Armstrong la fiera dell’ovvio

LanceLance Armstrong ha confessato l’uso di sostanze dopanti durante la sua carriera. Non una grande novità dal mio punto di vista, visto che ho sempre pensato che Robocop Armstronz avesse fregato tutti per anni. Probabilmente ha deciso di ripulirsi la coscienza per motivi economici, oppure per poter ancora partecipare a qualche gara di triathlon. Di sicuro ha avuto i suoi buoni motivi e l’avrà fatto per un suo personalissimo tornaconto personale, non certo per amore verso il ciclismo.

Se avesse voluto il bene delle due ruote, avrebbe scoperchiato fino in fondo il vaso di Pandora facendo i nomi dei dirigenti UCI che per anni lo hanno coperto e spiegando a tutti come ha fatto a doparsi per oltre 10 anni, vincendo in lungo e in largo, senza mai essere trovato positivo. Perchè i benpensanti che per anni hanno difeso il borioso e arrogante texano, sostenendo “Non è mai stato trovato positivo nonostante 500 controlli all’anno”, dovranno ora ricredersi e inventarsi un’altra bella favola-bufala a cui credere.

Il fatto che il doping esista e sia massicciamente diffuso in tutti gli sport è ormai una verità consolidata, solo che è fondamentale continuare a far dormire a tutti sonni tranquilli, evitando di fare controlli seri (nella maggior parte degli sport più famosi e redditizi, come il calcio o il tennis) oppure martoriando uno sport a scelta (come il ciclismo) e facendolo passare come l’unico sport adulterato.

Resta un mistero come Armstrong sia riuscito per tutto questo tempo a farla franca. Sul fatto che si fosse dopato per anni non c’erano molti dubbi al riguardo come ho detto, con la compiacenza dell’UCI.

Perchè l’UCI fa esattamente questo: protegge e cura chi gli garantisce interessi e ritorno economico (vedi la favola del ritorno alla vittoria dalla malattia del texano). Oggi giorno ti puoi dopare e vincere senza nessun problema basta che tu abbia la copertura finanziaria adatta. In questa categoria possiamo far rientrare la nuova Sky dei fenomeni Froome e Wiggins, che vanno in salita come a cronometro, come lo stesso Shrek junior, appoggiato dalle potenti banche lussemburghesi. Poi se per qualche motivo fai qualche sgarro o non paghi la tua quota a mamma-UCI, ti presentano il conto e ti fregano, vedi il caso di Contador.

Fa da contraltare la ridicola situazione italiana, con i vari pellegrinaggi all’ufficio antidoping del Coni per le frequentazioni con Ferrari o per le leggere anomalie della vaccata-passaporto biologico (vedi il caso di Pellizotti, capro espiatorio di un sistema che ciclicamente deve dimostrare che l’antidoping funziona). Oppure con la assurda e stupida norma che impediva agli ex-dopati di essere convocati in nazionale. Dopo essere stato bellamente deriso da mezza Europa, il neo eletto presidente della FCI Di Rocco ha pensato di fare marcia indietro, visto che il suo esempio idiota non era stato seguito da nessun altro. Il mondo del doping viaggia a mille all’ora e a migliaia di euro di bonus, mentre noi poveri sfigati, rincorriamo il mito del ciclismo pulito e dell’etica.

Come sempre perde il ciclismo, ma vorrei che per una volta perdesse anche l’UCI e che tutti i suoi dirigenti in segno di rispetto e coerenza si dimettessero. Ma i valori importanti oggigiorno sono ben altri e hanni molti zero al seguito

I love cycling

Nonostante il doping, nonostante Armstrong, nonostante il Tour sia disegnato male, nonostante non ci sia più un italiano che mi faccia emozionare, resto sempre innamorato di questo sport.

PS: il video è stato inserito nella presentazione del Tour de France 2013.

