About Filippo

Quando Marino Basso ha vinto il mondiale di Gap avevo poco più di un mese. Sono ciclista per passione e tradizione di famiglia. Quando esco in bici riesco a non pensare a niente. E' uno stato privilegiato. Di silenzio, pace, serenità. L'unica cosa che riesco a percepire, è il ritmo del mio respiro. Quello che mi fa sentire veramente vivo.

Chi va piano..

Oggi sono uscito di buon mattino, con le strade ancora deserte. Una fitta nebbia, frutto dell’umidità della pianura, avvolgeva il tutto, tanto che i colli non si riuscivano nemmeno a scorgere in lontananza.

Ho pedalato tranquillo, senza programmi particolari e senza forzare. Mi interessava “stare” in bici, senza badare troppo a come girassero le gambe, ma più che altro a come rispondeva la testa.

Non è andata male tutto sommato. La forma è quella che è, però ho affrontato un paio di salitelle impegnative verso Arquà e soprattutto ho “allungato” il giro, resistendo alla tentazione di tagliare e deviare per casa. Non resta che continuare, senza voler strafare.

Carbonara-Valnogaredo-Monte Fasolo-Arquà Petrarca

14.673 thanks!

In un maggio dove ho corso poco, non ho seguito tanto il Giro per motivi di lavoro, ho avuto almeno la soddisfazione di realizzare il record di contatti in un mese: 14.673 click!

Oltre al maggior numero di contatti in un giorno: 871 click il 13 Maggio 2012.

Grazie a tutti!

Stay tuned!

La bici non mente

Non mi servono tanti esami, nè colloqui o check-up di qualsiasi tipo per sapere come sto. Mi basta salire in bici e pedalare. La bici mi ha sempre comunicato come stavo rispetto alla “forma” fisica, cioè a quanto la gamba fosse allenata o meno.

Negli ultimi due mesi invece l’ho associata anche alla mia situazione psicologica e umorale. Sono sempre molto stanco, dormo poco, lavoro troppo, passo molto tempo in macchina macinando chilometri, per una cosa in cui non credo più molto.

Ho cercato rifugio nella bici, che storicamente e abitualmente mi ha sempre offerto riparo sotto la sua ombra ristoratrice. Ma questa volta non è andata come speravo. Sono vuoto, scarico e soprattutto demoralizzato. Tanto che riesco a mettere insieme a malapena una manciata di chilometri e di pedalate.

Mi manca la grinta e la determinazione per allenarmi e passare tempo in sella. E rientro sempre a casa avvilito e come “sconfitto”.

Easy Ryder al Giro 2012

Rodriguez Purito 9+: lo metto un gradino sopra il canadese, perchè perdere un giro di tre settimane per soli 16 secondi è veramente un nulla. Lo spagnolo ha dato spettacolo sul suo terreno (strappi corti e velenosi) ma si è difeso bene sulle salite lunghe e ha corso bene anche nella crono finale. Probabilmente la corsa l’ha persa a Pampeago.

Hesjedal 9-: contro i pronostici e la recente storia, ha portato a casa un giro difendendosi sulle montagne e facendo della regolarità la sua arma vincente. Non è certo un corridore spettacolare, ma a parte Contador e Gilbert, non ne vedo altri in giro. Certo che gli exploit a quasi 32 anni fanno sempre pensare.

Italiani 8: non ci sono italiani sul podio, ma abbiamo dato comunque spettacolo e onorato la corsa, soprattutto grazie alla Farnese Vini (nonostante il forfait di Pozzato) e a un generoso Cunego. Le vittorie di Rabottini e Guardini sono un buon auspicio per il futuro, sperando finalmente nella consacrazione di Nibali

Percorso del Giro 8: sicuramente più equilibrato dell’anno scorso, rispetto alla mostruosità di Zomegnan. La bellezza e i paesaggi del territorio italiano sono incomparabili e la varietà dei percorsi ne fanno la corsa più bella del mondo. Però non la più famosa e sicuramente la meno valorizzata.

Scarponi 7: ha corso come la forma gli ha consentito, però ha dato tutto quello che aveva. Si pensava a lui come al favorito nell’anno senza Contador, ma le corse si fanno sulla strada e probabilmente la gamba non era quella dell’anno scorso.

Basso 5: era il favorito d’obbligo con una buona squadra a disposizione. Da subito l’impressione è stata che non fosse al 100% e con il passare delle tappe si sperava che la gamba girasse meglio. Sicuramente certe dichiarazioni pre-gara poteva risparmiarsele (“In salita nessuno terrà il nostro ritmo”), come anche poteva spremere meno la squadra nelle prime due settimane. L’inizio del viale del tramonto?

Giuria e Cavendish 2: i Bonnie e Clyde della corsa rosa hanno preso in giro tutti, tenendo in corsa l’imbroglione inglese (trainato come sempre per rientrare nel tempo massimo) e squalificando per un cavillo il nostro Guardini. In Francia e in Spagna di sicuro queste cose non avvengono (a parte salvare il disonesto campione del mondo da parte della Grand Boucle). La questione abbuoni è stata poi gestita male (togliendoli per le tappe di montagna): con quelli J.Ro avrebbe vinto la corsa. Consiglio: o non li mettiamo proprio o li lasciamo. Tocca sempre imparare dal Tour.

Milano 0: continua l’assurda ostinazione di far concludere il giro nella grigia e triste Milano. Che senso ha far viaggiare in elicottero alla vigilia dell’ultima tappa i corridori, per farli arrivare in questo aborto di percorso: 30 km di pianura sempre uguale, che di tecnico e sportivo non hanno niente di interessante. Vuoi mettere la crono di Grenoble, con salita e mangia-e-bevi finale tra i vigneti? Bella e anche tecnicamente valida.

Poi non si capisce perchè ogni sacrosanto anno il percorso meneghino debba essere modificato all’ultimo momento (come se il Comune ricevesse la comunicazione la sera prima). Vergognosa poi la segnalazione sbagliata nei confronti di Phinney, che gli ha fatto perdere tempo e concentrazione: inaccettabile. Come biglietto da visita finale per il Giro non un granchè. Poi non lamentiamoci se poi il Tour è la corsa più seguita.