L’inferno del Tour

Tour de France 2014 - 5. Etappe - Vincenzo NibaliIeri sotto un tempo da tregenda si è corsa la tappa sul pavè più famoso del mondo, che portava ad Arenberg. Il freddo e la pioggia hanno reso la corsa più dura di quello che già si preannunciava e la selezione è stata violenta e impietosa. Anche il super favorito Fabian Cancellara ha ammesso che correre su queste strade con acqua e fango non è la stessa cosa che con la polvere (l’ultima Roubaix con l’acqua risale al 2002).

Vincitore morale di giornata la sempre più sorprendente maglia gialla di Vincenzo Nibali, particolarmente a suo agio su queste strade difficili. Rimandato Contador, che è rimasto impantanato con la sua Saxo e inesorabilmente ha accumulato quasi 3′ di ritardo. Sconfitto e a casa l’uomo bionico Chris Froome, incapace di stare in piedi sull’acqua ancora prima dell’inizio del pavè (si vede che è una prerogativa degli uomini Sky).

Ora senza il frullatore impazzito che correva a pane e acqua, il Tour sarà finalmente vero e interessante con la lotta italiano-spagnola per la conquista di Parigi: le salite (più che la cronometro finale) decideranno chi sarà il migliore.

Contador al Tour, Rodriguez ni

alberto_contador_tour_de_france_gialloAlberto Contador potrà partecipare al Tour 2013, visto che la sua Saxo ha ricevuto lo status di iscrizione alle squadre Pro Tour. Una decisione un pò a sorpresa, vista anche l’esclusione (immotivata e non spiegata) della Katusha, la squadra del n.1 al mondo J Rodriguez.

E’ un chiaro esempio di come l’Uci lavori in maniera poco chiara e trasparente, non spiegando le proprie scelte e agendo come un padre-padrone senza dover rendere conto a nessuno. A questo punto mi sento quasi di sostenere Lemond, con il suo invito a McQuaid, il grande capo dell’Uci, a dimettersi.

Tornando al mero lato sportivo, sono contento che il Tour vedrà alla partenza il ciclista più forte nei grandi Giri e tramonta l’utopia di vederlo al via della corsa rosa. Il Giro si dovrà accontentare di basettone Wiggins per un percorso quasi disegnato su misura per lui.

Contador mata la Vuelta

Alberto Contador ha vinto la Vuelta Espana 2012, la prima dopo il rientro per la contrastata squalifica relativa al Tour 2010. Ha vinto la corsa più bella dell’anno, l’unica dove si sono visti spettacolo e battaglia sulle strade, sul pur duro percorso pensato dagli organizzatori. Dopo il soporifero Tour e l’anonimo Giro, finalmente una corsa ciclistica che riconcilia e riavvicina l’affetto dei tifosi e degli amanti del pedale.

Non era probabilmente il più forte di gambe, ma sicuramente lo è stato di testa. Lo era già prima, ma ora secondo me lo è diventato ancora di più. Ha battuto un’agguerrita concorrenza, la migliore a mio parere dei tre grandi Giri, e ora si appresta a partecipare al bellissimo mondiale di Valkenburg, assieme a J Rodriguez e Valverde. Se la Spagna saprà correre di squadra, il campione del mondo sarà iberico (Philippe Gilbert permettendo)

Contador il nuovo Pantani

Nella tappa meno indicata Alberto Contador si è inventato una fuga ai -50km dal traguardo. Ha rischiato di saltare lui, ma ha vinto tappa e maglia, ribaltando così il verdetto della Vuelta, che sembrava già scritto. A me ha ricordato tanto Pantani nel Tour del ’98, quando nella tappa di Les deux Alpes, mise in crisi Ullrich con un attacco d’altri tempi.

Ci voleva coraggio e anche un pizzico di follia, quello che manca al ciclismo di oggi, ingessato tra tattiche e radioline, tra percorsi telecomandati e fughe all’ultimo chilometro. Con Contador ieri ho rivissuto un pò quel ciclismo ormai perduto, spettacolare ed emozionante, che solo lui e pochi altri ancora oggi sanno mettere in strada.

Bentornato alla vittoria Alberto e lunga vita alle tue gambe e al tuo coraggio!

God save Vuelta

Durante la prima settimana della corsa a tappe spagnola, si è visto più spettacolo e scatti che in tutte le 6 settimane del Giro e del Tour.

Al Giro ci sono sicuramente percorsi interessanti, anche se spesso le tappe sono disegnate troppo dure, con troppe montagne che rendono quasi impossibile azioni esaltanti. In più quest’anno la partecipazione qualitativa dei corridori è stata veramente scarsa e sembra che questo trend continuerà anche nel prossimo futuro.

