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It's not over till it's over


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Lo sport è doping

1844272-38882671-2560-1440Letto in due giorni, tutto d’un fiato (molto ben scritto da Alessandra Carati tra l’altro). Mi ha fatto ripercorrere alcuni eventi sportivi del recente passato, confermando la mia idea sul doping nello sport professionistico (e pure amatoriale). Esiste un muro di omertà che nessuno vuole abbattere, perché il carrozzone deve continuare il suo circo e dove la maggior parte hanno interesse a tenere la bocca chiusa, per continuare a mangiare e guadagnare.

I poveri sfortunati che vengono pizzicati non possono parlare e anche se lo fanno trovano l’opposizione dell’ambiente che li addita come poveri pazzi, alla ricerca di un facile guadagno o di effimera popolarità.

Ci sono state tante frasi significative che ho letto nel libro-verità di Di Luca. La più significativa: “La verità è che tutti si dopano e tutti lo rifarebbero. Ma come si fa a dire la verità e essere credibile? La verità per la società è inaccettabile”

Ma la parte che mi ha colpito di più sta nelle ultime pagine, una vera definizione di doping nel mondo dello sport: “Il doping è ben lontano da essere l’azione sconsiderata e folle di un singolo che vuole migliorare la sua prestazione. E il fenomeno non è italiano o europeo, è mondiale, così come lo è lo sport di vertice. E’ un sistema organizzato, strutturato, a livello logistico e operativo, che garantisce modi e possibilità di accesso al doping, protezioni per alcuni soggetti e non per altri, supporto legale e scientifico per far fronte a un’eventuale positività, e infine media compiacenti per far superare la crisi d’immagine post-positività ed essere di nuovo accolti nella grande famiglia. La lotta all’antidoping sarebbe così facile da fare: si obbligano le case farmaceutiche a mettere un tracciante nei prodotti. Basta, finito tutto”


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Festival in bicicletta a Verona

slider_1920x1266Dal 1 all’8 Maggio a Verona, otto giorni cuciti addosso a una sola protagonista: la bicicletta. Festival in bicicletta si presenta come un evento per tutti: famiglie, bambini, appassionati, studenti, tra sport, cultura, divertimento, mobilità e vita quotidiana. 8 giorni per sensibilizzare ulteriormente le persone verso la bici come strumento di mobilità urbana, salute e rispetto per l’ambiente.

Ancora una volta Verona si distingue da Padova, per la sensibilità verso la mobilità sostenibile e l’utilizzo dei mezzi alternativi all’auto, quali la bicicletta. Dopo aver perso Expobici (a favore della ben più organizzata e strutturata Cosmobike in fiera a Verona) sembrava che la giunta comunale patavina volesse rilanciare, per dimostrare il suo attaccamento alla bici in tutte le sue forme. Invece il sindaco Bitonci si è rivelato solo un venditore di fumo, tanto che gli investimenti e gli ultimi orientamenti del consiglio comunale, vanno verso la riapertura al traffico dei centri pedonalizzati (vedi via San Francesco), l’apertura di nuovi parcheggi (con conseguente riduzione di aree verdi e alberi sani) e un sempre minor interesse verso la mobilità urbana (se non quella su quattro ruote individuale). Come dire che mentre tutto il mondo viaggia verso il terzo millennio, qui a Padova si ragiona ancora come negli anni ’60.

 


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Raw April

aprilDopo le temperature miti e il bel sole dei giorni scorsi, un brusco cambio di clima mi ha riportato indietro di qualche settimana, facendomi patire freddo e vento. Mi ero comunque vestito più del solito, ma sarebbe stato meglio coprirsi un altro pò. Con il freddo le gambe non girano mai tanto bene e non mi piace star lì a soffrire giusto perchè “devo fare il giro”. Così ho fatto poca salita, ma sono riuscito a fare comunque un discreto percorso.

A proposito di freddo, ieri guardavo la Liegi sotto la neve e i vari commenti incitavano al ciclismo eroico e si auspicavano che la corsa non fosse interrotta o deviata. A me il ciclismo piace praticarlo al sole e anche guardarlo in tv, con il bel tempo, ha tutto un altro sapore, sia estetico che prettamente agonistico.

Non ci vedo nulla di eroico nel sorbirsi 6 ore sotto la neve. I ciclisti lo fanno (chi sceglie di arrivare al traguardo) perchè sono pagati, ma indubbiamente il contenuto tecnico della corsa è falsato. Penso che anche gli spettattori a bordo strada potrebbero pensarla come me. La bici deve rimanere un piacere e con il sole lo è di sicuro.

Cinto-Baone-Monselice


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Di Luca, l’Armstrong italiano

cover Di Luca-k8gC-U150353172818bxC-350x524@Gazzetta-Web_zoomEsce questa settimana “Bestie da vittoria” l’autobiografia di Danilo Di Luca, ex professionista radiato nel 2013 dal Coni per positività alla Cera. Lo leggerò di sicuro, non perchè mi aspetti qualche scoop sul doping del ciclismo, ma solamente perchè è piacevole leggere finalmente la verità da parte di un addetto ai lavori.

Sicuramente questo libro non verrà pubblicizzato dagli addetti ai lavori, nè tantomeno l’ex “killer di Spoltore” avrebbe potuto scriverlo mentre ancora correva. Il mondo del doping ciclistico è soltanto una goccia nell’oceano malato dello sport professionistico e non, con la sola differenza che nel ciclismo i controlli sono seri e ripetuti, mentre nella maggior parte degli altri sport solo saltuari e a campione (se possibile non “al campione”). L’importante, citando Marco Travaglio, è la scomparsa dei fatti: si prega di abolire le notizie per non disturbare le opinioni.

