L’obelisco ai 2360 mt del Col de l’Izoard
Il falsopiano durante i primi km dell’ascesa.
La stele dedicata a Coppi e Bobet.
L’impareggiabile spettacolo della Casse Deserte.
Oggi finalmente ho realizzato un sogno: pedalare sulle strade francesi, cariche di storia, di mito e di fascino, accumulati in quasi 100 anni di corse. Mi sono regalato la scalata al Col de l’Izoard, montagna mitica del Tour e del Giro, che è stata teatro della splendida impresa di Fausto Coppi che il 10 giugno 1949 scalò in solitaria Maddalena, Vars, Izoard, Monginevro e Sestriere, per arrivare a Pinerolo con 11’52″ su Gino Bartali.
Partenza da Briancon, che sarà nei prossimi giorni il fulcro delle tre tappe chiave del Tour de France nelle Alpi. Qui si respira già aria di Grand Boucle, con tutte le strade tappezzate di giallo e di bici e con i numerosi avvisi sulla viabilità (vista anche la tappa che sconfina a Pinerolo passando dal Monginevro e dal Sestriere). Sono sceso in direzione di Gap, passando per l’Argentiere-la-besse, una bella strada larga, tutta esposta al vento, con lunghi tratti in leggera salita.
Devo dire che qui i ciclisti si salutano tutti ed è stata una piacevole riscoperta per me. Inoltre da parte degli automobilisti c’è un estremo rispetto per le due ruote: non ho sentito un colpo di clacson, e nei tratti più stretti tutte le macchine o i camion attendevano diligentemente con pazienza. Non siamo proprio in Italia! Giunto a Guillestre ho svoltato a sinistra lasciando la ss e iniziando la salita verso la montagna di Coppi.
Uscendo da Guillestre si incontrano un paio di rampe tra il 7 e l’8%, ma poi c’è un lungo tratto tra il 3 e il 4% tutto esposto al vento. Sono le famose strade francesi, belle larghe, non ripide, ma che se affrontate da solo possono lasciare il segno. Si arriva così al bivio per il Colle dell’Agnello (il Tour scenderà da qui giovedì 20) e da qui inizia la vera salita verso l’Izoard. La particolarità di questo tratto è la quasi assenza di curve: lunghissimi tratti in rettilineo, tra il 10 e il 12% che non lasciano mai respiro e che non ti danno mai l’idea che stai avanzando. A me ha ricordato un pò il drittone verso Malga Ciapela della Marmolada.
Si passa per il bel paesino di Arvieux e la fatica continua. La giornata è splendida, con pochissime nuvole e un bel sole. La temperatuta però non è molto elevata, frutto del maltempo dei giorni scorsi, e le previsioni per domani e mercoledi danno ancora brutto: forse proprio il meteo sarà il giudice supremo di questo Tour 2011.
A un certo punto iniziano i tornanti, che non danno però molto respiro. La fatica nelle gambe comincia a farsi sentire, ma stranamente tutt’intorno regna il silenzio. Qualche camper parcheggiato qua e là, pochissimo traffico e i corvi mi accompagnano lungo la salita: silenzio, fatica, sudore, aria, sole. Poi a un certo punto ai -4 km dalla vetta si apre la meraviglia: la Casse Deserte.
Un tratto di salita completamente privo di vegetazione, tra roccia e sassi, quasi un paesaggio lunare. Sono rimasto estasiato e ho continuato a pedalare quasi in trance per i successivi chilometri.
Ormai la vetta è vicina. Tanta fatica viene premiata. Un ultimo sforzo e sono in cima. Intorno una bellissima corona di montagne. Poca confusione. Si riesce ad assaporare la storia e il fascino di questo posto. In silenzio.
Località di partenza:
Guillestre, mt.1266
Località di arrivo:
Col de Izoard, mt. 2361
Lunghezza:
km. 15,9
Dislivello:
mt. 1095
Pendenza media:
6,9 %
Pendenza max. rilevata (riferita a tratti di 100 mt):
10 %
Stato del manto stradale:
Discreto:
Il percorso
Superfluo ricordare le mitiche pagine di ciclismo che si sono scritte sulle rampe assolate della Casse Deserte. Scalare l’Izoard, al di là dell’impegno fisico – nemmeno poi così rilevante – significa percorrere la storia del ciclismo epico di Coppi, Bartali e Bobet. E significa anche scoprire un paesaggio meraviglioso ed affascinante: difficile descrivere l’impressione di meraviglia e di stupore all’apparire della mitica Casse Deserte, un angolo di luna trasportato sulle Alpi
Briançon è la base di partenza ideale per l’Izoard. La più alta città d’Europa – come recita pomposamente un tabellone pubblicitario – si raggiunge in poco più di due ore attraverso il Col du Montgenevre: lasciata la macchina nei pressi di Val de Près, nella Vallèe de la Clarèe esplorata nel recente Giro del Monginevro, ci aspettano 8 km di adeguato riscaldamento nella brezza mattutina per arrivare in centro a Briançon. Si attraversa la città e seguendo le indicazioni per Argentiere-Gap ci troviamo ben presto su una strada di grande comunicazione molto trafficata che dopo 15 km ed una serie di “mangia e bevi” giunge a l’Argentiere en Bessèe (976 mt.). Altri 16 km piuttosto noiosi per arrivare a Mont Dauphin (900 mt.) e finalmente si lascia la tangenziale per svoltare a sinistra in salita verso Guillestre (mt. 1000, km 35).
Iniziamo a salire con decisione proprio in prossimità del bivio per il Col du Vars ed entriamo nel Parco del Queyras: qui il fiume Guil ha scavato nel corso dei secoli un impressionante canyon ed il paesaggio è veramente molto caratteristico, la pendenza cala notevolmente e ci consente di ammirarlo con calma. Attraversiamo alcune brevi gallerie e ad un certo punto la valle si apre subito dopo il piccolo centro di Beyer: si prosegue tranquilli con il “53″ sino ad una nuova strozzatura della valle, ed è qui che inizia la salita vera. Dopo un chilometro infatti troviamo a sinistra il bivio per l’Izoard (proseguendo dritto si va verso Chateau Queyras ed il Colle dell’Agnello): i primi chilometri alternano qualche breve e deciso strappo a interminabili rettilinei assolutamente privi di ombra.
Si pedala agevolmente, circondati da prati verdissimi, sino ad Arvieux (1544 mt.), con il suo caratteristico campanile: indi tre chilometri interlocutori sino a Brunissard (1771 mt) e poi non ci sarà più scampo, la pendenza sarà sempre superiore all’8 % per i successivi 5 km, completamente esposti al sole. Si soffre, ma il panorama diventa via via più avvincente e ci lascia veramente a bocca aperta quando, dopo una curva, ci appare la mitica “Casse Deserte”, un paesaggio lunare, fatto di guglie e di rocce completamente prive di vegetazione. La strada ora scende leggermente per qualche centinaio di metri, sino alla lapide che ricorda due nomi mitici del ciclismo: Coppi e Bobet (la foto qui è un obbligo!!!). Indi si riprende a salire con decisione, ma la meta è vicina, solo tre chilometri per scollinare al Col d’Izoard (mt 2360). (fonte Salitomania.it)