L’opinione comune sul ciclismo

8747283562_71bf7cc8fb_oE’ opinione comune che tutti i ciclisti siano dopati. Lo si deve alle frequenti positività riscontrate sui corridori, frutto di un serrato controllo e richiesta di reperibilità continua da parte dell’UCI (cosa impensabile per le fighette che giocano a calcio o a tennis).

Ovviamente se non tu non cerchi nulla, non troverai mai nulla, vedi appunto tennis o calcio o F1, e sui motivi per cui il ciclismo è così seviziato dai controlli antidoping, mi sono già espresso più volte in passato.

Di sicuro quello che stanno passando i corridori del Giro in questi giorni, non è augurabile a nessuno, con freddo e pioggia quasi tutti i giorni.

Solo chi sale in bici e pedala può capire cosa si prova ad arrivare inzuppati e intirizziti, senza avere più la sensibilità delle mani o dei piedi.

Nonostante tutto si pensa comunque che il doping possa far affrontare tutte le situazioni, compreso freddo estremo e pioggia, ed è un pensiero espresso soprattutto da chi lo sport non lo pratica mai (neanche per andare a comprare il giornale) o lo guarda a malapena in televisione.

Purtroppo con questa opinione comune non si può discutere. Bisogna solo lasciare scorrere la marea di cazzate che alla parola “ciclismo” vengono sollevate, augurando ai detrattori di turno una mezzoretta sotto un diluvio bello intenso.

Le classiche morte

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Si chiude tristemente il mese delle classiche di Aprile, senza un acuto da parte degli italiani (non una novità) e con la sensazione di aver assistito a uno spettacolo mediocre. Penso che buona parte della responsabilità sia da addebitare alla moda che ha preso piede negli ultimi anni, di stravolgere gli storici tracciati delle corse monumento, ignorandone poi il reale motivo.

Si era cominciato con il Fiandre, orfano del mito del muro del Grammont, sostituito da un ottovolante più simile a una corsa di paese tra Quaremont e Patterberg. Si è continuato con la Amstel, spostando l’arrivo 2 km dopo il muro del Cauberg, ma soprattutto allontanando dal traguardo il Keutenberg.

E finiamo con la Liegi, orfana della salita che aveva fatto spettacolo e selezione negli ultimi anni (Roche au Facons), sostituita da una rampa più morbida e pedalabile (Cote de Colonster). Il risultato è stata una corsa noiosa e immobile fino ai  piedi del Saint Nicolas (una specie di Poggio per la Sanremo a questo punto), dove solo negli ultimi 7 km si è visto un pò di corsa vera.

In un ciclismo ormai ai limiti della credibilità e dello sfascio, quasi morto e sepolto sotto le bordate del doping, la sola cosa che resiste è la passione dei tifosi a bordo strada e a casa, che attendono per 12 mesi, le loro strade e i loro riferimenti, quelli che hanno fatto la storia e la leggenda di questo sport.

Speriamo non facciano morire anche l’ultimo barlume che tiene vivo questo martoriato sport, magari spostando l’arrivo del Lombardia alla Malpensa o quello del Giro d’Italia in un centro commerciale.

E la stagione va

8631998337_7a6739f2df_bLa stagione sta andando via veloce, mentre il cielo e il meteo non ne vogliono sapere di svegliarsi dal lungo inverno. Siamo ancora in coda fredda e instabile e della vera primavera non si è ancora visto niente.

Nel frattempo, continuo a far girare la gamba, molto arrugginita a dire la verità per la lunga pausa. Ho la sensazione che quest’anno dovrò sudare molto di più per tornare ai vecchi livelli (2011 per intenderci) e non sono neanche sicuro di arrivarci.

La forma in bici è una questione di equilibri, riferimenti, continuità, almeno per chi la vuole intendere senza aiuti esterni. E nonostante tutto c’è sempre qualcosa che ti sfugge, che rende le cose diverse.

Non rimane che la costanza e le perseveranza nelle pedalate, perchè come dice mio padre: “Alla fine bisogna uscire. Punto. Non ci sono scorciatoie”

Falsa partenza

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L’entusiasmo è svanito presto. Nuvole cupe e cariche di pioggia hanno deciso di stazionare sull’Italia per un bel pò di giorni. Si sa che per dare un senso agli allenamenti e trovare il ritmo giusto di pedalata, bisogna avere costanza nelle uscite. E in questo momento sono di nuovo fermo.

Non voglio rincorrere la forma come l’anno scorso e neanche uscire di corsa, magari per un’ora, sperando che non piova. Vorrei solo godermi un pò di cielo azzurro e il piacere di pedalare. Ma in questo momento non è possibile.

Quindi: falsa partenza.