Info su Filippo

Quando Marino Basso ha vinto il mondiale di Gap avevo poco più di un mese. Sono ciclista per passione e tradizione di famiglia. Quando esco in bici riesco a non pensare a niente. E' uno stato privilegiato. Di silenzio, pace, serenità. L'unica cosa che riesco a percepire, è il ritmo del mio respiro. Quello che mi fa sentire veramente vivo.

Surmenage

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Stamattina ero partito con l’intenzione di fare un bel giro, prima dell’ennesimo treno di piogge dei prossimi giorni, ma ho avuto subito la sensazione che le gambe non girassero bene. In realtà già da un paio di uscite la brillantezza era venuta meno, ma speri sempre sia una cosa passeggera.

Così non ho fatto molta salita, ma sono riuscito comunque a fare una bella distanza. Ora non resta che sperare che il meteo decida finalmente di far vedere il suo volto estivo e che la forma pian piano torni a essere buona.

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In sella sull’anello ciclabile dei Colli Euganei

disegno_copertina_titoloIl Parco Regionale dei Colli Euganei, in collaborazione con Regione, Provincia, Comuni e molte altre realtà pubbliche e private del territorio, ha organizzato una settimana dal 10 al 16 giugno 2013 di promozione del cicloturismo e di conoscenza dell’Anello Ciclabile, straordinario percorso che abbraccia l’intero gruppo collinare.

Lungo i 64 km dell’anello, che corrono prevalentemente sugli argini di storici corsi d’acqua, si susseguono paesaggi di rara bellezza e di grande valenza storico-culturale, ancora profondamente contrassegnati da una attività agricola che, si può dire, continua le grandiose opere di bonifica del passato.

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Il Giro ha perso

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Sicuramente risulterò impopolare però secondo me oggi il Giro ha perso. Non voglio sminuire l’impresa di Nibali, che si è dimostrato il più forte e continuo su tutti i terreni in queste tre settimane (avrei voluto vedere Wiggins sulle Tre Cime oggi, magari trainato dall’ammiraglia Sky, come fa di sua abitudine il suo ex compagno Cavendish) e neanche lo sforzo sovrumano di tutti i ciclisti che si sono arrampicati su quella impervia salita.

Ma vederli arrivare completamente coperti di bianco, incapaci di parlare o di stare in piedi, paralizzati dal freddo e intervistati dalle solite domande idiote dei telecronisti Rai, mi ha fatto pensare che questo non è ciclismo e non è neanche sport.

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Il suggerimento me l’ha dato il tweet di Fabian Cancellara, (uno che di fatica se ne intende) postato sul suo profilo qualche minuto dopo l’arrivo della corsa:

“We are watching the Giro d’Italia. This is definitely not healthy and has nothing to do with sport. #WrongDecision

Quello che abbiamo visto oggi è il risultato di una logica distorta, che mette al primo posto gli interessi economici, gli introiti, i diritti televisivi e ha dimenticato cosa siano la bellezza del gesto tecnico, la sicurezza, l’incolumità dei corridori e il comune buon senso nel prendere le decisioni come il far correre o meno 200 disgraziati in mezzo a una tormenta.

Ieri la tappa era stata annullata e immagino quanto sarà costato (non in termini di soldi) a RCS sport per tagliare la tappa regina. Poi l’affaire Di Luca ha fatto il resto, facendo piombare il ciclismo nella solita fossa di depressione e sfiducia. Ma a mio parere non è flagellandosi sotto la neve e volendo arrivare a tutti i costi che si può cancellare il brutto di questo sport.

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Si può fare di più riportando le due ruote a una dimensione più umana, senza dover per forza andare sopra le righe ogni volta, senza far passare l’immagine che se non soffri come un cane non sei un ciclista. Questo atteggiamento non fa altro che alimentare il doping e la corsa al risultato, come avere 2 o 3 squadre che corrono contemporaneamente sotto lo stesso nome in diverse parti del mondo o facendo pedalare i poveri malcapitati alle ore più assurde solo per mere questioni televisive.

Lo so. Probabilmente non si potrà più tornare indietro. Però io resto legato a questa idea del ciclismo, come di uno sport piacevole, bello, che fa bene alla salute e non che martirizza e lascia solo cocci dietro di sè.

Ciclista contro pedone

ciclisti-pedoni-strasbrugoDopo anni di lotta e battaglia tra ciclisti e automobilisti, all’orizzonte arriva la nuova frontiera, con lo scontro ormai quotidiano tra ciclisti e pedoni. Tutto nasce dalla genialata lungimirante di certi amministratori comunali, che hanno pensato che bastasse tirare due righe di vernice sui marciapiedi per “avere chilometri di sicura pista ciclabile”.

Il problema è che questo “aborto di pista”, come lo chiamo io, è sempre abitata dalla popolazione locale, leggi passeggini, anziani, cani col guinzaglio lungo 2 metri, orde di bambini zigzaganti etc. Da qui nascono i continui problemi e discussioni quotidiane, con l’allettante prospettiva per il ciclista esasperato, di tornare in strada per vedersi appioppare una bella multa dal solerte vigile (sempre stipendiato dallo stesso amministratore comunale che ha tirato le piste) perchè non sei sulla pista ciclabile!!

Comunque siccome siamo italiani, quindi maleducati e incivili, abbiamo chiesto aiuto oltreoceano per stendere un decalogo di buon comportamento.

