Zomegnan e il libero doping

Riporto alcuni estratti da un post del blog di Angelo Zomegnan (IlsegnodiZom), fino a maggio di quest’anno direttore unico del Giro d’Italia. Si parla di doping e del caso Contador, ma soprattutto della lentezza della giustizia sportiva e dei labirinti del sistema anti-doping, arrivando a proporre la liberalizzazione degli “aiuti” (e non è il primo, visto che un anno fa lo aveva suggerito niente meno che Ettore Torri, capo della procura antidoping del Coni).

Che dire? Leggete e poi esprimete la vostra opinione.

“…Albertino: il solo capace nella storia del ciclismo di conquistare senza interruzione cinque grandi giri nazionali: primo Tour nel 2007, Giro e Vuelta nel 2008, secondo Tour nel 2009, terzo Tour nel 2010, secondo Giro nel 2011 …e poi quinto al Tour 2011 cominciato schernendosi da una bordata di fischi per via delle ombre del doping ancora stampate sulla maglia gialla dell’anno precedente.
Il caso Contador torna di attualità e rimarrà – appunto – un episodio di Cold Case sino a gennaio perché, si dice e si scrive, la sentenza inappellabile del Tribunale per gli Arbitrati nello Sport richiederà altre settimane di analisi e non verrà comunicata prima di gennaio. Il che significa che il caso verrà risolto o archiviato dopo ben 18 mesi dal presunto reato, cui è seguita l’assoluzione da parte della federazione spagnola.
Tutto ridicolo. La giustizia sportiva andava fiera del saper risolvere i dubbi più velocemente rispetto alla giustizia ordinaria anche per via dei patti stipulati al momento di richiedere il tesseramento ad una qualsivoglia federazione e ora, invece, si va più lentamente di certi iter processuali in eterna gestazione nei tribunali italiani.

Un anno e mezzo per non arrivare presumibilmente a niente come nel caso di Marco Pantani o di Sara Scazzi. Intanto Contador si è sposato con Macarena (5 novembre scorso), compirà gli anni una seconda volta (6 dicembre 2010 e 2011) da sospettato dopo aver disputato una stagione completa con il bis in maglia rosa e non soltanto. Care istituzioni sportive quando deciderete di darvi una mossa? C’è in ballo l’ultimo scampolo della credibilità del ciclismo intero e non del solo Contador uomo, che è pure il simbolo delle grandi corse a tappe e dunque il superman per antonomasia delle due ruote. Cari, inimitabili, inarrivabili dirigenti illuminati di UCI, AMA, TAS, etc., perché non decidete di scendere dal pero con i vostri mezzi prima che uno tsunami di buon senso vi faccia precipitare a testa in giù?
L’Unione Ciclistica Internazionale e l’AMA, l’Agenzia Mondiale Antidoping Che in inglese fa WADA), lavorano a braccetto all’insegna di alcuni piccoli-grandi particolari che in questo giallo non aiuteranno certo né gli investigatori, né i giudici. L’UCI ha tirato fuori Contador dall’inferno, consentendogli di gareggiare nel limbo e di vincere un Giro, che non presentando alcun risultato di positività al doping sarà ben difficile togliergli se la logicità ha ancor significato.

Nel frattempo l’AMA ha cancellato i finanziamenti per il test sui ftalati (residui plastici) che pare siano stati trovati nei prelievi fatti a Contador nel luglio del 2010 quale prova “inconfutabile” della proibitissima pratica della trasfusione di sangue. Come dire: è stato tirato lo sciacquone su 50 milioni di dollari investiti per mettere a punto un test che non potrà mai fregiarsi dell’etichetta di validità scientifica. Così come appaiono tramontate le teorie del dottor Jordi Segura del laboratorio di Barcellona, che al pari di una dozzina di suoi colleghi spagnolo è stato sorpassato a doppia velocità dalle tesi dell’italiano Giuseppe Banfi sulla scarsa attendibilità dei test fatti da quelle parti.

