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It's not over till it's over

Di Luca, l’Armstrong italiano

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cover Di Luca-k8gC-U150353172818bxC-350x524@Gazzetta-Web_zoomEsce questa settimana “Bestie da vittoria” l’autobiografia di Danilo Di Luca, ex professionista radiato nel 2013 dal Coni per positività alla Cera. Lo leggerò di sicuro, non perchè mi aspetti qualche scoop sul doping del ciclismo, ma solamente perchè è piacevole leggere finalmente la verità da parte di un addetto ai lavori.

Sicuramente questo libro non verrà pubblicizzato dagli addetti ai lavori, nè tantomeno l’ex “killer di Spoltore” avrebbe potuto scriverlo mentre ancora correva. Il mondo del doping ciclistico è soltanto una goccia nell’oceano malato dello sport professionistico e non, con la sola differenza che nel ciclismo i controlli sono seri e ripetuti, mentre nella maggior parte degli altri sport solo saltuari e a campione (se possibile non “al campione”). L’importante, citando Marco Travaglio, è la scomparsa dei fatti: si prega di abolire le notizie per non disturbare le opinioni.

“Ogni ciclista sa che tutti si dopano eppure nessuno parla. La verità è che nessuno di noi pensa di sbagliare, facciamo tutto quello che un ciclista professionista deve fare. La verità è che tutti si dopano e che tutti lo rifarebbero, la verità per la società civile è inaccettabile. Come si fa a dire la verità e a essere credibile? Bisognerebbe accettare l’inaccettabile”

Non me la prendo con Di Luca, perchè come ha scritto, ha fatto quello che doveva fare perchè lo facevano tutti. Credo che il doping sia sempre esistito ed esisterà sempre e che alla fine non ti basti il doping per vincere. Doparti ti serve solo per partire alla pari con gli altri.

Me la prendo con l’ipocrisia dell’ambiente, che crocifigge i quattro sfigati che cadono nelle maglie della rete e che vengono esposti alla gogna pubblica, solo per ripulirsi la coscienza e nascondere il marcio sotto il tappetino. Lo stesso ambiente che ha idolatrato Pantani, per poi dire che negli anni ’90 il doping era sistematico, che ha idolatrato il miracolato Armstrong, per poi dire che negli anni 2000 il programma di doping era di uso comune. E’ lo stesso ambiente che ora porta i vari Froome e Nibali su un palmo di mano, ma che probabilmente da qui a 10 anni verranno a galla nuove frontiere di imbroglio (vedi motorini elettrici).

Credo che alla fine vinca sempre il migliore. Credo che per fare 250 km sotto la pioggia o il sole cocente, non bastino solo 500ui di Epo. Credo che il ciclismo sia uno sport per chi ha le palle, ed è per questo che comunque, continua dannatamente a piacermi.

Autore: Filippo

Quando Marino Basso ha vinto il mondiale di Gap avevo poco più di un mese. Sono ciclista per passione e tradizione di famiglia. Quando esco in bici riesco a non pensare a niente. E' uno stato privilegiato. Di silenzio, pace, serenità. L'unica cosa che riesco a percepire, è il ritmo del mio respiro. Quello che mi fa sentire veramente vivo.

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