Un comune ladro

sb10065432q-001E’ di questi giorni la notizia che i vigili del comune di Padova multano le biciclette fuori posto (leggi qui). Peccato che in centro storico ci siano solo 2700 spazi attrezzati per le bici mentre nelle giornate di punta servono fino a 5 mila “mini-parcheggi”. Per chi “sgarra” sanzione da 50 euro e possibile rimozione.

La notizia si commenta da sè. In tempi di grandi discorsi, di mobilità verde, di incentivazione del trasporto a due ruote, si sceglie di penalizzare chi non inquina, chi non occupa spazio e chi ci rende l’aria e la vita più respirabile.

Hanno devastato le strade di Padova con il tram, che non ha per niente risolto il problema della viabilità, ma non ci voleva un genio per capirlo (probabilmente facevano comodo a qualche poltrona i finanziamenti della CE), hanno creato la zona ZTL (altro salvadanaio per raccogliere emolumenti dai cittadini), hanno ridotto e tagliato le corse dei bus.

Si sono chiesti come cazzo dovrebbe fare un cittadino per spostarsi verso il centro? Probabilmente pensano che andiamo tutti a fare la spesa in qualche centro commerciale fuori Padova, o magari tutti ammassati all’Ikea a mangiare polpette di cavallo.

Invito tutte le persone con un briciolo di intelligenza e un minimo di buon senso, a continuare la battaglia per un’aria più respirabile e una città più vivibile. Continuate a muovervi in bici e se non trovate da parcheggiarla in centro e un solerte testa fina di vigile vuole farvi la multa, fate buon viso a cattivo gioco.

Però toglietevi la soddisfazione di chiedergli: “Il Comune ti passa una percentuale per ogni multa che fai?”

Valpomaro-Monte Venda 108km 1288mt

madonnaFinalmente una splendida giornata di maggio, con sole, temperatura fresca e tanta voglia di pedalare. Dopo 3 giri sui Berici, ho deciso di rimanere più vicino, salendo sugli Euganei. E’ più difficile fare la distanza, però di salita ce nè in abbondanza.

Così ogni salitella che trovavo mi ci sono buttato dentro, con il risultato di un continuo saliscendi. Ho tenuto la gamba leggera, perchè sapevo che il piatto forte sarebbe arrivato più tardi. Infatti la salita che da Arquà Petrarca sale a Valpomaro e poi al passo Roverello è stata decisamente tosta, con lunghi tratti tra il 15 e 16%, con punte anche oltre il 18%.

Sceso nuovamente a valle, sono risalito verso Castelnuovo e poi il Monte Venda, sempre una bella salita, non eccessivamente dura, regolare e quasi priva di traffico.

Durante il ritorno ho trovato un fastidioso vento contro che mi ha prosciugato le ultime energie, ma alla fine sono riuscito a fare 108km per quasi 1300mt di dislivello. Avanti così!

Arquà-Valpomaro-Roverello-Lozzo-Monte Venda

Il parco giochi è aperto

dfa9ede3bb65ae4c037a70cc6aa0be03Domenica mattina ore 7. Strade deserte. Finalmente un cielo sereno, azzurro, senza un nuvola. La bici corre veloce su una lunga lingua d’asfalto che mi porta verso i colli Berici.

Le salite si susseguono: Nanto, Raposso e poi San Vito e San Gottardo. Il ritorno pancia a terra, spingendo a tutta, arrivando a casa stanco ma soddisfatto.

Per me tutto questo è un parco giochi a cielo aperto.

Nanto-Fimon-Raposso-Brendola-San Vito-San Gottardo

Il Giro visto dai ciclisti

bici_in_aereo

Che il Giro d’Italia fosse disegnato male non era un segreto. Ne avevo già parlato dopo la presentazione ponendo l’attenzione proprio sui lunghi trasferimenti tra una tappa e l’altra.

Questa è la mail scritta da un partecipante del Giro, dopo la prima settimana di corsa:

«Ciao, spero che qualcuno degli organizzatori del Giro oggi legga il vostro blog. Vorrei che voi deste spazio al grandissimo disagio che viviamo quotidianamente assieme gli staff delle nostre squadre per la questione dei trasferimenti prima e dopo ogni tappa. Partendo da un presupposto: ci sembra che oggi a Pescara abbiamo fatto il dovere di atleti, onorando lo straordinario pubblico abruzzese.

Così abbiamo fatto e faremo fino a Brescia. Ti sembra normale ed accettabile da uomini dotati di buon senso che, per esempio, adesso che sono le ore 19,30 e siamo ancora a 120 km da Pesaro, dove è il nostro hotelFai un rapido calcolo e capirai che, dopo un meritato e necessario massaggio, andremo a cena, se tutto va bene, alle 10 o più tardi. E il tutto dopo quasi cinque ore in bici su e giù per le colline abruzzesi, con un tempo e con strade non proprio da passeggiata. Domenica scorsa abbiamo passato 12 ore sbattuti su bus e traghetti per una corsa di venti minuti a Ischia. Bellissimo, ma dopo due tappe di Giro eravamo stremati. E comunque finora non siamo mai arrivati in hotel prima delle 19-19,30. 

E il bello deve ancora venire…Chissà se gli organizzatori capiranno mai che i protagonisti della loro “corsa più dura del mondo nel paese più bello del mondo” hanno il diritto, oltre che la necessità, di riposarsi il più possibile dopo la gara, per continuare ad essere gli “attori protagonisti” di questo show dove sembra che contino solo gli interessi degli sponsor e gli introiti dei diritti tv e delle sedi di partenza e di arrivo.

Non serve molto, credetemi, basterebbe ragionare un po’ meglio sulla collocazione degli alberghi e, dopo tappe dure come oggi, evitare di farci fare ore di bus. Basterebbe convocare due di noi e ragionare sul percorso finale prima di approvarlo. Possiamo almeno provarci?» (cfr Cycling pro).

Purtroppo la logica del profitto e del guadagno è molto più forte del buon senso e dell’intelligenza. In fondo i corridori sono solo carne da macello per gli organizzatori del Giro. Si possono sbattere a destra e sinistra, ignorando il loro diritto al riposo e al relax post-tappa, a meno che tu non sia un capitano dell’Astana o della Sky, così da poterti permettere un veloce trasferimento in elicottero.

E non è che l’inizio: l’anno prossimo la partenza sarà dall’Irlanda, per toccare poi la Puglia e finire su Alpe d’Huez e poi Zoncolan. Che nessuno si lamenti se poi i big delle due ruote scelgono di non venire a correre in Italia.