Contador al Tour, Rodriguez ni

alberto_contador_tour_de_france_gialloAlberto Contador potrà partecipare al Tour 2013, visto che la sua Saxo ha ricevuto lo status di iscrizione alle squadre Pro Tour. Una decisione un pò a sorpresa, vista anche l’esclusione (immotivata e non spiegata) della Katusha, la squadra del n.1 al mondo J Rodriguez.

E’ un chiaro esempio di come l’Uci lavori in maniera poco chiara e trasparente, non spiegando le proprie scelte e agendo come un padre-padrone senza dover rendere conto a nessuno. A questo punto mi sento quasi di sostenere Lemond, con il suo invito a McQuaid, il grande capo dell’Uci, a dimettersi.

Tornando al mero lato sportivo, sono contento che il Tour vedrà alla partenza il ciclista più forte nei grandi Giri e tramonta l’utopia di vederlo al via della corsa rosa. Il Giro si dovrà accontentare di basettone Wiggins per un percorso quasi disegnato su misura per lui.

Vive le Tour n.100!

Oggi nella splendida cornice del Palazzo dei Congressi di Parigi è stato presentato il Tour de France 2013, centesima edizione. A una prima occhiata è sicuramente molto più equilibrato del precedente, con parecchie salite in più rispetto alle ultime edizioni.

Ai piedi del palco c’erano tutti gli ultimi vincitori, Contador, Evans e Wiggins, più altri favoriti per la vittoria finale come il giovane Shrek e Froome. Quello che colpisce è l’estrema razionalità con cui è stato disegnato il tracciato con soli due grandi trasferimenti (in aereo durante i giorni di riposo) e con tappe ben disegnate ed equilibrate.

Si partirà dalla Corsica con una prima tappa in linea (unico neo secondo me) e poi un paio di frazioni molto movimentate. Rientrati in terraferma, dopo la cronosquadre di Nizza, ci saranno due arrivi impegnativi ad Aix 3 Domaines e Bagnerres de Bigorre (quest’ultima con 5 colli in 150 km, modello Vuelta 2012). Poi si salirà ancora al mitico Ventoux (tappa da 242 km), prima di affrontare le Alpi con le tre tappi finali e la doppia scalata all’Alpe d’Huez.

Le 2 crono individuali saranno di 65 km complessivi e saranno molto tecniche e vallonate (niente a che vedere con la crono-autostrada del Giro). Gran finale in notturna agli Champs Elysees.

Nel complesso un Tour disegnato meglio della recente tradizione, che fa impallidire l’aborto di percorso concepito da Rcs e Gazzetta per il Giro 2013. Il vincitore uscirà dalla coppia Contador-Froome, visto che Wiggins preferirà venire a passeggiare in Italia sulla tangenziale che gli metteranno a disposizione.

Per l’edizione n.100, i francesi hanno fatto le cose per bene (niente a che vedere con la vaccata del Giro 2009) e per una volta il Tour sarà anche la corsa più bella del mondo, oltre che la più famosa: chapeau!

L’UCI e il ciclismo che non vuole cambiare

In tanti sono convinti che non ne usciremo. Che il ciclismo professionistico non uscirà dall’abisso, dal buco nero di mancanza di credibilità e vergogna in cui è formalmente precipitato ieri, con la polverizzazione del superdopato Armstrong e dei suoi sodali: compagni di squadra, medici, allenatori, direttori sportivi.

Difficile dar loro torto, pensando che ieri a Losanna sul pulpito del giudice c’era Pat McQuaidche per dieci anni non ha visto e non ha sentito nulla. Come non ha visto e sentito nulla Hein Verbuggen che oltre ad essere il suo padrino politico lo era anche di Armstrong. Pat & Heinappartengono alla sfera degli intoccabili e degli immutabili: chi conosce la politica sportiva sa che dagli scranni in cui si siedono se ne vanno solo loro e di spontanea iniziativa, quando vogliono. Cioè mai.

Eravamo tra i tre, forse quatto giornalisti che hanno seguito l’assemblea Uci lo scorso settembre a Maastricht. Il massimo consesso mondiale del ciclismo, un luogo che dovrebbe essere di dibattito e chiarimento dura due ore ed ha una forma agghiacciante.

