La bici seviziata

Ormai la mobilità in Italia è al collasso, strangolata da polveri sottili, neve chimica e amministrazioni che invece che promuovere una vera “alternativa verde”, incentivano l’uso della macchina tagliando sul trasporto pubblico e la costruzione di vere piste ciclabili. Girando in rete, mi stupisco sempre di più di come le più grandi e caotiche città del mondo, come Londra, New York, San Francisco, Barcellona, abbiano in parte risolto il problema favorando l’utilizzo della bici, anche attraverso una pubblicità positiva, con video divertenti e accattivanti.

Qui nella nostra “piccola” italia (e non solo geograficamente) sembra una cosa impossibile. Non tanto il realizzare queste autentiche “grandi opere faraoniche” come la costruzione di una pista ciclabile o l’aggiunta di una semplice corsa regionale in treno, quanto il cambiare questa cultura, chiusa, incivile e irrispettosa, che non lascia spazio ad alternative, rispetto alla prassi consolidata.

Giusto stamattina mi sono imbattuto in questo articolo della Stampa, dove si auspica l’avvio di una “scuola per andare in bici”, per evitare che i “pirati della strada” armati di una potentissima due ruote mossa a pedali, possano falciare e magari uccidere qualcuno. A parte che non mi risulta che un ciclista abbia provocato la morte o solo il ferimento di un pedone, tantomeno di un automobilista (casomai il contrario), però la tristezza della notizia sta proprio nel constatare come in italia ci sia sempre il dito puntato contro l’altro, “dimenticandosi che quando si punta un dito contro un’altra persona, ce ne sono almeno tre rivolti contro di noi”.

Si fa un gran parlare di sicurezza della strada, di giubbotti catarifrangenti, di illuminazione, equiparando addirittura la patente di guida di un’auto a quella di una bici (fenomenale nuovo codice della strada approvato dall’ultimo governo), con il risultato che ci facciamo riempire di norme e codicilli, come se bastasse l’imposizione di una regola per cambiare il comportamento comune. Non ho mai rifuggito gli atteggiamenti scorretti adottati dai ciclisti (tipo procedere appaiati), ma sono dell’idea che prima di andare a buttare letame nel giardino altrui, bisognerebbe essere sicuri che il proprio sia pulito.

Ognuno di noi qualsiasi mezzo utilizzi dovrebbe rispettare le regole del codice della strada, dell’educazione, del rispetto e del senso civico, prima di voler imporne delle nuove ad altri. E’ questo quello che mi rattrista e mi avvilisce di più guardando il panorama italiano. Non tanto la carenza di strutture o possibilità, quanto la assoluta assenza di rispetto e senso civico che aleggia tra la gente. Per concludere devo dire che non finisco ancora di stupirmi, quando le persone che conosco, rimangono basite (quasi sconvolte) sapendo che mi sposto in bici tutto l’anno: manco girassi nudo come in una manifestazione di Critical Mass!!

Non c’è niente da fare: chi va in bici è ancora visto come un’entità strana, diversa, particolare e come tale va messa in un angolo e se possibile osteggiata. Buona italietta a tutti!

About Filippo

Quando Marino Basso ha vinto il mondiale di Gap avevo poco più di un mese. Sono ciclista per passione e tradizione di famiglia. Quando esco in bici riesco a non pensare a niente. E' uno stato privilegiato. Di silenzio, pace, serenità. L'unica cosa che riesco a percepire, è il ritmo del mio respiro. Quello che mi fa sentire veramente vivo. Visualizza tutti i post di Filippo

4 Risposte to “La bici seviziata”

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