, ma tutto lo sport piange ora una grande persona. Di lui ho tanti ricordi, ma un’immagine adesso mi torna incessantemente agli occhi: io che alle Olimpiadi di Atene vengo lanciato in aria da Ballerini dopo la vittoria di Bettini, nel primo giorno di gara dei Giochi”.

RAFFAELE PAGNOZZI — Segretario generale Coni
“Era una grande e bella persona con una capacità tecnica straordinaria. Il giorno prima delle gare era capace di prevedere l’andamento della corsa con un’abilità incredibile. Con lui il ciclismo italiano ha ottenuto una serie inavvicinabile di vittorie, nonostante questo è rimasto sempre umile. Purtroppo, dopo Castagnetti, è un altro grandissimo tecnico che lo sport italiano perde”.

INTER — La nota sul sito ufficiale
“Un grande campione delle due ruote, un appassionato tifoso dell’Inter. Lo sport è in lutto per la scomparsa di Franco Ballerini”. L’Inter, sul proprio sito internet, esprime il proprio cordoglio per la morte del c.t. della nazionale. “Appassionato tifoso dell’Inter, aveva fatto visita alla squadra in più occasioni ad Appiano Gentile e nel ritiro estivo a Riscone di Brunico. Il presidente Massimo Moratti e tutta la F.C. Internazionale, Josè Mourinho e la squadra ricordano un grande campione dello sport italiano e sono vicini alla moglie Sabrina, ai figli e a tutta la famiglia in questo momento di grande dolore”.

MARIO CIPOLLINI — Campione del Mondo 2002
“Sono totalmente incapace di realizzare che Franco è morto. Sto provando una rimozione inconscia della realtà, come se qualche salva-vita potesse riportarlo in vita. Mi vengono in mente i tanti momenti di gioia che abbiamo vissuto insieme e in particolare quel giorno a Zolder, nel 2002, quando con la sua regia costruì per me la tattica e la squadra per regalarmi il titolo mondiale. Ogni atleta di alto livello come Franco cerca sempre nuovi stimoli, anche dopo l’attività agonistica, ha bisogno di sentirsi sempre competitivo, così mi spiegava la sua passione per i rally. Aveva ancora adrenalina – dice Cipollini – e lui la esprimeva, al di là dell’ impegno come c.t. della nazionale, nelle corse automobilistiche”.

ALFREDO MARTINI — Ex c.t. della Nazionale
“Era come un figlio per me, come un parente stretto per la mia famiglia. Dovevamo recarci a Prato per festeggiare il novantesimo compleanno di Giovanni Corrieri, mitico gregario di Bartali, ma siamo stati costretti a rinunciare per essere qui, vicini a Franco. Ballerini non mancava di passare da casa mia due o tre volte alla settimana: un caffè, un saluto, due chiacchiere. Per le nostre bambine (le nipoti di casa Martini, ndr) era diventato uno di famiglia”. Martini ricorda un retroscena dell’approdo di Ballerini alla guida della nazionale, dove arrivò dopo il triennio con Antonio Fusi sull’ammiraglia azzurra. “Quando il presidente federale Giancarlo Ceruti mi chiese un consiglio su chi scegliere per la successione di Fusi, gli risposi: non darò una rosa, ma un nome solo.Ballerini”

Se n’è andato Franco..

Franco «Ballero» Ballerini, 45 anni, c.t. della nazionale italiana di ciclismo, è morto in un incidente avvenuto domenica mattina alle 8.45 nella zona di Larciano (Pistoia), dove stava partecipando a un rally. Lascia la moglie Sabrina e due figli, Gianmarco (16 anni) e Matteo (9). Ballerini, grande appassionato di auto, faceva da navigatore al pilota toscano Alessandro Ciardi, con il numero 10: erano tra i favoriti della gara. Per motivi ancora da chiarire la loro auto, una Renault New Clio Sport R3 della scuderia Alex Group, è uscita di strada in località Casa al Vento, nel comune di Serravalle Pistoiese, e si è schiantata contro il muro di una villa, in un tratto di strada collinare. Secondo una prima ricostruzione la Clio, uscendo da una curva, è salita sull’erba del bordo strada. Ciardi ha perso il controllo del posteriore e l’auto è andata a schiantarsi contro il muro a una velocità stimata tra i 100 e i 120 km orari. L’urto è avvenuto sul fianco destro, dalla parte di Ballerini. Il primo a giungere al Pronto Soccorso è stato il pilota Alessandro Ciardi, 35 anni, di Casalguidi, che ha riportato la frattura del bacino. Pur in condizioni serie, non corre pericolo di vita ed è costantemente monitorato dal personale medico dell’Ospedale di Pistoia. Sul copilota Ballerini le operazioni di stabilizzazione si sono prolungate sul luogo dell’incidente per scelta dei sanitari. E’ purtroppo deceduto alle ore 10.15 all’ospedale cittadino, probabilmente per frattura del rachide cervicale.

