Come ogni anno voglio fare un bilancio dei mesi trascorsi in bici, più che altro per riordinare le idee e eventualmente prendere spunti e consigli per la stagione a venire.
Facendo un salto indietro, devo ricordare che il mio esordio ufficiale in bici risale al 2001. Durante gli anni precedenti avevo fatto qualche uscita e qualche giro (sempre con la bici di mio pà che ha più o meno la mia stessa taglia) ma la “passione” e il “fuoco sacro” non erano ancora divampati. Diciamo che mi limitavo a vedere il ciclismo in tv e ad accumulare chili e sovrappeso, grazie a una dieta sregolata e a un lavoro che mi portava a fare il pendolare ed ad avere poco tempo libero.
Poi nel 2001 la svolta. Mi sono deciso finalmente di mettermi a dieta. All’epoca pesavo 83 kg per 1.80mt. Il programma prevedeva una super dieta ferrea, accompagnata da attività fisica intensa. Gli esercizi consistevano in due uscite settimanali in bici, e in due uscite di corsa a piedi lungo l’argine di casa mia. E poi mi ero fissato un obiettivo: salire in bici l’estate successiva sulla cima del Passo dello Stelvio (2758 mt slm). La cosa ha preso subito una piega decisa e importante (come sempre del resto quando mi pongo un obiettivo) tanto che sono riuscito a perdere 11 kg in 3 mesi.
Questo risultato mi ha dato grande soddisfazione e motivazione a continuare, tanto che per preparare l’ascesa alla vetta d’Italia, ho scalato nell’ordine Cima Grappa, Monte Cesen, Passo Fedaia, Passo Pordoi, Passo Manghen e infine il 31 luglio 2001 in un splendida giornata di sole, ho scalato il mitico Passo Stelvio (il tutto sempre con la bici di mio pà, una bici in acciaio con ruote a 36 raggi del peso complessivo di 11 kg..)
Ormai però avevo assaporato il piacere sottile del fare fatica in bici, e ovviamente non potevo che continuare sulla strada intrapresa. Devo precisare che mi definisco un ciclista amatoriale, a cui piace molto uscire in bici. L’ho sempre vissuta come una passione e non come un’imposizione o un obbligo. Ho sempre cercato di ascoltare il mio corpo e anche la mia testa. Ovviamente non sempre si ha la voglia e la determinazione per uscire nelle giornate “difficili” (meteorologicamente e psicologicamente parlando). Ci sono momenti in cui si riesce a vincere la pigrizia o il freddo o la pioggia, e momenti in cui (anche per impegni sociali e relazionali) bisogna lasciar andare la presa.
Non ho mai pensato di correre dietro a nessuno. Non ho mai pensato di gareggiare o primeggiare contro nessuno. Non sono un prof. Il ciclismo è una passione e non il mio lavoro. Penso che troppa passione e troppa foga portino in un certo modo a una “dipendenza” dalla bici (anche se ben celata dietro i benefici che un uscita su due ruote porta sempre), da cui non si riesce a prendere più la distanza, e verso cui non si riesce più a essere obiettivi. Per fortuna non sono mai arrivato a questi livelli. Probabilmente una valvola di “sicurezza” scatta nel mio cervello e mi impedisce di arrivarci, e di questo sono molto contento.
Sono anche felice di essere un ciclista obiettivo, consapevole delle mie capacità, che conosce il suo corpo e i suoi limiti, ma soprattutto che sa “uscire in bici” con chi è poco allenato, e che non esce, “per stare in compagnia”, con chi ha 15.000 km nelle gambe.. perchè tanto si sa come va a finire.. Questa è una bellissima qualità che mi ha trasmesso mio padre, osservandolo correre, e sentendogli raccontare le storie sui suoi giri passati, e sulle “sfide” con i suoi amici del pedale.
