Oggi sono 8 anni senza le emozioni che solo lui sapeva suscitare.
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Pantani sempre nel cuore
Ogni anno, agli inizi di maggio, quando il Giro sta per iniziare, il pensiero va sempre a Marco Pantani.
Alle sensazioni che ha saputo suscitare, alle grida di incitamento che ancora vorremmo urlare, alla gioia e alle emozioni di vita che ci ha saputo regalare.
L’apoteosi del ciclismo.
Sempre. Ogni giorno. Ancora oggi.
Pantani.. oggi 7 anni senza più emozioni..
Per la maggior parte delle persone (le donne soprattutto) il 14 febbraio è solo una festa commerciale di poca importanza (guai a dimenticarsene però..). Per gli amanti del ciclismo e dello sport in generale invece, è il giorno in cui è scomparso Marco Pantani, a detta dei più il più grande scalatore di sempre, sicuramente il ciclista che ha emozionato di più, per il suo stile in corsa e per il suo rapporto intimo con la salita e la fatica.
Quando correva Marco, ti aspettavi sempre qualcosa di grande, qualche “numero”, che puntualmente arrivava. Le corse non erano mai banali, mai attendiste, non si saliva in gruppo sul Mortirolo, ma la salita veniva violentata in un connubio di emozioni, incitamenti, urla, mani alzate.
Tutti correvano a casa verso metà pomeriggio, “perchè c’era Pantani”, per vederlo scattare e fare il vuoto dietro di sè, come solo il grande Fausto Coppi aveva saputo fare, in memorie impolverate raccontate dai nostri padri e nonni. Tantissime persone si sono avvicinate al ciclismo grazie a Marco. Perchè lui sapeva far salire l’adrenalina, sapeva far scatenare gli entusiasmi, sapeva tenerti incollato al televisore per quattro ore, senza una pausa.
Quello che è successo dopo è stato un tragico destino, di cui si è scritto e parlato troppo, forse. La sua popolarità gli si è rivoltata contro, e in tanti hanno goduto nel poterlo affossare. Quello che ha fatto in corsa però rimane e rimarrà nella memoria e nei cuori della gente.
Un’emozione unica, vera, palpitante, genuina.
L’unico e ultimo a emozionare così.
Pantani a teatro..
Vi segnalo questo interessante spettacolo teatrale dell’Associazione Culturale Overlord.
Pantani-Contador: due pesi, due misure..
Caro presidente McQuaid, siamo Tonina e Paolo, i genitori di Marco Pantani e le scriviamo queste righe in seguito agli ultimi eventi che hanno coinvolto Alberto Contador e il procuratore antidoping del Coni Ettore Torri. Da quando Marco è morto, il ciclismo è per noi un vecchio amore ormai lontano, su cui tuttavia continuiamo a tenerci aggiornati. Siamo pertanto rimasti stupiti di fronte alla positività di Contador e al modo in cui essa è stata gestita. E ancor di più ci siamo sorpresi di fronte alla reazione, finalmente energica, di tutte le componenti del ciclismo di fronte all' uscita di Ettore Torri, sul fatto che a suo avviso tutti i corridori sarebbero dopati. Vede chi sono gli uomini che giudicano i nostri corridori? Con Marco andò anche peggio. Ricordiamo bene il giorno tremendo di Madonna di Campiglio, quando Marco fu fermato per un controllo della salute. Lui gridò di essere innocente, indisse una conferenza stampa, proprio come Contador, ma nessuno gli credette. Dissero subito: Pantani dopato. Ora ci chiediamo, se vi è sembrato strano il valore di clembuterolo cui è risultato positivo Contador, perché non vi sembrò strano che Marco Pantani, con il Giro già vinto, avesse l'ematocrito alto? E soprattuto, perché sei mesi dopo quel Giro d'Italia, introdotto nei controlli della salute il valore dell'emoglobina, nessuno disse che con il nuovo protocollo Marco non sarebbe stato fermato? Perché tanto accanimento? Perché il possibilismo di fronte a Contador e la certezza granitica di fronte a Pantani? Credete che Contador valga di più? Oppure credevate che Pantani fosse il diavolo da lasciar bruciare? Il procuratore antidoping del Coni di allora si chiamava Aiello e intraprese una strada scorretta abbinando a quel controllo Uci la parola doping: perché non vi sentiste in dovere di fare chiarezza, soprattutto dopo, quando quel controllo fu da voi modificato? Perché l'Uci non ha tutelato Pantani come invece tutela oggi i suoi atleti? Ecco, è questo che ci sembra grave, triste e poco corretto. Il fatto che la memoria di nostro figlio debba da allora convivere con l'accusa di doping, nonostante quel controllo non potesse dimostrare nulla. L'ematocrito era un sintomo rivelatore? Lo sono anche i frammenti plastici di Contador, ma il clamore è stato decisamente inferiore. Perché? Sono passati undici anni dall'episodio di Madonna di Campiglio, quasi sette anni sono trascorsi da quando Marco ci ha lasciato: non è forse un lasso di tempo più che sufficiente perchè si tenti di rivisitare, con maggiore "distacco" ed oggettività ed ognuno in riferimento alle proprie competenze, l'intera gestione della vicenda, da un punto di vista sia umano che sportivo, che si innescò in quel triste 5 giugno del 1999? Sappiamo che non ce¹era lei alla guida dell'Uci in quegli anni, ma lei oggi ha l¹autorità per restituire la dignità a nostro figlio e un po¹ di pace alla nostra famiglia. Da anni ci battiamo affinché, ora che è morto, a nostro figlio venga almeno restituita la sua dignità. Questo le chiediamo, con la mano sul cuore: crede davvero che Marco Pantani non sia stato un grande campione? In fede, Tonina Belletti Paolo Pantani