Nato a Firenze l’11 dicembre 1964, Franco Ballerini aveva iniziato la carriera da professionista nel 1986. Nel 1989 partecipò per la prima volta alla classica Parigi-Roubaix, alla quale dedicò poi la sua carriera: dopo una drammatica sconfitta nel 1993 (si vide soffiare la vittoria in volata dal francese Gilbert Duclos-Lassalle, poi subì vari infortuni), la vinse due volte, nel 1995 e nel 1998, collezionando anche un secondo posto, un terzo, un quinto e un sesto. La passione per questa grande classica del nord gli è valsa la cittadinanza onoraria dalla città di Roubaix. Nel 2001, alla sua tredicesima e ultima partecipazione, nonché ultima gara della sua carriera, i tifosi francesi accolsero il suo ingresso nel Velodromo del Nord di Roubaix con una vera e propria ovazione, benché fosse solo 32º: lui si tolse la giacca scoprendo la sottomaglia sulla quale campeggiava la scritta «Merci Roubaix».

Ballerini non potè mai affrontare le grandi corse a tappe a causa dell’allergia al polline, che lo costringeva a evitare la parte centrale della stagione. Nel suo palmares figurano anche la Tre Valli Varesine dell’ 87; la Parigi-Bruxelles, il GP Americhe a Montreal di Coppamondo e il Giro del Piemonte del ‘ 90; la tappa di Morbegno al Giro e il Romagna del ‘ 91. Cinque le sue presenze in Nazionale da corridore: 4 da titolare, una da riserva. Dall’agosto del 2001, pochi mesi dopo l’abbandono delle competizioni, era alla guida della Nazionale italiana Professionisti, che ha portato alla vittoria del titolo mondiale a Zolder con Mario Cipollini (2002), a Salisburgo (2006) e a Stoccarda (2007) con Paolo Bettini e a Varese (2008) con Alessandro Ballan, e del titolo olimpico ad Atene con Paolo Bettini (2004). Sotto la sua guida la nazionale ha vinto nove medaglie.

Il 16 novembre scorso, Ballerini aveva fatto il primo sopralluogo sul percorso dei Mondiali strada e crono che si terranno in autunno a Melbourne, in Australia. Aveva notato alcune pendenze consistenti: «All’arrivo arriveranno solo i velocisti più in forma», aveva previsto. «Solo chi arriverà in piena forma e avrà gambe e cuore potrà giocarsi la vittoria nella volata finale». Purtroppo non potrà vederla. Oltre che per le sue doti sportive, Ballerini era noto anche per la sua attività nel volontariato: nel 1995 aveva ricevuto il premio «Sportivo più» ed era stato testimonial per l’associazione S.O.S. Villaggi dei Bambini, che accoglie i minori in difficoltà.

La passione di Ballerini per il rally era nata circa due anni fa: aveva convinto anche l’amico Paolo Bettini, campione mondiale e olimpico di ciclismo, col quale aveva disputato sei gare di rally. Quella in cui era impegnato come navigatore di Ciardi sarebbe stata la prima edizione del Rally Ronde di Larciano: la gara è stata annullata. Vi erano iscritti un centinaio di equipaggi. I Rally Ronde sono una particolare tipologia di gare: una sola prova speciale da correre quattro volte. Vi sono ammesse tutte le categorie di vetture, comprese le World Rally Car, la più forte evoluzione tecnica delle vetture da corsa, le protagoniste del Mondiale Rally. Quella di domenica doveva essere una prova altamente tecnica, su un percorso ad anello lungo poco più di 10 chilometri tra le colline della zona. Per circa metà del suo sviluppo, il tracciato non era mai stato percorso da una vettura da corsa. Sabato i concorrenti avevano avuto la possibilità di effettuare una ricognizione.

