Il Giro ha perso

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Sicuramente risulterò impopolare però secondo me oggi il Giro ha perso. Non voglio sminuire l’impresa di Nibali, che si è dimostrato il più forte e continuo su tutti i terreni in queste tre settimane (avrei voluto vedere Wiggins sulle Tre Cime oggi, magari trainato dall’ammiraglia Sky, come fa di sua abitudine il suo ex compagno Cavendish) e neanche lo sforzo sovrumano di tutti i ciclisti che si sono arrampicati su quella impervia salita.

Ma vederli arrivare completamente coperti di bianco, incapaci di parlare o di stare in piedi, paralizzati dal freddo e intervistati dalle solite domande idiote dei telecronisti Rai, mi ha fatto pensare che questo non è ciclismo e non è neanche sport.

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Il suggerimento me l’ha dato il tweet di Fabian Cancellara, (uno che di fatica se ne intende) postato sul suo profilo qualche minuto dopo l’arrivo della corsa:

“We are watching the Giro d’Italia. This is definitely not healthy and has nothing to do with sport. #WrongDecision

Quello che abbiamo visto oggi è il risultato di una logica distorta, che mette al primo posto gli interessi economici, gli introiti, i diritti televisivi e ha dimenticato cosa siano la bellezza del gesto tecnico, la sicurezza, l’incolumità dei corridori e il comune buon senso nel prendere le decisioni come il far correre o meno 200 disgraziati in mezzo a una tormenta.

Ieri la tappa era stata annullata e immagino quanto sarà costato (non in termini di soldi) a RCS sport per tagliare la tappa regina. Poi l’affaire Di Luca ha fatto il resto, facendo piombare il ciclismo nella solita fossa di depressione e sfiducia. Ma a mio parere non è flagellandosi sotto la neve e volendo arrivare a tutti i costi che si può cancellare il brutto di questo sport.

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Si può fare di più riportando le due ruote a una dimensione più umana, senza dover per forza andare sopra le righe ogni volta, senza far passare l’immagine che se non soffri come un cane non sei un ciclista. Questo atteggiamento non fa altro che alimentare il doping e la corsa al risultato, come avere 2 o 3 squadre che corrono contemporaneamente sotto lo stesso nome in diverse parti del mondo o facendo pedalare i poveri malcapitati alle ore più assurde solo per mere questioni televisive.

Lo so. Probabilmente non si potrà più tornare indietro. Però io resto legato a questa idea del ciclismo, come di uno sport piacevole, bello, che fa bene alla salute e non che martirizza e lascia solo cocci dietro di sè.

Il doping è uguale per tutti

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“Non ci sono stati trucchi che abbiano fatto differenze, anzi, tutti si faceva ciò che si poteva, ciò che la legge dell’uguaglianza suggeriva”

Questa frase è stata pronunciata in tempi non sospetti da uno dei più grandi e amati ciclisti di tutti i tempi. E’ la reale definizione di doping, al di là di tutte le falsità, voli pindarici, illusioni, balle e storielle varie che giornalisti, media e gente comune continuano ancora a raccontarsi per poter dormire sonni tranquilli.

E con questo post, direi che per un pò non tornerò più sull’argomento.

Djokovic e il doping libero

159565130_2886774A margine delle rivelazioni di Lance Armstrong, ogni sportivo si sente in diritto di gettare la croce sull’orco texano e sul ciclismo in generale. E’ il caso del presidente della Federazione internazionale di tennis Ricci-Bitti che ha affermato: “Il tennis non ha i problemi del ciclismo”.

Si certo e come dargli torto? Basta non controllare nessuno e vedrai che non scoprirai nessun caso di doping!

E’ il caso del numero 1 del tennis mondiale Novak Djokovic, che dopo aver espresso la sua delusione riguardo all’affaire-Armstrong, ha candidamente ammesso: “Sono 7 mesi che non subisco un controllo antidoping”. E se lo afferma il giocatore più importante al mondo, non oso immaginare cosa possa succedere a tutti gli altri.

L’importante è continuare a dormire sonni tranquilli: il fumo non fa male, le banche fanno i nostri interessi, Berlusconi è un perseguitato, il doping nello sport non esiste (a parte nel ciclismo ovviamente)

Armstrong un grande

File photo of Armstrong of US waving during the rider's parade after the final stage of the Tour de France in Paris.Alla fine a questo signore qui bisogna fare veramente i complimenti. Per quasi 15 anni ha corso e vinto tantissimo, in maniera scorretta e illegale, e non è mai stato beccato. Tutti ora si puliscono la bocca e si levano grida di scandalo, al solo pensiero che abbia corso da dopato. Ma io mi dico: ma dove cazzo vivete?

La notizia non era se Lance si fosse dopato o meno (cosa stranota e certa ormai) ma Come si fosse dopato, chi lo avesse aiutato e soprattutto con quale metodo dopante sia riuscito a rendere ridicoli tanti anni di controlli-antidoping. Ma come sempre nessun ciclista o sportivo va mai a fondo della questione quando decide di fare outing, semplicemente perchè Tutto il mondo dello sport è marcio, dalle fondamenta fino al tetto e se si volesse cercare la verità fino alla fine, rimarrebbero puliti i tornei dei pulcini sottocasa (e forse neanche quelli).

