E’ di questi giorni la notizia dell’ammissione di Riccò di aver fatto uso di una autoemotrasfusione. E’ interessante notare come per giorni e giorni le testate giornalistiche più importanti (non quelle specializzate in ciclismo) non abbiano pubblicato notizie di rilievo, poi d’un tratto subito la notizia di Riccò. A parte il fatto che questa storia è trita e ritrita e non se la fila più nessuno, ma se non ci sono altre news succulente sul doping, bisogna pur riesumare i vecchi cavalli di battaglia.
Finchè l’attenzione mediatica sarà puntata sul ciclismo, nessuno vedrà quello che succede intorno negli altri sport e le nostre coscienze potranno dormire sonni tranquilli, confidando sul fatto che il doping sia combattuto e che lo sport sia diventato più pulito. Qualcuno potrà obiettare che il ciclismo è sport di fatica dove non serve il talento e dove l”aiutino” è necessario: questa è di sicuro una delle balle più colossali che i giornali e l’informazione ci hanno messo in testa e a forza di sentirla ripetere, abbiamo creduto che sia vero.
Io non mi preoccuperei tanto degli sport dove il doping è ipercontrollato, ma soprattutto delle discipline dove i controlli sono rari e fatti pure in maniera superficiale, vedi calcio, tennis, nuoto, sci da fondo etc. E non è importante solo la sostanza che ricerchi, ma anche la metodologia che utilizzi per scovarla (e in questo il ciclismo è all’avanguardia): altrimenti è come cercare qualcosa al buio, senza neanche una candela. Ormai i ciclisti non sanno più cosa inventarsi per stare un passo avanti all’antidoping, tanto che devono investire fior di quattrini, per procurarsi i prodotti dell’ultimissima generazione, che durano solo il tempo di mezza stagione agonistica, prima che vengano abilitati nuovi laboratori, capaci di scovare le ultimissime novità.
Gli altri sport nel frattempo dormono sonni tranquilli, consapevoli del fatto che nessuno andrà mai a cercare così a fondo, e se mai qualcuno per pura sfortuna finisse nella rete, se la potrebbe cavare con qualche scusa originale. Così è stato per Gattuso, calciatore del Milan, o per Cesar Cielo, il nuotatore brasiliano che prima dei mondiali, risultato positivo, se l’è cavata solo con un “richiamo”, andando poi a vincere proprio la medaglia d’oro. O per Zico, il famoso calciatore brasiliano, che ha ammesso l’uso degli ormoni della crescita, o per Novak Djokovic, il n°1 del tennis mondiale, che ha ammesso l’uso della tenda iperbarica (che nel ciclismo è vietata). Questo spiega come sia passato dall’essere un buon giocatore, a un superman imbattibile (solo 2 sconfitte quest’anno).
La verità è che se una notizia non viene pubblicata, automaticamente non esiste. Nel mondo veloce e iperstressato di oggi chi ha il tempo di andare a cercare le notizie tra le righe? Credo nessuno. Allora ci si accontenta di quello che ti propinano e come nel film Matrix, ingoiamo la pillola blu e continuiamo a vivere nel paese delle meraviglie, credendo che tutto sia buono e bello, tranne qualche cattivello che viene messo ai margini del paese.
Io non so perchè il ciclismo abbia vinto l’Oscar per lo sport più tartassato e martoriato. Di sicuro un capro espiatorio ci voleva, per fare di questo sport la bella copertina patinata di un movimento antidoping serio, che facesse credere a tutti che lo sport possa essere pulito. Forse perchè per vedere il ciclismo non si paga il biglietto, o forse perchè non ci sono abbonamenti o tessere, o perchè i diritti televisivi del ciclismo non sono al livello del calcio o del tennis. Io non ho mai difeso a spada tratta il ciclismo.
Quando c’è stato da accusarlo l’ho fatto. Solo che non sopporto l’idea che sia l’unico sport così ipercontrollato, ma soprattutto che l’opinione pubblica mi dia del “dopato” solo perchè ho l’hobby del ciclismo. Ma d’altra parte se hai inghiottito la pillola blu, non puoi capire molto di come vanno realmente le cose.Allora parafrasando una frase del recente scomparso Steve Jobs direi: “Rimanete svegli, rimanete con le antenne drizzate!”