Il presidente della Federazione Ciclistica Italiana, Renato Di Rocco, «certo di interpretare il sentimento di tutti gli affiliati e tesserati – si legge in una nota della Fci – invita ad osservare un minuto di silenzio per commemorare il Direttore Tecnico della Nazionale Franco Ballerini in tutte le manifestazioni ciclistiche programmate sul territorio nazionale». La Commissione Sportiva Automobilistica Italiana Aci-Csai, nell’esprimere il proprio cordoglio, «ritiene che sia opportuno sospendere ogni attività agonistica prevista nel week end in segno di lutto, affidandosi alla sensibilità dei singoli organizzatori, perché procedano in tal senso».

La camera ardente è stata allestita all’Ospedale del Ceppo di Pistoia. Il primo ad arrivare, in lacrime, è stato Alfredo Martini, poi Paolo Bettini, Luca Scinto e tantissimi altri amici. «Ho perso un grande amico, anzi un fratello», ha detto Bettini, ricordando che quando correva in bicicletta Ballerini «ha rischiato la vita mille volte. Correva la Roubaix senza casco, si buttava in discesa sulle strade delle Dolomiti e non ha mai avuto problemi. Il destino lo ha preso ora in un momento di divertimento in cui coltivava la sua passione per i motori. È stato lui ad avvicinarmi al mondo dei rally. Se c’era una cosa a cui Franco teneva era la sicurezza. Mai un azzardo». «Era come un figlio per me, come un parente stretto per la mia famiglia», ha detto Alfredo Martini, storico commissario tecnico della nazionale di ciclismo. «Ballerini – prosegue Martini – non mancava di passare da casa mia due o tre volte alla settimana: un caffè, un saluto, due chiacchiere. Per le nostre bambine (le nipotine) era diventato uno di famiglia». Martini ricorda un retroscena dell’approdo di Ballerini alla guida della nazionale, dove arrivò dopo il triennio con Antonio Fusi sull’ammiraglia azzurra. «Quando il presidente federale Giancarlo Ceruti mi chiese un consiglio su chi scegliere per la successione di Fusi, gli risposi: non darò una rosa, ma un nome solo, Ballerini».

La tragica notizia ha raggiunto il presidente del Coni, Gianni Petrucci, mentre era in partenza per Vancouver, in vista delle Olimpiadi invernali. «Sono sgomento – ha detto Petrucci – Franco era una persona straordinaria sotto tutti gli aspetti: non era solo un grande ct, era anche un grande amico. E questo non sempre succede tra dirigenti e tecnici. Non solo il mondo del ciclismo, ma tutto lo sport piange ora una grande persona. Di lui ho tanti ricordi, ma un’immagine adesso mi torna incessantemente agli occhi: io che alle Olimpiadi di Atene vengo lanciato in aria da Ballerini dopo la vittoria di Bettini, nel primo giorno di gara dei Giochi». «Era una grande e bella persona – racconta il segretario generale del Coni, Raffaele Pagnozzi – con una capacità tecnica straordinaria. Il giorno prima delle gare era capace di prevedere l’andamento della corsa con un’abilità incredibile. Con lui il ciclismo italiano ha ottenuto una serie inavvicinabile di vittorie, nonostante questo è rimasto sempre umile. Purtroppo, dopo Castagnetti, è un altro grandissimo tecnico che lo sport italiano perde».

Cade dalla bicicletta, si fa male alla testa ma viene multato per aver tenuto il manubrio con una mano sola. È quanto è successo a Trento ad un uomo di 47 anni.
La singolare vicenda – raccontata dallo stesso protagonista – ha inizio nel maggio scorso quando l’uomo, dopo aver comprato delle pizze d’asporto, tornando a casa in bicicletta, forse a causa di una buca, perse il controllo del mezzo cadendo e battendo la testa sull’asfalto.
Sottoposto agli accertamenti al pronto soccorso, fu dimesso. Dopo un paio di settimane a casa dell’uomo si presentò un funzionario della Polizia municipale per raccogliere la sua testimonianza sull’incidente.
Dopo due mesi la sorpresa finale sotto forma di una raccomandata contenente una multa di 38 euro per guida pericolosa. Ma la disavventura del ciclista non è finita: stracciata la multa dalla rabbia senza fare ricorso, ora si vedrà recapitare una cartella esattoriale con una somma doppia rispetto alla multa, fanno sapere dalla Polizia municipale.