Detto questo torno all’argomento iniziale del post, e cioè questo 2009. Quest’anno è stato un pò più vario degli scorsi, se non altro perchè ho cambiato spesso percorsi, e ho conosciuto zone nuove, fuori dai classici giri della mia zona. Il campo-base era situato tra Treviso Nord e Conegliano. Sono due zone d’attacco facilmente raggiungibili in 30′ di autostrada e che tutto sommato non sono troppo esposte a traffico intenso.
La zona del Montello l’ho frequentata durante il tardo inverno e la primavera, visto che non ha salite troppo lunghe e non raggiunge mai dislivelli troppo impegnativi. La zona che parte da Conegliano, che si estende verso Vittorio Veneto a Est e Valdobbiadene a Ovest, è invece stata teatro di bellissimi giri, molto vallonati, immersi nella famosa strada del Prosecco (qualcosa di simile alla strada verso Eppan, sul lago di Caldaro per chi è pratico della zona). Ovviamente non ho disdegnato nemmeno le strade di casa mia, con le classiche salite dei Colli Euganei, e la stupenda zona (secondo me impareggiabile tra le quattro citate) dei Colli Berici.
Quest’anno non ho partecipato a nessuna gran fondo. Volevo provare a fare la Carnia Classic, che mi piaceva molto come percorso, ed era relativamente vicina a casa (partenza e arrivo a Tolmezzo). Purtroppo per motivi logistici legati a smottamenti e frane, l’edizione 2009 è stata annullata, e sembra che anche per il 2010 non se ne potrà fare nulla. Per il 2010 potrei ricalcare un mio vecchio cavallo di battaglia, la Gf Sportful (che tra l’altro hanno leggermente allungato aggiungendo la Forcella Aurine, tra la Franche e il Passo Cereda) oppure provare qualcosa di nuovo. Esclusa la Carnia Classic, mi piacerebbe provare la Gf Charlie Gaul, che quest’anno è anche inserita nel Prestigio. Vedremo. Come si dice in casa Liquigas.. deciderà la strada.
Tra le cime vecchie e nuove conquistate quest’anno, segnalo il Monte Cesen (da Valdobbiadene), il giro del Monte Baldo (versante trentino da Mori e discesa verso Caprino e lago di Garda), la salita a Milies (sempre da Valdobbiadene), l’accoppiata Passo Fedaia (versante Caprile) e Passo San Pellegrino (versante Moena), Passo Praderadego (da Cison di Valmarino), Monte Pizzoc (da Vittorio Veneto) ,Passo San Boldo (da Tovena) e il giro del lago di Garda. E’ mancato l’acuto, leggesi Passo del Rombo o Passo Manghen, però per varie vicende non si è creata la situazione adatta per salirci, e quindi ho preferito rinunciare piuttosto che trovarmi senza benzina nel bel mezzo della.. bagarre..
Quest’anno se possibile, vorrei anticipare di un mese l’apertuta della stagione (quindi metà gennaio), visto che almeno sono riuscito a correre fino a fine ottobre, contrariamente agli altri anni. Il tutto ovviamente meteo e temperature permettendo.Ogni anno che passa sento il fisico rispondere in maniera sempre differente, e mai come quest’anno, ho patito dei “buchi” di forma, in concomitanza di particolari giri (soprattutto dopo l’accoppiata Fedaia-San Pellegrino). L’età viaggia di pari passo all’allenamento: più anni passano e più ci si dovrebbe allenare. Senza contare le variabili rappresentate dal lavoro, famiglia, relazioni sociali etc..
Non ho particolari obiettivi. Mi piacerebbe fare una gran fondo, tornare a salire sul Rombo, il Manghen, o lo Stelvio, e magari scoprire qualche vallata o passo nuovo: in particolare mi piacerebbe fare tutta la Val d’Ultimo (da Lana al Lago Fontana Bianca) e provare a salire sul Passo Brocon, Cima Grappa (versante Semonzo o versante Quero), percorrere in lungo e in largo il Cansiglio e l’Alpago, e finire tutte le salite delle Prealpi Trevigiane, in particolare Pian delle Femene e il Bosco delle Penne Mozze.
Ma come sempre saranno le gambe a decidere dove andare.. Buon anno a tutti!