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It's not over till it's over

Pantani vola ancora

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TdF 2000 XPer la maggior parte delle persone il 14 febbraio è solo una festa commerciale di poca importanza. Per gli amanti del ciclismo e dello sport in generale invece, è il giorno in cui è scomparso Marco Pantani, a detta dei più il più grande scalatore di sempre, sicuramente il ciclista che ha emozionato di più, per il suo stile in corsa e per il suo rapporto intimo con la salita e la fatica.

Quando correva Marco, ti aspettavi sempre qualcosa di grande, qualche “numero”, che puntualmente arrivava. Le corse non erano mai banali, mai attendiste, non si saliva in gruppo sul Mortirolo, ma la salita veniva violentata in un connubio di emozioni, incitamenti, urla, mani alzate.Tutti correvano a casa verso metà pomeriggio, “perchè c’era Pantani”, per vederlo scattare e fare il vuoto dietro di sè, come solo il grande Fausto Coppi aveva saputo fare, in memorie impolverate raccontate dai nostri padri e nonni. Tantissime persone si sono avvicinate al ciclismo grazie a Marco. Perchè lui sapeva far salire l’adrenalina, sapeva far scatenare gli entusiasmi, sapeva tenerti incollato al televisore per quattro ore, senza una pausa.

Quello che è successo dopo è stato un tragico destino, di cui si è scritto e parlato troppo, forse. La sua popolarità gli si è rivoltata contro, e in tanti hanno goduto nel poterlo affossare. Quello che ha fatto in corsa però rimane e rimarrà nella memoria e nei cuori della gente. Un’emozione unica, vera, palpitante, genuina. L’unico e ultimo a emozionare così. A distanza di 10 anni corre ancora sulle nostre strade, con la fantasia che solo lui sapeva evocare. Dopo di lui nessun altro ha saputo esaltare la gente con il suo modo di correre, e il ciclismo, suo malgrado, ha perso e creato un mito.

PS: Qui riporto l’articolo di Gianni Mura di 10 anni fa, comparso sulla Repubblica il giorno dopo la sua scomparsa.

Autore: Filippo

Quando Marino Basso ha vinto il mondiale di Gap avevo poco più di un mese. Sono ciclista per passione e tradizione di famiglia. Quando esco in bici riesco a non pensare a niente. E' uno stato privilegiato. Di silenzio, pace, serenità. L'unica cosa che riesco a percepire, è il ritmo del mio respiro. Quello che mi fa sentire veramente vivo.

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