“Per me il doping faceva parte del lavoro”-” Nei miei Tour su 200 corridori forse ce n’erano 5 che non si dopavano”-”Vincere senza doping nella mia generazione non era possibile”

Frasi che fanno capire la portata del fenomeno doping e quanto radicato sia all’interno di ogni successo sportivo. Peccato che ogni 10 anni esca qualcuno con la faccia come il culo e dica: “Negli anni ’90 era impossibile vincere senza doping. Ora invece le cose sono cambiate”. Poi dopo altri 10 anni esce un’altra faccia come il culo che ci dice: “Dal 2000 in poi era impossibile vincere senza doping. Ora invece le cose sono cambiate”. Quando un altro coglione verrà pizzicato dal 2010 in poi, ci verrà a dire che ovviamente era impossibile vincere nei suoi anni senza doping ma che ora le cose sono cambiate.

La verità, non mi stancherò mai di ripeterlo, è che non è possibile vincere senza doping. Senza se e senza ma.

Penso anche alla figura di merda che hanno fatto i dirigenti dell’UCI, che si vantano di fare grandi sforzi per avere un ciclismo pulito (leggesi vaccata passaporto-biologico) e poi arriva Lance e vi dice che per anni avete buttato i soldi dell’antidoping nel cesso.

Penso anche a quegli sfigati che si sono fatti beccare (Riccò, Basso, Di Luca e compagnia). Il loro disappunto quando sono stati trovati positivi, non era per la squalifica in sè, ma perchè solo una piccola percentuale viene beccata, mentre il grosso della mandria continua a pascolare tra corticosteroidi, Epo e autoemotrasfusioni.

Penso anche che alla fine la donazione fatta da Armstrong all’UCI “per la lotta al doping” non fosse una mazzetta, ma una vera e propria presa per il culo. Sul biglietto ci poteva benissimo essere scritto: “Mi fate proprio pena”

Grazie Lance! Un grande anche quando perdi.

Armstrong la fiera dell’ovvio

LanceLance Armstrong ha confessato l’uso di sostanze dopanti durante la sua carriera. Non una grande novità dal mio punto di vista, visto che ho sempre pensato che Robocop Armstronz avesse fregato tutti per anni. Probabilmente ha deciso di ripulirsi la coscienza per motivi economici, oppure per poter ancora partecipare a qualche gara di triathlon. Di sicuro ha avuto i suoi buoni motivi e l’avrà fatto per un suo personalissimo tornaconto personale, non certo per amore verso il ciclismo.

Se avesse voluto il bene delle due ruote, avrebbe scoperchiato fino in fondo il vaso di Pandora facendo i nomi dei dirigenti UCI che per anni lo hanno coperto e spiegando a tutti come ha fatto a doparsi per oltre 10 anni, vincendo in lungo e in largo, senza mai essere trovato positivo. Perchè i benpensanti che per anni hanno difeso il borioso e arrogante texano, sostenendo “Non è mai stato trovato positivo nonostante 500 controlli all’anno”, dovranno ora ricredersi e inventarsi un’altra bella favola-bufala a cui credere.

Il fatto che il doping esista e sia massicciamente diffuso in tutti gli sport è ormai una verità consolidata, solo che è fondamentale continuare a far dormire a tutti sonni tranquilli, evitando di fare controlli seri (nella maggior parte degli sport più famosi e redditizi, come il calcio o il tennis) oppure martoriando uno sport a scelta (come il ciclismo) e facendolo passare come l’unico sport adulterato.

Resta un mistero come Armstrong sia riuscito per tutto questo tempo a farla franca. Sul fatto che si fosse dopato per anni non c’erano molti dubbi al riguardo come ho detto, con la compiacenza dell’UCI.

Perchè l’UCI fa esattamente questo: protegge e cura chi gli garantisce interessi e ritorno economico (vedi la favola del ritorno alla vittoria dalla malattia del texano). Oggi giorno ti puoi dopare e vincere senza nessun problema basta che tu abbia la copertura finanziaria adatta. In questa categoria possiamo far rientrare la nuova Sky dei fenomeni Froome e Wiggins, che vanno in salita come a cronometro, come lo stesso Shrek junior, appoggiato dalle potenti banche lussemburghesi. Poi se per qualche motivo fai qualche sgarro o non paghi la tua quota a mamma-UCI, ti presentano il conto e ti fregano, vedi il caso di Contador.

Fa da contraltare la ridicola situazione italiana, con i vari pellegrinaggi all’ufficio antidoping del Coni per le frequentazioni con Ferrari o per le leggere anomalie della vaccata-passaporto biologico (vedi il caso di Pellizotti, capro espiatorio di un sistema che ciclicamente deve dimostrare che l’antidoping funziona). Oppure con la assurda e stupida norma che impediva agli ex-dopati di essere convocati in nazionale. Dopo essere stato bellamente deriso da mezza Europa, il neo eletto presidente della FCI Di Rocco ha pensato di fare marcia indietro, visto che il suo esempio idiota non era stato seguito da nessun altro. Il mondo del doping viaggia a mille all’ora e a migliaia di euro di bonus, mentre noi poveri sfigati, rincorriamo il mito del ciclismo pulito e dell’etica.

Come sempre perde il ciclismo, ma vorrei che per una volta perdesse anche l’UCI e che tutti i suoi dirigenti in segno di rispetto e coerenza si dimettessero. Ma i valori importanti oggigiorno sono ben altri e hanni molti zero al seguito