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It's not over till it's over

Paolini e il doping di serie B

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hi-res-7bc43555dcdfe16db3146623f22020be_crop_northLa positività di Luca Paolini a un metabolita della cocaina è l’ennesima figura di merda fatta dal ciclismo, nel momento dove l’attenzione dei media sulle due ruote è massima, vista la concomitanza con il Tour de France. Non si capisce come mai le notizie sul doping rimbalzino in prima pagina su tutti i notiziari (come se fosse una novità), per poi passare nel dimenticatoio quando si torna a parlare di ciclismo “giocato”. Quello che mi lascia basito e deluso, non è tanto la notizia in sè, ma i commenti e le giustificazioni che sono state date, dal corridore stesso e poi da una certa parte di giornalisti.

Paolini ha farfugliato qualche giustificazione (“Farò il possibile per capire come sia stato possibile”) cercando di passare sempre come la vittima sacrificale, per poi passare addirittura ad accusare (“Di cattiveria al mondo ce n’è a strafare”), giusto per spostare l’attenzione verso altri “ipotetici cattivoni” invece che concentrarsi sul suo stupido comportamento.

Ma il colpo da maestro l’ha dato Andrea Berton, ex giornalista di Eurosport, ora in Gazzetta, che sul suo profilo Twitter ha scritto: “Si prende la cocaina per debolezza, non per andare più forte. Il Gerva ha sbagliato, ma per me non è un dopato”.

Mi stupisce sempre come una certa fetta di giornalisti del settore tendano sempre a difendere a oltranza alcuni corridori, perchè magari a loro sono simpatici o solamente perchè li hanno sempre considerati puliti. E’ stato così con Ballan, Basso e ora con Paolini, mentre con altri vedi Rebellin e Di Luca si sono accaniti in maniera violenta e reiterata, lanciandogli contro la croce del doping. Per loro il doping diventa di due categorie, dove da una parte ci sono i bravi corridori che commettono degli sbagli che si possono perdonare, mentre dall’altra ci sono i farabutti imbroglioni, che non meritano una seconda chance.

Io non sono un tecnico analista dell’UCI, ma se la cocaina e i suoi metaboliti sono nella lista proibita, un motivo ci sarà. Mi risulta che la cocaina sia un eccitante, ma forse i giornalisti sportivi, espertoni di ciclismo, hanno una seconda laurea in medicina forense. Non sono per criminalizzare tutti i dopati, ma neanche per salvarne qualcuno e affossare tutti gli altri. Purtroppo l’antidoping è fatto di regole poco chiare e soprattutto non eque (vedi la disparità di trattamenti tra le varie federazioni) e finchè le cose resteranno così, ci saranno i furbi che la passeranno liscia, magari con una pacca sulla spalla, mentre i coglioni verranno bruciati sulla pira del fuoco purificatore. Speriamo solo che l’idiozia di Paolini sia la prima e l’ultima di questo Tour e che si torni a parlare di ciclismo in corsa.

Autore: Filippo

Quando Marino Basso ha vinto il mondiale di Gap avevo poco più di un mese. Sono ciclista per passione e tradizione di famiglia. Quando esco in bici riesco a non pensare a niente. E' uno stato privilegiato. Di silenzio, pace, serenità. L'unica cosa che riesco a percepire, è il ritmo del mio respiro. Quello che mi fa sentire veramente vivo.

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