Titanio-Carbonio 2.0

t2Pedalo su una bici in titanio dal 2008 ormai e non farei a cambio con nessun’altra in carbonio, sia per l’estetica (il grigio e l’assenza di scritte sono incomparabili) che per la comodità.

In particolare il telaio in titanio offre un comfort che il carbonio non può eguagliare. Per essere più corretti, penso che la cosa migliore che il telaio in titanio sappia fare, sia quella di avere tra le proprie caratteristiche la perfetta unione di comodità e rigidità, sfumature che spesso sono in completa antitesi sui telai in carbonio.

In più la bellezza del telaio in titanio è che sfugge alle mode del momento rendendolo sempre attuale e mai fuori moda. Come ho detto sopra, il colore grigio e la completa assenza di colorazione gli rendono una bellezza che non conosce il passare del tempo.

Riporto questo articolo a firma di Giorgio Perugini, che ha avuto la fortuna di provare la nuova Passoni Top Force W in Titanio.

 

Euganei 2026

savanna-sunsetOggi le gambe giravano a meraviglia e dopo tanto tempo sono tornato a divertirmi in bici, come facevo quasi tre anni fa, senza sentire assolutamente la fatica. Le salite passavano sotto le mie ruote e io quasi non me ne accorgevo. Sono state 5 ore e mezza di puro nirvana, in uno stato di benessere con il mio corpo, che rispondeva magicamente a tutti i miei stimoli. Avrei potuto correre e salire ancora. Mi sono fermato a 112km e 2026mt di dislivello, in un giorno privilegiato, che mi resterà impresso nella memoria e nel cuore. Ora sono pronto per le grandi montagne, sempre che l’estate qualche giorno decida di regalarcelo

San Daniele, monte Venda, Bocconsei, Valnogaredo, monte Fasolo, monte Gemola, passo Roverello, Sassonero, Teolo, monte della Madonna

Berici 121 (5 hours over the limit)

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Rincorro la forma dall’inizio dell’anno e penso che ormai non la raggiungerò più: sempre gambe stanche, chilometraggio non oltre i 90 e in salita quasi da dimenticare. “Ogni anno passa un anno” recita questo vecchio adagio di mio padre, tanto banale quanto vero.

Oggi sono voluto andare oltre il mio limite, pedalando per 5 ore e 121km tra colli Berici assolati e solitari. Il ritorno è stato un puro esercizio di determinazione, concentrazione e caparbietà. Le strade erano completamente deserte, complice l’ora di pranzo e le vacanze, e il sole picchiava bene. Ma alla fine sono arrivato. Spaccando tutto. Più di così non si può.

Bericetti-Toara-Brendola-Villabalzana

Nibali giallo a Parigi

202858705-4ec93fb9-2c0a-4f1f-976c-6e78e231f33eSolo 6 italiani sono riusciti a vincere il Tour (Bottecchia, Bartali, Coppi, Nencini, Gimondi, Pantani e ora Nibali) e solo 6 ciclisti sono riusciti a conquistare la tripla corona, Giro-Tour-Vuelta (Anquetil, Gimondi, Merckx, Hinault, Contador e appunto Nibali).

Bastano questi nomi e questi numeri per capire l’importanza della vittoria dello “squalo dello stretto” alla Grand Boucle, 49 anni dopo Gimondi e 16 dopo Pantani. Il successo è maturato negli anni, con un percorso graduale e progressivo, ed è una boccata d’ossigeno per il ciclismo italiano, che dopo il ritiro di Bettini non aveva più trovato un corridore capace di mettere in fila tutti gli altri.

Complimenti anche agli organizzatori del Tour, che per una volta sono riusciti a disegnare una corsa equilibrata, incerta, con tappe movimentate fin dalla prima settimana, con qualche arrivo in salita in più e finalmente con molti km in meno a cronometro.

Onore quindi a Vincenzo Nibali con la speranza di poterlo vedere sul podio più alto anche in molte altre corse, a partire magari dal mondiale di Ponferrada in Spagna. Chapeau!