Questa è l’italia signori.. e questi sono gli italiani.

Un paese dove il presidente del consiglio non si presenta in tribunale (perchè troppo pieno di impegni) per aver truffato lo stato ed essersi arricchito illegalmente, mentre chi guida una bici “con una mano sola” viene multato e deve pagare. Purtroppo però non è questa la cosa più grave.

Il dramma sta nel fatto che l’opinione pubblica sostiene il politico ladro, e crocifigge il ciclista martire. Siamo un popolo di decerebrati, senza più dignità e non meritiamo il rispetto di nessuno. Solo lo scherno e le risa di tutti i paesi confinanti e non.

Personalmente continuerò a guidare la bici secondo “il codice della strada del buon senso” e non dell’ottusità. E se un vigile dovesse fermarmi, per farmi una multa, magari per aver superato i 10 km orari di velocità, lo guarderò con compassione e gli dirò: io pagherò anche la tua multa.. ma tu resti sempre un povero decerebrato..

Giorno 0..

Oggi ho aperto la stagione 2010. Mentre in Australia parte il Pro Tour con i 35° del Tour Down Under, stamattina sono uscito con una temperatura di pochi gradi sopra lo zero, e la brina tutt’intorno mi ha consigliato subito di procedere con estrema cautela. L’appuntamento era a casa di mio pà, e con lui ci siamo diretti verso Battaglia Terme. Le prime sensazioni sono state estremamente piacevoli, come riassaporare un gustoso e prelibato cibo dopo tanto tempo. Nonostante la temperatura rigida, il tiepido sole faceva una bella compagnia, e rinfrancava non poco lo spirito.

Passata Mezzavia, abbiamo deviato per Montegrotto Terme, per poi riuscire al Castello del Catajo e dirigerci verso Valsanzibio (via Civrana). Abbiamo affrontato le “bisse” di Galzignano (un pò il Poggio de noantri..) e con estrema cautela siamo scesi verso Torreglia. Qui c’erano ancora parecchi tratti in ombra, e l’asfalto era ancora parecchio viscido. Abbiamo poi proseguito per Abano Terme e Albignasego. Verso la fine i primi fastidi hanno cominciato a farsi sentire (al collo e qualcosa alle gambe) ma ormai eravamo a fine giro e ci siamo separati verso S.Agostino. Totale: 56km.

Sono molto soddisfatto di avere aperto la stagione in anticipo (come da mie intenzioni), soprattutto dopo averla chiusa più tardi del solito (fine ottobre). Spero solo di poter avere un meteo discreto nelle prossime settimane, così da poter dare continuità agli allenamenti. In più quest’anno, grazie anche a una dieta attenta e ferrea, ho preso solo 0.5 kg in più rispetto al mio peso-forma di fine stagione. Questo mi dovrebbe permettere di entrare in forma prima e di non patire come al solito i primi 2-3 mesi solo per perdere il surplus accumulato.

Losanna chiama Valverde..

Ultimi fuochi all’udienza odierna del Tas di Losanna per l’appello presentato dal ciclista spagnolo Alejandro Valverde contro la squalifica – sul solo territorio italiano – di due anni inflitta l’11 maggio 2009 dal Tribunale nazionale antidoping (Tna) del Coni.