Di conseguenza, ci sembra di capire che il nostro presunto serial killer dovrà difendersi per la molecolina di clenbuterolo scoperta perché gli agenti della Scientifica di UCI e AMA hanno ingrandito fino a 400 volte il sangue e la pipì di Contador per cercare molto più evidentemente i residui della plastica delle buste in cui viene conservato il sangue per le trasfusioni. Questione da Numb3rs più che da TAS. Il giallo è senza fine e l’AMA moltiplica le incertezze, spiegando attraverso il direttore generale David Howman come sia possibile trovare il doping semplice e non quello evoluto: appena 36 casi di doping su 258.857 equivalgono allo 0,01 per cento. Proprio così: zero-virgola-zero-un-per cento!

Che dire? Buttiamo lì la massima provocazione: se non si è in grado di rintracciare il doping, allora liberalizziamolo e smettiamola di prenderci in giro.
Negli ultimi mesi, Alberto e suo fratello Frank non sono rimasti con i pollici in mano. I Contador si sono dapprima affidati ad un legale spagnolo, poi hanno bussato alla porta di maitre Dupont (lo stesso della storica sentenza Bosman) e ora scendono in campo con una squadra di avvocati e consulenti da far accapponare la pelle a qualsiasi pubblico ministero e a qualsiasi collegio giudicante: a maggior ragione a quelli del TAS che – giusto per fare un esempio – nel 2007 riuscirono nella titanica impresa di emettere due sentenze opposte su una stessa vicenda che vide coinvolti loro malgrado sia il Tour, sia il Giro.

Al processo del TAS si deve arrivare ben preparati anche se rimaniamo convinti che – in assenza di prove provate e di test scientificamente validati sulle particelle di plastica – la decisione sul clenbuterolo andasse presa già quindici mesi fa nella massima trasparenza come è stato fatto con gli atleti del secondo…gruppo e anche di altre discipline: nel bene o nel male di Contador. O dentro o fuori. Nel doping come nello sport si è incinta o non lo si è. Non si può essere un po’ incinta, checché ne dica la macchina della verità.

Se non c’è trasparenza non c’è credibilità e di conseguenza non c’è il ciclismo come momento di sereno godimento o come prodotto certificato e dunque vendibile. E’ il cane che si morde la coda. Ma di questo, in Svizzera, a Losanna come ad Aigle, a chi importa? A nessuno evidentemente e così parte il gioco della macchina della verità contro il carrozzone svizzero. Non so che cosa sia peggio: se il bisteccone di Contador o il poligrafo di Rovner. Di certo non è adeguata ad un grande qual è il ciclismo la pochezza dei dirigenti”

6 risposte a “Zomegnan e il libero doping

  1. Mi chiedo. Ma visto che Zomegnan non aveva voluto Riccò a suo tempo (e a squalifica scontata), perchè ha accettato Contador, ancora in odore di squalifica?
    Non è che sia anche lui un dirigente di quella categoria, che ora tanto avversa?

  2. L’ annoso problema del doping continuerà finchè le federazioni non cambieranno in velocità altrimenti sarà una decadenza sicura e non sapranno attirare nuove leve giovanili.
    Resteranno a fare questi sport solo i veri appassionati.
    Meglio pochi ma buoni. Paolo

    • Pellizotti è uno dei capri espiatori della lotta al doping. Fa parte di quello 0,5% annuo di “sfigati” che vengono beccati. Mentre la stragrande maggioranza corre. Questo è il doping oggi.

  3. Siamo alle solite. Ci si nasconde dietro ad un dito. Si conosce il problema, ma mi chiedo se si vuole veramente risolverlo? Finchè le sanzioni saranno in funzione delle federazioni di appartenenza, con differenze sostanziali,il problema non potrà mai esser risolto. Finchè non si interverrà nella fase di produzione farmacologica non se ne viene fuori. Mi chiedo. Da carneade. Come mai non si è mai voluto inserire nella fase di produzione farmacologica l’inserimento di una sostanza “rilevatrice”, di un “tracciante” che possa essere correlata alla esclusiva assunzione di quella precisa sostanza? Considero la cosa dal punto di vista industriale molto semplice ma altrettanto risolutiva. Ma però….

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