Nibali lucky shark

5eeb25df-ef5f-44b8-b64a-ba5d582c187e.fileCome recita sempre un vecchio adagio di mio padre: “Ci vuole anche fortuna nelle cose“. E quest’anno le cose stanno tutte girando per il verso giusto a Vincenzo Nibali. Nessuno vuole mettere in dubbio la legittimità del successo al Tour del messinese, letteralmente dominato con una condotta di gara che neanche Pantani aveva avuto nel 1998, ultima Grand Boucle vinta da un italiano.

Però la prematura uscita di scena di Froome e Contador ha indubbiamente spianato la strada verso la gloria di Parigi, oltre che toglierci il gusto di vivere finalmente una corsa combattuta e incerta. Nessuno può dire come sarebbe potuta andare. Forse Froome avrebbe staccato tutti, come fa da due anni a questa parte, oppure Contador avrebbe confermato il colpo di pedale visto al Delfinato. Oppure il buon Vincenzo ci avrebbe stupito, mettendo in fila appunto tutti quanti. Di certo ora non si deve preoccupare dei francesini rampanti Peraud, Bardet e Pinot, o del compassato ciuccia-ruote di Valverde.

Ovviamente fra 15-20 anni nessuno si ricorderà più degli assenti, ma rimarrà impressa la vittoria nella corsa ciclistica più importante e prestigiosa del mondo. Onore quindi a Nibali, l’unico che sta tenendo a galla il ciclismo italiano e che lo sta riportando ai fasti e ai ricordi, come solo il compianto Marco aveva saputo fare.

L’inferno del Tour

Tour de France 2014 - 5. Etappe - Vincenzo NibaliIeri sotto un tempo da tregenda si è corsa la tappa sul pavè più famoso del mondo, che portava ad Arenberg. Il freddo e la pioggia hanno reso la corsa più dura di quello che già si preannunciava e la selezione è stata violenta e impietosa. Anche il super favorito Fabian Cancellara ha ammesso che correre su queste strade con acqua e fango non è la stessa cosa che con la polvere (l’ultima Roubaix con l’acqua risale al 2002).

Vincitore morale di giornata la sempre più sorprendente maglia gialla di Vincenzo Nibali, particolarmente a suo agio su queste strade difficili. Rimandato Contador, che è rimasto impantanato con la sua Saxo e inesorabilmente ha accumulato quasi 3′ di ritardo. Sconfitto e a casa l’uomo bionico Chris Froome, incapace di stare in piedi sull’acqua ancora prima dell’inizio del pavè (si vede che è una prerogativa degli uomini Sky).

Ora senza il frullatore impazzito che correva a pane e acqua, il Tour sarà finalmente vero e interessante con la lotta italiano-spagnola per la conquista di Parigi: le salite (più che la cronometro finale) decideranno chi sarà il migliore.

Yorkshire batte Giro 10-0

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Tutti quelli che criticano la scelta di partire all’estero da parte di una grande corsa a tappe avrebbero dovuto vedere la marea umana che ha accompagnato i corridori lungo tutto il percorso ieri nella prima tappa del Tour nello Yorkshire: si parla di migliaia di persone. Un spettacolo impressionante di calore e affetto verso i corridori e la corsa ciclistica più importante del mondo. A nobilitare l’evento c’erano anche il primo ministro inglese David Cameron e i principi reali William e Kate. Fosse stato in Italia non si sarebbe presentato manco un mezzo sottosegretario: sarebbero stati probabilmente tutti impegnati all’Olimpico a vedè a partita.

Quindi è un bene che il Tour non abbia scelto come Gran Depart l’Italia. Non ci meritiamo un evento del genere. Ci meritiamo solo le risse della finale di Coppa Italia, Gennaro a’ Carogna, vari morti idioti e gli applausi insulsi all’uscita dai funerali.

God save the Tour! E lo tenga ben lontano dall’Italia. Probabilmente ci sarà più gente in strada in questi tre giorni nello Yorkshire che in tre settimane di Giro.

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