Un Giro da prendere a pallate

stelviolive_043Questa è la foto scattata sullo Stelvio ieri. E le previsioni dicono meteo in peggioramento. E’ notizia di oggi che il Sestriere verrà tagliato e che sul Galibier non si potrà salire. Quindi corsa falsata, non per il meteo, ma per l’organizzazione del Giro che si ostina a perseguire i suoi interessi economici a scapito della salute e della sicurezza dei ciclisti.

Non si può spiegare altrimenti la collocazione di così tante salite over 2500mt, tra l’altro non come arrivo di tappa (come l’anno scorso sullo Stelvio) ma nel mezzo del percorso, così quando taglieranno Gavia e Stelvio dalla tappa, non rimarrà che la pista ciclabile della Pusteria come alternativa.

L’organizzazione si difende affermando che un meteo così non è prevedibile (ma dove vivono questi qui??) e che può nevicare anche ad agosto. A maggior ragione pensa delle tappe con più raziocinio, evitando di dover andare per forza sempre sullo Stelvio o sul Gavia. In Italia manca tutto ormai, ma non le montagne, anche molto dure, pur rimanendo a quote basse.

Però fa molto più cassa andare a riscuotere tra i nomi altisonanti, con il rischio (ogni anno che passa, sempre più certezza) di dover tagliare irrimediabilmente i percorsi, falsando appunto il senso della corsa.

Ne avevo parlato subito (il 30 settembre) e ora i fatti mi danno ragione. Ma non sono un fenomeno o un indovino. Sono solo uno che va in bici, a cui piace la montagna, ma che non gradisce questo sport masochistico e al massacro che si gioca ormai sulla pelle dei corridori.

Bene hanno fatto Hesjedal e Wiggins (come molti altri meno famosi) ad andarsene a casa, piuttosto che rimanere a flagellarsi per la bella faccia degli organizzatori del Giro. Nibali non se ne può andare, ma in cuor suo se potesse lo farebbe. Quando non verrà più nessuno alla corsa rosa, forse RCS Sport capirà che per organizzare una corsa di ciclismo, bisogna saperne di ciclismo, e non solo di conti correnti e bonifici.

Ciliegina sulla torta durante la trasmissione di oggi De Stefano e Martinello descrivevano il disagio che si verifica nel dover spostare una tappa e che in fondo i corridori devono un pò venire incontro all’organizzazione: suggerirei di prenderli a pallate di neve.

Il Giro visto dai ciclisti

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Che il Giro d’Italia fosse disegnato male non era un segreto. Ne avevo già parlato dopo la presentazione ponendo l’attenzione proprio sui lunghi trasferimenti tra una tappa e l’altra.

Questa è la mail scritta da un partecipante del Giro, dopo la prima settimana di corsa:

«Ciao, spero che qualcuno degli organizzatori del Giro oggi legga il vostro blog. Vorrei che voi deste spazio al grandissimo disagio che viviamo quotidianamente assieme gli staff delle nostre squadre per la questione dei trasferimenti prima e dopo ogni tappa. Partendo da un presupposto: ci sembra che oggi a Pescara abbiamo fatto il dovere di atleti, onorando lo straordinario pubblico abruzzese.

Così abbiamo fatto e faremo fino a Brescia. Ti sembra normale ed accettabile da uomini dotati di buon senso che, per esempio, adesso che sono le ore 19,30 e siamo ancora a 120 km da Pesaro, dove è il nostro hotelFai un rapido calcolo e capirai che, dopo un meritato e necessario massaggio, andremo a cena, se tutto va bene, alle 10 o più tardi. E il tutto dopo quasi cinque ore in bici su e giù per le colline abruzzesi, con un tempo e con strade non proprio da passeggiata. Domenica scorsa abbiamo passato 12 ore sbattuti su bus e traghetti per una corsa di venti minuti a Ischia. Bellissimo, ma dopo due tappe di Giro eravamo stremati. E comunque finora non siamo mai arrivati in hotel prima delle 19-19,30. 

E il bello deve ancora venire…Chissà se gli organizzatori capiranno mai che i protagonisti della loro “corsa più dura del mondo nel paese più bello del mondo” hanno il diritto, oltre che la necessità, di riposarsi il più possibile dopo la gara, per continuare ad essere gli “attori protagonisti” di questo show dove sembra che contino solo gli interessi degli sponsor e gli introiti dei diritti tv e delle sedi di partenza e di arrivo.