Tra le frasi «Vi chiedo di votare il bilancio», «Si voti» «Votazione chiusa, bilancio approvato» Mc Quaid lascia passare meno di un secondo. Il rito si ripete per ogni modifica, mozione, cambiamento. Nessuno interviene, nessuno propone, se uno (non succede mai) alza la mano per dire qualcosa Pat risponde infastidito che la cosa verrà verificata da un’apposita commissione.

Pat propone e dispone. Il direttivo (un gruppo di anziani politici, tra cui il nostro Adorni,VerbruggenDi Rocco) siede schierato di fronte all’assemblea, con sguardi gommosi e fissi nel vuoto. I “vecchi” masticano solo un po’ francese, i nuovi solo l’inglese. Non c’è comunicazione, tanto non serve. Certi delegati del sud del mondo, sazi per i ricchi buffet e devastati dal fuso orario, ronfano nei corridori della sala congressi. Questi tipi dovrebbero cambiare il ciclismo?

Il dossier Usada non è solo un atto d’accusa contro Armstrong. Nelle sue mille pagine (che anche la maggior parte dei giornalisti non ha letto per intero) ci sono centinaia di «chiamate di complicità» per corridori, direttori sportivi, medici, team manager esterni al gruppo Armstrong. Centinaia. Alcuni chiamati per nome, altri facilmente identificabili. Pochi di questi nomi sono usciti sulla stampa, un po’ per pigrizia di noi cronisti, un po’ per imbarazzo.

Con quale faccia si potranno guardare le gesta dell’Astana, dell’attuale Astana che è passata praticamente in blocco per le mani di Ferrari ed è gestita dal supercliente Vinokourov, già positivo per trasfusione? Sarà banale, ma possiamo guardare serenamente il ciclismo in tv quando moltissimi ”esperti” chiamati a commentare le corse erano clienti assidui e felici del dottore e partecipavano all’attività di Discovery Channel?

Ma parliamo anche di cose più banali, più terra terra. Non è arrivato il momento, ad esempio, di chiedere a uno come Paolo Savoldelli di raccontare che rapporti aveva con Ferrari e di commentare (oltre alle corse in diretta, cosa che fa benissimo) anche alcune testimonianze giurate presenti nel dossier, come quella di Tom Danielson, oppure il contenuto di alcune mail che lo riguardano tra Armstrong e Stefano Ferrari? E’ imbarazzante, Paolo? Lo è anche per noi, credici. Ma tu lavori per la Rai, che è servizio pubblico: e noi abbiamo diritto di avere delle spiegazioni da una voce per che ascoltiamo (e volentieri) per decine e decine di ore dalla tv di stato.

Come possiamo, continando su altri fronti, credere in quei direttori sportivi e team manager che facevano finta di non vedere dove e con chi si allenavano i loro atleti? E che dire dei medici, come sempre sordi, ciechi e muti?

Bene, di tutta questa gente NON ci siamo liberati col processo ad Armstrong e probabilmente non ci liberemo mai.

Costoro – fateci caso – durante questi mesi non solo non hanno detto una parola ma hanno continuato come se niente fosse a scrivere facezie su Twitter, unico mezzo di comunicazione che ormai padroneggiano. Non dicono nulla perché loro stessi sanno di non essere più attendibili, credibili. Aspettano ben chiusi nei loro uffici che passi la piena, che la bufera si sposti per continuare  a parlare di programmi, corridori, piani tecnici.

Inutile illudersi: non è questione di liberarsi di questa gente, se non la sottoporremo al giudizio della storia, incalzandola a fondo se serve, se il ciclismo non saprà confrontarsi senza reticenze con un passato colpevole, omissivo, codardo, non potrà mai rialzare la testa e guardare al futuro con dignità. Se non lo facciamo questa volta è davvero finita. (dal blog di cycling pro)