Al Tour ci sono corridori più forti e di primo piano, ma è nota l’incapacità degli organizzatori di disegnare un percorso che si presti a una corsa spettacolare: noiosissime tappe farcite di pianura e con le salite molto lontane dal traguardo, arricchite quest’anno da 100 km di polpettone a cronometro, che hanno servito una palla mortale agli spettatori.

Alla Vuelta invece ci sono molte montagne, ma sono disposte meglio del Giro, con tappe magari più corte, però vivacizzate nel finale e la partecipazione dei corridori è sicuramente di alto livello. Abbiamo Froome (vero vincitore del Tour) Rodriguez (vero vincitore del Giro) e il ritorno di Contador, il più forte e spettacolare corridore nelle corse di 3 settimane. Che dire: lunga vita alla Vuelta!

 

L’antidoping fruga solo nel ciclismo

La recente condanna di Contador a due anni da parte del Tas, riporta ancora una volta in auge il doping, associandolo al mondo delle due ruote. Io non penso che i continui e ripetuti casi di doping faranno allontanare i simpatizzanti di questo bellissimo sport. Basta andare a seguire un arrivo di tappa di una corsa, per constatare con i propri occhi che l’amore della gente per il ciclismo è tutt’ora intatto e lo rimarrà ancora per molto tempo.

Quello che invece malsopporto è l’opinione generale (soprattutto da parte di quelli che il ciclismo non lo seguono e manco lo capiscono) per cui il ciclista è un dopato, mentre gli altri praticanti di tutti gli altri sport sono puliti. Vale ovviamente il vecchio adagio per cui se una notizia non viene pubblicata o pubblicizzata, automaticamente non è vera e non esiste (Marco Travaglio ci ha scritto pure un libro: “La scomparsa dei fatti”). Quindi basta non cercare o frugare nei meandri del doping degli altri sport, per farli passare come puliti, ricordando che non basta solo cercare: bisogna avere anche la volontà di trovare.

Questa associazione ciclismo-doping è una convinzione che sarà molto dura a morire, anche perchè avrebbe bisogno di conferme che vadano in senso opposto. Ogni tanto, raramente a dir la verità, capita che qualche “sprovveduto” non-ciclista venga preso nella rete del doping, ma il sistema si adopera subito per fare cadere tutto nel dimenticatoio.

Qualche esempio per capire.

Il nuotatore brasiliano Cesar Cielo Filho, trovato positivo a un controllo pre-mondiale e graziato con una “richiamo” dalla Federazione Internazionale del Nuoto. Un paio di mesi dopo era in lacrime sul podio a festeggiare il suo fresco titolo di campione del mondo (mi chiedo la Wada dove fosse nel frattempo).

Il tennista Novak Djokovic, passato dall’essere un buon tennista a un robocop imbattibile. Ha candidamente ammesso di usare un’ovetto che ricrea le condizioni della camera iperbarica, “ma solo per recuperare meglio”. Qualcuno potrebbe obiettare che nel tennis ci vuole talento e che nel ciclismo basta “menare”. Questo poteva valere anni fa (all’epoca di McEnroe o Connors) ma con il tennis muscolare di oggi, se non sei lucido e forte per tutta la partita, puoi chiudere baracca al primo turno. Non si spiega altrimenti come Djokovic e Nadal abbiano potuto menare (qua ci sta bene) per 6 ore senza perdere un attimo di lucidità, alla recente finale in Australia. Di Nadal lo pensavo già. Ora lo penso anche dell’orgoglio serbo. Il povero Federer dovrebbe cercarsi qualche aiuto “esterno”, perchè il suo talento cristallino ovviamente non basta più contro questi corridori che non conoscono la fatica.

Il calcio è pieno di esempi. Cannavaro, idolatrato campione del mondo con la flebo nel braccio, e Gattuso, altro campione del mondo, che sfugge a un controllo antidoping, per poi dichiarare, il giorno dopo: “Ora sono pronto al prelievo”. Per tacere dello scandalo del laboratorio dell’Acqua Acetosa del Coni di Roma, dove le provette dei calciatori giacevano non ancora analizzate da mesi.

Tanti altri sarebbero gli esempi degli sport non-controllati, o che subiscono controlli light. Il ciclismo resta suo malgrado il capro espiatorio. Forse perchè è uno dei pochi sport dove non si paga il biglietto per assistere a una corsa, o perchè non muove così tanti soldi come il calcio o il baseball o il football.

Ma soprattutto perchè la coscienza comune ha bisogno di sapere che il doping viene combattuto da qualche parte. Così possiamo sederci tranquillo con il nostro culo di piombo davanti alla tv a vedere una partita, pensando che in fondo lo sport è pulito e che i cattivi sono dietro le sbarre.

Per concludere vi riporto questo commento che ho scovato su Eurosport in questi giorni. L’ho postato integralmente perchè fotografa alla perfezione la situazione.