Non serve molto, credetemi, basterebbe ragionare un po’ meglio sulla collocazione degli alberghi e, dopo tappe dure come oggi, evitare di farci fare ore di bus. Basterebbe convocare due di noi e ragionare sul percorso finale prima di approvarlo. Possiamo almeno provarci?» (cfr Cycling pro).

Purtroppo la logica del profitto e del guadagno è molto più forte del buon senso e dell’intelligenza. In fondo i corridori sono solo carne da macello per gli organizzatori del Giro. Si possono sbattere a destra e sinistra, ignorando il loro diritto al riposo e al relax post-tappa, a meno che tu non sia un capitano dell’Astana o della Sky, così da poterti permettere un veloce trasferimento in elicottero.

E non è che l’inizio: l’anno prossimo la partenza sarà dall’Irlanda, per toccare poi la Puglia e finire su Alpe d’Huez e poi Zoncolan. Che nessuno si lamenti se poi i big delle due ruote scelgono di non venire a correre in Italia.

 

Un pessimo Giro d’Italia 2013

Oggi senza la diretta televisiva, come ogni corsa di rango richiederebbe, è stato presentato il Giro d’Italia 2013. A una prima occhiata è stato disegnato in maniera pessima e slegata, senza nessun criterio logico e senza tenere in considerazione le indicazioni che ogni anno ciclisti e addetti ai lavori danno sul percorso.

Innanzitutto troppi trasferimenti e quasi tutti non nelle giornate di riposo. Bisogna tenere conto che una tappa finisce in media verso le 17.30, poi tra interviste e premiazioni si va a finire quasi all’ora di cena. A quel punto il ciclista si trova dirottato in macchina per molti km, senza aver la possibilità di riposarsi, nè di procedere ai massaggi di rito prima della tarda serata. Il tracciato del Giro dovrebbe di anno in anno scoprire alcuni tratti interessanti di territorio, in maniera per lo più ravvicinata, esplorando e privilegiando di volta in volta alcune regioni rispetto ad altre. Che senso ha partire dal Sud e in poche tappe arrivare a Treviso, per poi “volare” a Ovest per andare addirittura in Francia e “ri-volare” a Est per fare le Tre Cime di Lavaredo? Questo vuol dire non avere nessun rispetto per il lavoro del ciclista ma soprattutto avere una logica distorta che anima le decisioni su come disporre il tracciato.

Il Tour, tanto criticato da tutti, almeno sceglie ogni anno un verso da seguire e affronta prima le Alpi e poi i Pirenei, o viceversa, in successione. Anche la Vuelta quest’anno ha privilegiato il Nord della Spagna, concentrando la maggior parte delle tappe in quelle regioni. Noi invece che siamo sempre “più avanti” di tutti, vogliamo fare TUTTO il Giro dell’Italia ai corridori.

Da qualche anno si è capito che la cronoscalata non ha nessun significato da un punto di vista tecnico (e al Tour mi pare l’abbiano capito) e non crea selezione in classifica generale ma qui in Italia sono un pò tardi a recepire le cose: probabilmente ci arriveranno fra qualche anno.

Le tappe di montagna mi sembrano disegnate male, con l’unica eccezione di quella delle Tre Cime di Lavaredo. Si sale troppe volte sopra i 2000 mt (ben oltre direi), con l’incognita del freddo e del maltempo di metà maggio. Addirittura Gavia e Stelvio nella stessa tappa, così se devono accorciare la tappa per la neve, faranno 40 km in tutto se va bene.

Ci sarebbe molto altro da dire (1° maglia rosa assegnata con una tappa in linea ad esempio), ma penso che già questo basti per definire questo Giro mal disegnato e pensato. La partecipazione dei corridori sarà scarsa e di poca qualità, proseguendo il trend degli ultimi anni, un pò per l’infelice posizione della corsa rosa, a cavallo tra le classiche di primavera e l’estate, un pò per il modo in cui appunto viene concepita la corsa: poi i vari organizzatori si stupiscono che non venga nessuno. Sarà un affare tra Nibali e Scarponi e forse Rodriguez se deciderà di venire.

I rumors dell’ultima ora danno il percorso del Tour molto più equilibrato e montagnoso dell’anno scorso. Quest’anno i francesi ci supereranno in tromba, ma non è che ci voglia un grande sforzo mi pare.

Easy Ryder al Giro 2012

Rodriguez Purito 9+: lo metto un gradino sopra il canadese, perchè perdere un giro di tre settimane per soli 16 secondi è veramente un nulla. Lo spagnolo ha dato spettacolo sul suo terreno (strappi corti e velenosi) ma si è difeso bene sulle salite lunghe e ha corso bene anche nella crono finale. Probabilmente la corsa l’ha persa a Pampeago.