Madonna-Venda-Rua

0718cf5f693252c91f483956499db4e1In piena estate devo ancora trovare il colpo di pedale giusto, colpa dell’inizio di stagione ritardato e soprattutto della bronchite di maggio. Nonostante questo è ormai un mese che ho ripreso e a questo punto mi sarei aspettato di essere tornato a un buon livello. Invece anche stamattina le gambe giravano un pò legnose e non mi davano sensazioni troppo positive. Però stanco di rimandare sempre un bel giro, ho inforcato gli occhiali nel casco, aperto la maglietta e mi sono messo a fare salita.

Così in successione sono salito sul monte della Madonna, il monte Venda e il monte Rua, nell’ordine i tre colli più alti dei nostri colli Euganei. Non ho voluto strafare, ma solo “stare” in salita a fare fatica. Così piano piano ne è uscito un giro con un bel dislivello e sono riuscito a rientrare prima che il gran caldo mi consumasse tutte le energie.

Fra una settimana sono in ferie e mi piacerebbe fare un bel giro in montagna. Vedremo se sarà la volta buona. Stay tuned!

M.te Madona-monte Venda-monte Rua

Nibali lucky shark

5eeb25df-ef5f-44b8-b64a-ba5d582c187e.fileCome recita sempre un vecchio adagio di mio padre: “Ci vuole anche fortuna nelle cose“. E quest’anno le cose stanno tutte girando per il verso giusto a Vincenzo Nibali. Nessuno vuole mettere in dubbio la legittimità del successo al Tour del messinese, letteralmente dominato con una condotta di gara che neanche Pantani aveva avuto nel 1998, ultima Grand Boucle vinta da un italiano.

Però la prematura uscita di scena di Froome e Contador ha indubbiamente spianato la strada verso la gloria di Parigi, oltre che toglierci il gusto di vivere finalmente una corsa combattuta e incerta. Nessuno può dire come sarebbe potuta andare. Forse Froome avrebbe staccato tutti, come fa da due anni a questa parte, oppure Contador avrebbe confermato il colpo di pedale visto al Delfinato. Oppure il buon Vincenzo ci avrebbe stupito, mettendo in fila appunto tutti quanti. Di certo ora non si deve preoccupare dei francesini rampanti Peraud, Bardet e Pinot, o del compassato ciuccia-ruote di Valverde.

Ovviamente fra 15-20 anni nessuno si ricorderà più degli assenti, ma rimarrà impressa la vittoria nella corsa ciclistica più importante e prestigiosa del mondo. Onore quindi a Nibali, l’unico che sta tenendo a galla il ciclismo italiano e che lo sta riportando ai fasti e ai ricordi, come solo il compianto Marco aveva saputo fare.

L’inferno del Tour

Tour de France 2014 - 5. Etappe - Vincenzo NibaliIeri sotto un tempo da tregenda si è corsa la tappa sul pavè più famoso del mondo, che portava ad Arenberg. Il freddo e la pioggia hanno reso la corsa più dura di quello che già si preannunciava e la selezione è stata violenta e impietosa. Anche il super favorito Fabian Cancellara ha ammesso che correre su queste strade con acqua e fango non è la stessa cosa che con la polvere (l’ultima Roubaix con l’acqua risale al 2002).

Vincitore morale di giornata la sempre più sorprendente maglia gialla di Vincenzo Nibali, particolarmente a suo agio su queste strade difficili. Rimandato Contador, che è rimasto impantanato con la sua Saxo e inesorabilmente ha accumulato quasi 3′ di ritardo. Sconfitto e a casa l’uomo bionico Chris Froome, incapace di stare in piedi sull’acqua ancora prima dell’inizio del pavè (si vede che è una prerogativa degli uomini Sky).

Ora senza il frullatore impazzito che correva a pane e acqua, il Tour sarà finalmente vero e interessante con la lotta italiano-spagnola per la conquista di Parigi: le salite (più che la cronometro finale) decideranno chi sarà il migliore.