Il saluto del ciclista

“Se i pedoni si ignorano, se gli automobilisti si insultano, i ciclisti si sorridono, si salutano e si uniscono”(Jacques Goddet patron del Tour de France)

Devo mio malgrado ammettere di non essere più d’accordo con questa bella frase. Forse valeva negli anni scorsi, quando magari l’educazione e il rispetto reciproco erano una merce molto più diffusa. Questa affermazione è ormai vera solo per la prima parte (pedoni e automobilisti) ma non lo è più per quello che riguarda i ciclisti.

Sia che vada in bici “da viaggio”, che con quella da corsa, ormai il ciclista si ignora e anzi sembra avere quasi un senso di fastidio ad incrociare un altro ciclista. Lungi da me il voler sentirmi parte di una “community” di green-man veicolanti, però un saluto veloce, anche solo con un cenno della mano, a volte potrebbe alleviare la fatica, e magari far sentire ulteriore appagamento nell’inforcare una due-ruote.

Quando ho iniziato a correre, uscivo con mio pà, ed è lui che mi ha insegnato la buona educazione del saluto. In effetti gli unici che salutano ancora sono curiosamente persone di una certa età, magari non così allenati, magari un pò in sovrappeso, che però forse hanno ancora il gusto e il piacere di pedalare.

La maggior parte invece sono degli invasati ciclomani, che pensano che per loro il ciclismo sia una professione e non una passione. Forse sono talmente impegnati ad andare a tutta, che perdere solo un microsecondo per staccare una mano dal manubrio e salutare, farebbe perdere loro qualche posizione. L’importante è magari correre in doppia fila, scambiando la strada per un percorso da crono-squadre, attirando le (giuste) ire dei sopracitati culi-di-piombo automobilistici.

Il rispetto e l’educazione sono le fondamenta più importanti di una società civile (ricordiamoci però che siamo sempre in Italia). E se non cominciamo da noi stessi, nessuno farà il passo per noi. Quindi w il saluto in bici!

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11 pensieri su “Il saluto del ciclista

  1. è vero, non saluta quasi più nessuno: in Italia, all’estero invece sì. Forse perché qui i ciclisti sono in maggioranza agonisti o aspiranti tali, e vanno di fretta, all’estero invece sono ancora tanti i cicloviaggiatori o semplici allegri gitanti, che il tempo per un ciao-ciao se lo prendono ancora. E tante sono anche le cicloviaggiatrici, come la sottoscritta, che forse rallegrano anche di più il clima di quanto non facciano le nostre bande di omaccioni.

    • Non posso che concordare con voi.
      Io il saluto lo riservo ancora a chi contraccambia (e basta un veloce colpo d’occhio per capirlo prima).
      Gli agonisti li lascio tranquilli al “loro” sport..

  2. Nel feltrino il saluto tra ciclisti è molto frequente. Tant’è che quando non vieni “cagato” si resta sorpresi.
    Anche se noi – della zona di Feltre – notiamo che i “musoni” aumentano molto quando si pedala nel trevigiano. Ti guardano come se gli avessi fatto il dito medio.
    Personalmente non ci vado molto (nella “marca” intendo), ma una cosa che notiamo è che il saluto tra ciclisti da noi è ancora ben presente.
    Poi, quelli (o quelle) che non possono staccare la mano dal manubrio per salutare perché devono fare i fighetti, ce ne sono.

    PS: W la Flavia.

    • Beati voi Aldo e Manuel..
      A questo punto mi vien da dire che sono tra le province più maleducate d’Italia..;) (Padova-Treviso-Vicenza)..;(

    • Comunque a ulteriore conferma della mia affermazione in questo post, devo aggiungere che nella provincia Padova-Vicenza-Treviso i ciclisti non salutano manco da fermi, quando ad esempio si è davanti a una fontana a fare acqua.
      Qualche anno fa, si scambiava qualche amichevole parola, ci si confrontava sul percorso da fare, e si chiedevano magari dei consigli. Ora (e mi capita sempre più spesso) davanti a una fontana, manco ci si guarda e se possibile si evita lo sguardo. Tanto che se ti azzardi a dire qualcosa vieni visto come “strano”.
      Quindi non si tratta di andare “a tutta” ma di semplice educazione. Concordo con l’opinione di Eugenio che afferma che sia lo specchio della nostra realtà quotidiana, in cui siamo tutti individualisti e non c’è quasi più condivisione o vicinanza con l’altro.
      E dei ciclisti delle suddette province mi vien da pensare che non siano altro che delle arroganti pompose merde.
      Buona pedalata “amichevole” a tutti.

  3. Sono pienamente daccordo. Lo notavo pure io e giro per verona, vicenza, rovigo e padova. Mi dispiace molto. Noto che non dipende dal fatto se si sta andando a tutta ma credo sia decisamente in linea con quel che ci succedde in tanti altri campi della vita quotidiana stiamo diventando tanto individuie non più gruppo. Comunque io il saluto lo regalo a tutti starà a loro accettarlo (e ricambiarlo) o meno.

  4. Pingback: Lana-Appiano-Nalles « 34×26

  5. w il saluto del ciclista ! e’ l’ora di ritornare un po indietro quando c’era piu’ rispetto e civilta.imbcca al lupo a tutti i ciclisti e all’italia.Simone Reggio emilia . amatore ciclista

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