“Ogni ciclista sa che tutti si dopano eppure nessuno parla. La verità è che nessuno di noi pensa di sbagliare, facciamo tutto quello che un ciclista professionista deve fare. La verità è che tutti si dopano e che tutti lo rifarebbero, la verità per la società civile è inaccettabile. Come si fa a dire la verità e a essere credibile? Bisognerebbe accettare l’inaccettabile”

Non me la prendo con Di Luca, perchè come ha scritto, ha fatto quello che doveva fare perchè lo facevano tutti. Credo che il doping sia sempre esistito ed esisterà sempre e che alla fine non ti basti il doping per vincere. Doparti ti serve solo per partire alla pari con gli altri.

Me la prendo con l’ipocrisia dell’ambiente, che crocifigge i quattro sfigati che cadono nelle maglie della rete e che vengono esposti alla gogna pubblica, solo per ripulirsi la coscienza e nascondere il marcio sotto il tappetino. Lo stesso ambiente che ha idolatrato Pantani, per poi dire che negli anni ’90 il doping era sistematico, che ha idolatrato il miracolato Armstrong, per poi dire che negli anni 2000 il programma di doping era di uso comune. E’ lo stesso ambiente che ora porta i vari Froome e Nibali su un palmo di mano, ma che probabilmente da qui a 10 anni verranno a galla nuove frontiere di imbroglio (vedi motorini elettrici).

Credo che alla fine vinca sempre il migliore. Credo che per fare 250 km sotto la pioggia o il sole cocente, non bastino solo 500ui di Epo. Credo che il ciclismo sia uno sport per chi ha le palle, ed è per questo che comunque, continua dannatamente a piacermi.


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Surmenage

d4a8f6fe333509c7d3c34ab9c50d6298Oggi uscita pomeridiana subito dopo il lavoro e ho capito subito che non era giornata. Gambe dure, legnose, “imbastie” (come dice mio pà), con la compagnia di un vento costante quasi sempre contro. Probabilmente anche le prime salite dell’anno si sono fatte sentire, rimanendo “in memoria” nei muscoli.

In giornate come queste c’è ben poco da fare: solo “menare” tranquilli, rotondi, cercando di portare a casa la pagnotta. Così, accompagnato da un bel sole, mi sono fatto un giro attorno agli Euganei, con leggero sconfinamento ad Albettone. Ora riposo, che coincide con un fine settimana di meteo pessimo, e poi da lunedì si riprende.

Albettone-Bocconsei-Cinto-Baone-Monselice


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Sweet April

4Oggi un bellissimo giro, accompagnato da una temperatura mite, sole e vento leggero. Sveglia con calma e colazione alla “altoatesina” con spremuta, pane caldo, formaggio, marmellata e caffelatte. Ho ripreso a fare delle colazioni abbondanti quando esco in bici e ne sto riapprezzando il beneficio: sento meno le crisi di fame durante i giri e mi alimento anche meno mentre pedalo.

Ho iniziato tranquillo, senza forzare, ma soprattutto senza pensieri, leggero nella mente, libero da tutto il rumore di sottofondo. E’ uno stato privilegiato di benessere e silenzio, che io chiamo “il mio Nirvana”, in cui riesco a isolarmi da tutto, quasi fossi una nuvola e potessi vedere le cose che mi circondano solo dall’alto. Lo vivevo qualche anno fa e nelle ultime settimane, dall’inizio della nuova stagione, ho avuto la fortuna di ricominciare ad assaporarlo.

Così ho pedalato per oltre 4h30′ tra gli amati Berici, strappi impegnativi e salite progressivamente sempre più lunghe. A un certo punto stavo per arrivare al punto di non-ritorno, quel momento in cui potrei decidere di salire da qualsiasi parte senza problemi e per assurdo “pedalare senza meta nel verde”. La forma non è ancora quella giusta, ma ci arriverò a breve.

Sulla strada di ritorno sono anche stato accompagnato da una piacevole brezza a favore, che mi ha reso ancora più dolce il ritorno a casa.

Bericetti-Mandolare-Pozzolo-Zovencendo-San Giovanni-Rovolon


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No al traffico in via San Francesco!

via san francesco-2Che l’attuale amministrazione di Padova fosse contro la mobilità sostenibile e pulita era ormai chiaro, ma con l’ultima operazione pro-auto il sindaco Bitonci e l’assessore alla mobilità Grigoletto dimostrano tutta la loro arretratezza e ignoranza in tema di mobilità e traffico sostenibile.

In occasione della (temporanea) pavimentazione di via del Santo, il sindaco-autista Bitonci ha deciso di riaprire al traffico via San Francesco, una delle storiche vie di accesso al centro storico. Si tratta di un’antica via romana, ricca di palazzi d’epoca, nonchè stretta e angusta. Dopo anni di battaglie di residenti e cittadini (guidati da Legambiente) si era riusciti a rendere pedonale la via, con il doppio senso per le biciclette (si contano circa 15000 spostamenti al giorno in bici), con positive ricadute sulla salute dei cittadini, nonchè dei palazzi storici non più soffocati dall’inquinamento delle 4 ruote.

Ora il sindaco Bitonci vuole tornare indietro, con una mentalià arretrata e medioevale, legata solo a decisioni di interesse personale verso alcune ristrette categorie di amici della giunta comunale. In un Europa che guarda alla mobilità ciclabile come unica soluzione al problema del traffico e dello smog, l’amministrazione comunale dimostra tutta la sua ignoranza e cecità, oltre a non voler ascoltare la voce di chi la città di Padova la vive davvero.

Legambiente, il Comitato viaSanFrancesco, i residenti e i negozianti si sono già mossi per dare battaglia e contrastare questa assurda decisione. Non mancheranno le forme di protesta civile e di sensibilizzazione. “Il sindaco ascolta” (dice lui): ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.

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