Con un giorno di ritardo sono qui a celebrare il tanto agognato arrivo della primavera, anche se solo da un punto di vista meramente di calendario, visto che le temperature di questi giorni sono più simili a febbraio che a fine marzo. Comunque oggi visto il bel sole mi sono arrischiato ad alzare un pò l’asticella del chilometraggio, confidando nel fatto che avrei preso la pedalata con calma.
La strade dei colli però, in onore della primavera, erano un fiorire di ciclisti in ogni dove, così mi sono fatto prendere la mano, anzi la gamba, e mi sono buttato a cuor leggero dietro un paio di treni. Ho fatto un paio di fuorigiri, abbastanza normale visto il neonato stato di forma, e questo errore l’ho pagato caro da metà giro in poi.
Infatti dopo l’ultima salita, Teolo, ho imboccato la strada che dai colli porta verso casa, in compagnia di un perfido vento gelido contrario che mi ha completamente svuotato delle residue energie. Così gli ultimi 20 km sono stati simili a una pratica ascetica per avvicinare il mio spirito alla sofferenza del corpo.