Hesjedal 9-: contro i pronostici e la recente storia, ha portato a casa un giro difendendosi sulle montagne e facendo della regolarità la sua arma vincente. Non è certo un corridore spettacolare, ma a parte Contador e Gilbert, non ne vedo altri in giro. Certo che gli exploit a quasi 32 anni fanno sempre pensare.

Italiani 8: non ci sono italiani sul podio, ma abbiamo dato comunque spettacolo e onorato la corsa, soprattutto grazie alla Farnese Vini (nonostante il forfait di Pozzato) e a un generoso Cunego. Le vittorie di Rabottini e Guardini sono un buon auspicio per il futuro, sperando finalmente nella consacrazione di Nibali

Percorso del Giro 8: sicuramente più equilibrato dell’anno scorso, rispetto alla mostruosità di Zomegnan. La bellezza e i paesaggi del territorio italiano sono incomparabili e la varietà dei percorsi ne fanno la corsa più bella del mondo. Però non la più famosa e sicuramente la meno valorizzata.

Scarponi 7: ha corso come la forma gli ha consentito, però ha dato tutto quello che aveva. Si pensava a lui come al favorito nell’anno senza Contador, ma le corse si fanno sulla strada e probabilmente la gamba non era quella dell’anno scorso.

Basso 5: era il favorito d’obbligo con una buona squadra a disposizione. Da subito l’impressione è stata che non fosse al 100% e con il passare delle tappe si sperava che la gamba girasse meglio. Sicuramente certe dichiarazioni pre-gara poteva risparmiarsele (“In salita nessuno terrà il nostro ritmo”), come anche poteva spremere meno la squadra nelle prime due settimane. L’inizio del viale del tramonto?

Giuria e Cavendish 2: i Bonnie e Clyde della corsa rosa hanno preso in giro tutti, tenendo in corsa l’imbroglione inglese (trainato come sempre per rientrare nel tempo massimo) e squalificando per un cavillo il nostro Guardini. In Francia e in Spagna di sicuro queste cose non avvengono (a parte salvare il disonesto campione del mondo da parte della Grand Boucle). La questione abbuoni è stata poi gestita male (togliendoli per le tappe di montagna): con quelli J.Ro avrebbe vinto la corsa. Consiglio: o non li mettiamo proprio o li lasciamo. Tocca sempre imparare dal Tour.

Milano 0: continua l’assurda ostinazione di far concludere il giro nella grigia e triste Milano. Che senso ha far viaggiare in elicottero alla vigilia dell’ultima tappa i corridori, per farli arrivare in questo aborto di percorso: 30 km di pianura sempre uguale, che di tecnico e sportivo non hanno niente di interessante. Vuoi mettere la crono di Grenoble, con salita e mangia-e-bevi finale tra i vigneti? Bella e anche tecnicamente valida.

Poi non si capisce perchè ogni sacrosanto anno il percorso meneghino debba essere modificato all’ultimo momento (come se il Comune ricevesse la comunicazione la sera prima). Vergognosa poi la segnalazione sbagliata nei confronti di Phinney, che gli ha fatto perdere tempo e concentrazione: inaccettabile. Come biglietto da visita finale per il Giro non un granchè. Poi non lamentiamoci se poi il Tour è la corsa più seguita.

Guardini brucia l’antisportivo Cavendish

Andrea Guardini ha vinto la 18ma tappa del Giro d’Italia, surclassando in volata l’arrogante e ladro inglese Cavendish. E’ stata una volata regale, potente, pulita, netta, tanto che il borioso tappo dell’isola di Man si è arrabbiato molto dopo l’arrivo.

Ha provato anche a spargere fango sulla limpida vittoria dell’italiano, accusandolo di essersi fatto tirare nella tappa di ieri. Parla lui, che sono due anni che porta a casa vittorie e maglie verdi, facendosi trainare su e giu per le montagne, con la compiacenza di giurie che non lo vogliono escludere dalla corsa.

Caro il mio sbruffone inglese, bisogna anche saper perdere e riconoscere il merito dell’avversario: anche da questo si riconosce un campione. Ma il nano inglese un campione non è, se non dei disonesti.

Oggi ha preso una bella legnata, ma è solo l’inizio: dovrà farci l’abitudine, perchè un nuovo fenomeno delle volate è arrivato, ed è italiano. Si chiama Andrea Guardini signori! Andrea Guardini! E non ce n’è per nessuno,