Oggi era di scena un esperto del Coni (che le parti comunque vogliono mantenere anonimo). L’aspetto fondamentale era capire due cose: perché l’Italia stava indagando su atleti diversi dai già condannati dalla giustizia sportiva Basso e Scarponi. La novità è che, a precisa domanda del Tas e dei legali delle parti, l’esperto ha spiegato che la Guardia Civil, quando arrestò Fuentes, gli trovò nella perquisizione una targhetta dell’hotel Silken con annotazioni manoscritte di vari atleti, fra i quali vi era espressamente indicato il nominativo di Valverde (come quello di altri corridori, ma quello del murciano era anche senza codice). Tale atto della polizia giudiziaria spagnola era stato comunque acquisito dall’Autorità Giudiziaria italiana, per il caso Basso. Infatti dopo la condanna sportiva le carte passarono alla Procura della Repubblica di Roma che chiese in rogatoria la documentazione completa e il giudice Serrano in quell’occasione fu “prodigo” mandò infatti oltre seimila pagine di verbali.

Vengono così confermate ulteriormente le accuse di ieri dell’ex compagno di squadra di Valverde, Manzano, ai tempi della Kelme circa il rapporto diretto tra Fuentes e Valverde, e vengono smentite le affermazioni rese ieri dall’atleta murciano che aveva negato ogni cosa.

Il panel (il collegio del Tas presieduto da Subiotto con i colleghi Haas e Stincardini), inoltre, ha avuto modo di verificare che le obiezioni della difesa dello spagnolo in merito alle presunte irregolarità nei vari passaggi delle sacche ematiche sono prive di validità ai fini della determinazione dell’accusa di doping, in quanto la presenza di sangue è di per sé elemento di prova di doping (“doping ematico”), così come esplicitamente indicato nel codice Wada.

Si chiude con le requisitorie dei legali della difesa e di Coni, Wada e Uci l’udienza di oggi. Gli arbitri si riuniranno subito dopo in camera di consiglio per una prima valutazione, la sentenza sarà comunicata entro trenta giorni.

LOSANNA (Svizzera), 12 gennaio 2010 – Prima giornata di udienze al Tas di Losanna per l’appello di Alejandro Valverde contro la squalifica di due anni che gli ha inflitto il Tribunale nazionale antidoping (Tna) del Coni. La mattinata è vissuta sugli scontri relativi alle eccezioni preliminari con Uci e Wada a dare battaglia e a chiedere di “estendere” a tutto il mondo la squalifica che – per il momento – è solo per il territorio nazionale.

Il Tas ha innanzitutto stabilito un principio importante: la squalifica è per l’Italia e pertanto si applicano e si giudica con le leggi e i regolamenti italiani (questo per l’articolo 58 proprio del regolamento del Tas). Un passo importante perché questo apre la porta alla possibilità che le obiezioni dei legali di Valverde vengano respinte. Uci e Wada dunque dovranno aspettare, se vorranno estendere la squalifica sarà una decisione non del Tas, ma autonoma.

Intanto la battaglia è stata dura sin dalle prime battute. La difesa di Valverde ha soprattutto ribadito come “sia stata estorta con l’inganno” la sacca alla Spagna; l’obiezione in risposta è giunta proprio dell’avvocato Uci: l’articolo 140 (e poi anche il 141) del codice penale spagnolo spiega che una volta concessa la rogatoria non può essere ritirata. Inoltre il procuratore antidoping Coni, Ettore Torri, ha spiegato che Serrano (il giudice spagnolo) aveva scritto nel 2006 alla Procura del Coni e successivamente alla Procura della Repubblica: “quindi conosceva sicuramente la differenza tra le due organizzazioni”. Torri ha poi anche duramente attaccato: “Valverde è un dopato. Anche la sola intenzione di fare uso delle sacche di sangue lo mette in questa posizione per le norme del codice Wada”. Inoltre ha anche aggiunto che “la legge deve essere uguale per tutti”, sottolineando come Serrano avesse “trasmesso tutta la documentazione per Basso e Scarponi e invece per Valverde ha opposto rifiuto”.

Primo testimone il capitano della Guardia Civil Enrique Bastida, convocato dalla difesa di Valverde. Nessuna novità, anche perché dal 2007 è fuori dall’inchiesta e quindi non ha potuto fornire notizie sulla rogatoria. Nel pomeriggio è toccato ai vertici della Federazione ciclistica spagnola (in teleconferenza) e di un esperto di diritto spagnolo (tutti per la difesa Valverde). Poi è toccato alla dottoressa Tiziana Sansolini, esperta immunoematologa che ha materialmente prelevato le sacche di sangue nel laboratorio spagnolo di Barcellona della Wada. Infine hanno deposto i carabinieri del Nas, il capitano Lano in teleconferenza e il maresciallo Ferrante in aula: sono stati loro a curare il trasporto per conto della Procura della Repubblica. Si riprende domani. La sentenza probabilmente arriverà giovedì

Oggi 2 gennaio 2010 sono 50 anni dalla scomparsa di uno dei più grandi ciclisti di tutti i tempi: Fausto Coppi.