“Sono sempre stato un grandissimo appassionato di­ ciclismo e francamente dubito che ora in gruppo non ci­ sia più il doping. Per il poco che ne so è una pratica­ forzata già nelle squadre giovanili. Gli ultimi anni­ hanno rivelato però delle prestazioni che se non­ escludono il doping sicuramente lo riducono di molto­ (non saprei se in qualità o quantità). Non si vedono­ più gli Armstrong in grado di dominare tappe di montagna una dietro l’altra. Specie l’ultimo anno (giro­ e Tour in primis) hanno fatto vedere corridori che­ dominavano una tappa e pagavano il giorno dopo, dando­ una dimensione più umana dello sforzo e del corridore.­ Lo stesso Contador non è apparso un cannibale come­ negli anni di grande spolvero. Detto questo sparare sul­ ciclismo è diventato uno sport internazionale e il­ fatto che muova meno soldi di sport più famosi ne fa­ una vittima designata. Senza prendere in considerazione­ lo sport pro americano (footbal, basket, ecc) dove è­ tutto tacitamente ammesso per lo spettacolo, altri­ sport sono ipertutelati. Possiamo anche lasciar­ perdere il calcio dove vale il discorso del­ professionismo americano (lo sanno tutti che i­ calciatori sono più dopati dei cavalli, per non parlare­ delle droghe da divertimento), ma altri sport come il­ tennis (che peraltro adoro) meriterebbero controlli più­ approfonditi. Anche Agassi nella sua biografia­ “Open” ammette di aver fatto uso di droga e­ il modo in cui la vicenda si è conclusa dopo essere­ stato trovato positivo, fa ben capire come si usino­ sempre pesi e misure diversi a seconda dello sport­ implicato. Nickname:kreuziger from eurosport.com”

Contador assurdo cristallino

Il Tas di losanna ha squalificato per 2 anni Alberto Contador. E’ la triste fine di una vicenda in cui nessuno si può proclamare vincitore.
Ci sono vari punti della storia che rasentano l’assurdo.
Assurdo perchè la squalifica si riferisce al Tour 2010 ed è assurdo aspettare 18 mesi per un verdetto definitivo.
Assurdo perchè la sentenza del Tas non parla di doping provato, ma di probabile assunzione. Quindi il nuovo reato di doping sarà sulla base della probabilità.
Assurdo perchè la squalifica è retroattiva, cioè toglie a Contador il Tour 2010 (e fin qui ci può stare) ma soprattutto il Giro 2011, corso e dominato da pulito (fino a prova contraria, ma questo vale per tutti i ciclisti attualmente in corsa).
Assurdo perchè alla fine lui ha corso per quasi due anni, ottenendo risultati che alla fine rimarranno comunque suoi, perchè conquistati sulla strada, e che non saranno mai veramente dei suoi avversari. A questo punto meglio non assegnare la vittoria a nessuno.
Assurdo perchè la sua squalifica durerà in pratica solamente 6 mesi visto che potrà correre già dalla Vuelta 2012.
Molto più logico e coerente squalificarlo da ora, lasciandogli i risultati ottenuti, piuttosto che falsare l’intera stagione ciclistica per tutto questo tempo.
In tutta questa vicenda non vince nessuno, ma perde solo il ciclismo.
I più grandi campioni di questo sport (Merckx, Bugno, Fondriest) si sono espressi contro la sentenza, non nella sostanza, ma nella sua applicazione (la retroattività quindi).
L’unica voce fuori dal coro è stata del “pupo” Di Rocco presidente della fci, che ha parlato di sentenza giusta. Lui quando si parla di doping si schiera inevitabilmente dalla parte dei colpevolisti, senza nemmeno provare ad analizzare i fatti con obiettività. Non fa altro che dimostrare ancora una volta la sua incompetenza e inadeguatezza.
Dispiace per Contador, che io ritengo comunque un campione dalla classe cristallina. Mi sono già espresso in passato sul tema doping. Il doping non rende fenomeni. Aiuta magari a fare l’ultimo scalino, ma non trasforma un brocco in un campione.
Dispiace per tutto il ciclismo che ne esce un’altra volta con le ossa rotte e con una immagine confusa e distorta. Questo accanimento nei confronti del ciclismo da parte dell’antidoping, invece che rendere più credibile questo sport, non fa altro che gettare nuove ombre ad ogni nuova positività (o probabile positività da oggi si dovrà dire).
Manca all’appello solo il presidente del Coni Petrucci (alter ego di Di Rocco e simpatizzante calciofilo) che potrebbe un’altra volta invocare il blocco dell’attività ciclistica per un anno. Del mostruoso scandalo scommesse che avvolge il calcio italiano non si parla più. Del resto meglio insabbiare. Ma questa è un’altra storia.