Il sito statunitense Slate si è rivolto a due donne, cittadine di New York, ”rappresentanti” delle due fazioni, in modo da stabilire 10 grandi regole generali da rispettare affinché sia possibile una convivenza pacifica: Aisha, autista di metropolitana, ha rappresentato il gruppo dei pedoni; Laura, pendolare in bicicletta tra i quartieri di Brooklyn e Lower Manhattan, ha rappresentato quella dei ciclisti. Le regole si possono sintetizzare in “stai attento”, “dai la precedenza quando devi” e “non fare il cretino”. E valgono anche per molte altre città del mondo, a volerle adottare.

Le cinque regole per i pedoni

1. Non sostare sulla pista ciclabile mentre cerchi di attraversare la strada. Esiste il marciapiede. Nel caso sia proprio necessario, presta attenzione a quello che succede intorno a te senza farti distrarre dalla musica che probabilmente stai ascoltando.

2. Guarda davanti e dietro ogni volta che scendi da un taxi, prima di aprire la portiera. Se lo fai di norma quando scendi dalla parte della strada, per evitare che un’altra auto porti via la portiera del taxi, allora puoi farlo anche quando scendi dalla parte di una pista ciclabile, evitando di abbattere il ciclista che sta legittimamente percorrendo la sua corsia senza preoccuparsi di dover fare slalom o acrobazie inaspettate.

3. Non camminare sulla pista ciclabile, a meno di particolari ed eccezionali circostanze. Se proprio sulla strada e sul marciapiede sta succedendo qualcosa di grosso, un flash mob, una manifestazione, cose così, ti è permesso invadere la corsia dei ciclisti ma solo camminando in senso contrario, cioè guardando i ciclisti in faccia mentre arrivano – e casomai spostandosi per lasciare libero il passaggio.

4. Banalmente, guarda prima di attraversare una pista ciclabile. Come fosse una strada. Gli abitanti di molte città sono abituati a fare attraversamenti selvaggi per evitare lunghe attese ai semafori, e molti sono diventati esperti nel calcolare l’opportunità di un attraversamento sulla base della distanza della macchina che si sta avvicinando. Ecco, questa abilità andrebbe sviluppata allo stesso modo nei confronti dei ciclisti. E attenti a quelli che vanno velocissimi, soprattutto nelle città dell’Europa del Nord.

5. Non offenderti se i ciclisti suonano il campanello per richiamare l’attenzione: non sono spregevoli, non lo fanno – almeno la maggior parte delle volte – per insultare o cercare lo scontro: il campanello è come il clacson, un avvertimento di un pericolo imminente.

Le cinque regole per i ciclisti

1. Renditi visibile al buio, per evitare guai ben più gravi. Non c’è ragione di mimetizzarsi nell’oscurità, perché lo scontro con un pedone un po’ distratto dai fanali delle macchine è sempre dietro l’angolo. Attrezza la bici con le dovute misure di sicurezza (luce davanti, luce dietro, giubbotto catarifrangente), almeno rispettando le leggi del paese in cui vivi.

2. Non andare in senso contrario di marcia nelle strade a senso unico, perché i pedoni attraversano la strada guardando solo dalla parte da cui arrivano le macchine. E poi in molti paesi, tra cui l’Italia, rischi pure di prendere una multa.

3. Non pedalare, mai, sul marciapiede. Se nelle città più piccole, senza grandi folle per le strade, questa regole potrebbe anche essere oggetto di qualche eccezione – anche per mancanza di valide alternative come piste ciclabili o automobilisti che guidano a velocità controllate – nelle grandi città invase da turisti il marciapiede deve essere rispettato per la sua funzione. Gente che cammina a zig zag, persone incantate e a testa china sul proprio smartphone, pedoni indisciplinati, sono tutti ostacoli da cui devi stare alla larga per evitare pericolose collisioni.

4. Affronta i semafori rossi con cautela. È molto diffusa tra i ciclisti l’abitudine di ignorare i semafori rossi. Slate dice che si può fare, diciamo così, ma con molta cautela: forse evitare del tutto è meglio.

5. Non portare la bicicletta in metropolitana nelle ora di punta, soprattutto d’estate: occupa spazio, crea molto fastidio e costringe le persone intorno a schiacciarsi le une con le altre.

(cfr articolo Il Post, per gentile segnalazione del Secco, noto e affezionato lettore)

Il Giro tra i Berici e Vicenza

96mo Giro d'Italia - Tappa 17Il Giro ha fatto tappa a Vicenza, con lo spettacolare finale tra i Colli Berici, tra Barbarano, lo strappo di Nanto e la discesa molto tecnica verso il Lapio. In particolare la salita degli ulivi è stata uno spettacolo di pubblico e non ha avuto nulla da invidiare alle cime più blasonate (che tra l’altro probabilmente non vedremo in questo finale della corsa rosa).

PIC369565368Il pubblico ha accompagnato i corridori per quasi tutta la tappa, a ulteriore conferma dell’amore e dell’attaccamento verso questo sport, nonostante sia sempre martoriato dai media e dall’opinione pubblica. Lungo la strada non ci sono fazioni o idioti che tifano contro, che fischiano o tirano oggetti. C’è solo un lungo serpentone che ineggia alla fatica e che incita a più non posso dal primo all’ultimo, indipendentemente dai colori indossati.

96mo Giro d'Italia - Tappa 17

Ho avuto anche la conferma di abitare a ridosso di bellissime zone e guardando in corridori salire sui Berici, non nascondo di aver provato una certa emozione nel vederli pedalare sulle mie strade.