Soprannominato il Campionissimo o l’Airone, fu il corridore più vincente e famoso dell’epoca d’oro del ciclismo, ed è considerato uno dei più grandi e popolari atleti di tutti i tempi. Eccellente passista e scalatore, era forte anche in volata, risultando un corridore completo e adatto ad ogni tipo di competizione su strada. Si impose sia nelle più importanti corse a tappe, sia nelle maggiori classiche di un giorno. Fu anche un campione di ciclismo su pista.

Vinse cinque volte il Giro (‘40, ‘47, ‘49, ‘52′ e 53) e due volte il Tour (‘49 e ‘52). Fra i suoi numerosi successi nelle corse in linea vanno ricordate le cinque affermazioni al Lombardia (‘46, ‘47, ‘48,’49 e ‘54), le tre vittorie alla Sanremo (‘46, ‘48 e ‘49), e i successi alla Roubaix e alla Freccia Vallone nel ‘50. Fu Campione del Mondo nel ‘53.  Nel ciclismo su pista, fu Campione del mondo d’inseguimento nel ‘47 e nel ‘49 e primatista dell’ora (45,798 km) dal’42 al’56.

Dal fisico apparentemente poco atletico, Coppi era dotato di una notevole agilità muscolare e di un sistema cardiorespiratorio fuori dal comune (capacità polmonare di 6,5 litri e 44 pulsazioni cardiache/minuto a riposo), qualità che ne esaltavano la resistenza sotto sforzo. La struttura ossea molto fragile e le ripetute fratture lo costrinsero tuttavia a pause forzate durante l’intero arco d’attività. Allo stesso modo, la seconda guerra mondiale ne condizionò la carriera: la sospensione delle competizioni a causa del conflitto giunse infatti subito dopo le sue prime importanti vittorie.

Leggendaria la sua rivalità con Gino Bartali, che divise l’Italia nell’immediato dopoguerra (anche per le presunte diverse posizioni politiche dei due). Celebre nell’immortalare un’intera epoca sportiva – tanto da entrare nell’immaginario collettivo degli italiani – è la foto che ritrae i due campioni mentre si passano una bottiglietta durante una salita al Tour del ‘52.

Le sue imprese e le tragiche circostanze della morte ne hanno fatto un”icona della storia sportiva italiana. A cinquant’anni dalla scomparsa, la sua popolarità e fama appaiono immutate.

Nel dicembre del ‘59, subito dopo essere stato ingaggiato dalla squadra appena costituita dall’amico ed ex-rivale Gino Bartali, Coppi partecipa con alcuni amici ciclisti francesi – fra cui Geminiani e Anquetil – a una corsa nell’Alto Volta, in occasione dei festeggiamenti per l’indipendenza del paese. Nei giorni successivi prende parte a una battuta di caccia nella boscaglia attorno a Ouagadougou, dove contrae la malaria.

Al ritorno in Italia, pochi giorni prima di Natale, è febbricitante. Il 29 dicembre è assalito da febbre altissima, nausea e brividi. Nel pomeriggio del 1º gennaio le condizioni del campione si aggravano ulteriormente; il medico curante, dott. Allegri, chiama a consulto il primario dell’ospedale di Tortona, professor Astaldi, il quale decide per un immediato ricovero in ospedale. A Tortona giunge per un altro consulto il professor Fieschi. All’ammalato è praticata una cura intensa a base di antibiotici e cortisonici, ma Coppi non reagisce ed entra in coma. Non riprende più conoscenza e muore alle 8.45 del 2 gennaio 1960, a poco più di quarant’anni. I medici avevano sbagliato diagnosi, ritenendo Coppi affetto da un’influenza più grave del consueto (nonostante la moglie e il fratello di Géminiani avessero telefonato dalla Francia per avvertire che a Raphaël era stata diagnosticata la malaria).

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