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It's not over till it's over

In bici al lavoro.. si può!

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How-to-Bike-to-Work-in-Style-in-BostonLa copertura assicurativa dell’Inail per chi va al lavoro in bicicletta è, da oggi, 2 febbraio 2016, in vigore a tutti gli effetti. Era una legge da tanto attesa da chi ogni giorno usa la bicicletta per andare al lavoro ‘a suo rischio e pericolo’. È stata per anni oggetto di una campagna portata avanti da Fiab.

La norma sull’infortunio in itinere è inserita nel Collegato Ambientale alla legge di stabilità (legge 221 del 28 dicembre 2015) con questa formula, di cui fa sorridere l’anacronismo con cui è battezzata la bicicletta: “L’uso del velocipede, come definito ai sensi dell’art. 50 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e successive modificazioni, deve, per i positivi riflessi ambientali, intendersi sempre necessitato.”

In quel ‘sempre necessitato’ c’è il senso di una svolta epocale. Prima dell’approvazione del collegato ambiente l’infortunio in itinere e l’erogazione della relativa indennità ai lavoratori ciclisti veniva riconosciuto in pochissimi casi: assenza o insufficienza dei mezzi pubblici di trasporto; non percorribilità a piedi del tragitto casa e lavoro e viceversa; incidente avvenuto solo all’interno di piste ciclabili o di zone interdette al traffico. Un combinato di condizioni, insomma, che rendevano il riconoscimento dell’infortunio del tutto irrealistico.

E c’è poi nel testo quel breve inciso – per i positivi riflessi ambientali – che sancisce finalmente il concetto che l’uso della bicicletta è tutela dell’ambiente. Ancora silenzioso, sull’argomento, il sito dell’Inail: ma dall’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro ci si attendono ora circolari che chiariscano l’iter da seguire in casi concreti.

Autore: Filippo

Quando Marino Basso ha vinto il mondiale di Gap avevo poco più di un mese. Sono ciclista per passione e tradizione di famiglia. Quando esco in bici riesco a non pensare a niente. E' uno stato privilegiato. Di silenzio, pace, serenità. L'unica cosa che riesco a percepire, è il ritmo del mio respiro. Quello che mi fa sentire veramente vivo.

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