Nibali giallo a Parigi

202858705-4ec93fb9-2c0a-4f1f-976c-6e78e231f33eSolo 6 italiani sono riusciti a vincere il Tour (Bottecchia, Bartali, Coppi, Nencini, Gimondi, Pantani e ora Nibali) e solo 6 ciclisti sono riusciti a conquistare la tripla corona, Giro-Tour-Vuelta (Anquetil, Gimondi, Merckx, Hinault, Contador e appunto Nibali).

Bastano questi nomi e questi numeri per capire l’importanza della vittoria dello “squalo dello stretto” alla Grand Boucle, 49 anni dopo Gimondi e 16 dopo Pantani. Il successo è maturato negli anni, con un percorso graduale e progressivo, ed è una boccata d’ossigeno per il ciclismo italiano, che dopo il ritiro di Bettini non aveva più trovato un corridore capace di mettere in fila tutti gli altri.

Complimenti anche agli organizzatori del Tour, che per una volta sono riusciti a disegnare una corsa equilibrata, incerta, con tappe movimentate fin dalla prima settimana, con qualche arrivo in salita in più e finalmente con molti km in meno a cronometro.

Onore quindi a Vincenzo Nibali con la speranza di poterlo vedere sul podio più alto anche in molte altre corse, a partire magari dal mondiale di Ponferrada in Spagna. Chapeau!

Nibali lucky shark

5eeb25df-ef5f-44b8-b64a-ba5d582c187e.fileCome recita sempre un vecchio adagio di mio padre: “Ci vuole anche fortuna nelle cose“. E quest’anno le cose stanno tutte girando per il verso giusto a Vincenzo Nibali. Nessuno vuole mettere in dubbio la legittimità del successo al Tour del messinese, letteralmente dominato con una condotta di gara che neanche Pantani aveva avuto nel 1998, ultima Grand Boucle vinta da un italiano.

Però la prematura uscita di scena di Froome e Contador ha indubbiamente spianato la strada verso la gloria di Parigi, oltre che toglierci il gusto di vivere finalmente una corsa combattuta e incerta. Nessuno può dire come sarebbe potuta andare. Forse Froome avrebbe staccato tutti, come fa da due anni a questa parte, oppure Contador avrebbe confermato il colpo di pedale visto al Delfinato. Oppure il buon Vincenzo ci avrebbe stupito, mettendo in fila appunto tutti quanti. Di certo ora non si deve preoccupare dei francesini rampanti Peraud, Bardet e Pinot, o del compassato ciuccia-ruote di Valverde.

Ovviamente fra 15-20 anni nessuno si ricorderà più degli assenti, ma rimarrà impressa la vittoria nella corsa ciclistica più importante e prestigiosa del mondo. Onore quindi a Nibali, l’unico che sta tenendo a galla il ciclismo italiano e che lo sta riportando ai fasti e ai ricordi, come solo il compianto Marco aveva saputo fare.

L’inferno del Tour

Tour de France 2014 - 5. Etappe - Vincenzo NibaliIeri sotto un tempo da tregenda si è corsa la tappa sul pavè più famoso del mondo, che portava ad Arenberg. Il freddo e la pioggia hanno reso la corsa più dura di quello che già si preannunciava e la selezione è stata violenta e impietosa. Anche il super favorito Fabian Cancellara ha ammesso che correre su queste strade con acqua e fango non è la stessa cosa che con la polvere (l’ultima Roubaix con l’acqua risale al 2002).

Vincitore morale di giornata la sempre più sorprendente maglia gialla di Vincenzo Nibali, particolarmente a suo agio su queste strade difficili. Rimandato Contador, che è rimasto impantanato con la sua Saxo e inesorabilmente ha accumulato quasi 3′ di ritardo. Sconfitto e a casa l’uomo bionico Chris Froome, incapace di stare in piedi sull’acqua ancora prima dell’inizio del pavè (si vede che è una prerogativa degli uomini Sky).

Ora senza il frullatore impazzito che correva a pane e acqua, il Tour sarà finalmente vero e interessante con la lotta italiano-spagnola per la conquista di Parigi: le salite (più che la cronometro finale) decideranno chi sarà il migliore.