34×26

It's not over till it's over


Lascia un commento

Val Senales-Maso Corto 2011mt

val senales2Oggi il tempo non era previsto buono e ormai le occasioni per uscire in bici in vacanza stavano per terminare. Invece il cielo stamattina era abbastanza limpido, così nel giorno del mio compleanno ho voluto farmi un bel regalo. Con la stanchezza nelle gambe del Rombo sono salito verso la Val Senales, che dalla Val Venosta in località Compaccio, arriva fino ai 2011mt del Maso Corto, dove finisce la strada.

Lungo la salita sono stato tentato più di una volta di tornare indietro, per le pendeze dure, qualche tunnel e molta pesantezza nelle gambe. Ma poi, dopo Madonna di Senales, il sole è tornato a fare capolino. L’aria frizzante, il profumo intenso dei prati, il blu cobalto del lago mi hanno dato la carica.

Ho pedalato dove sogno sempre di stare, tra vacche, baite, silenzio e aria pura, con un fresco rivolo che non ti permette di sudare, senza traffico: in pace. Ho realizzato un piccolo-grande desiderio nato durante l’inverno e non potevo regalarmelo che oggi.

Val Senales-Maso Corto


1 commento

Timmelsjoch Hochalpenstrasse 2509mt

tim1Per la quarta volta oggi mi sono arrampicato in cielo, fin sul Passo del Rombo, o Timmelsjoch, la salita a cui sono più affezionato. Ero un trentenne alle prime armi in bici, quando con un pò di incoscienza e curiosità, sono salito fin quassù per la prima volta. Mi sono innamorato subito di questa strada e di questi posti, una salita lunga, dura, esigente, che ti chiede il massimo e che non puoi sottovalutare.

Ogni quattro-cinque anni ci torno, anzi “ci devo” tornare. Quando voglio pormi un obiettivo elevato, quando mi sento giu, quando le gambe e i bei giri cominciano a essere un ricordo, allora incomincia la strada verso il Timmelsjoch. Per me ci vogliono mesi di preparazione, sacrifici e fatica, ma poi quando arrivi, anche se ci sono 10° come oggi,  il cielo è coperto e fa freddo, tutto mi sembra pieno e realizzato, perchè penso: ce l’ho fatta un’altra volta!

Timmelsjoch Hochalpenstrasse 2509mt


1 commento

Scatti dal Timmelsjoch

rombo1La giornata non era splendida come avrei sperato, ma ai 2509mt di altezza ti puoi aspettare veramente di tutto.

rombo8Gli ultimi 9 km sono interminabili. Duri, sempre sopra il 10% con pochi tratti per respirare. Si sale in apnea.

rombo7Poi scendendo ti volti indietro, vedi le pendenze e pensi: “Sono veramente salito di qui?”


Lascia un commento

Passo della Borcola-Serrada-Passo Vezzena 2215mt

IMG-20150722-00173Oggi non era previsto un giro in montagna, ma un inaspettato giorno di ferie e la possibilità di pedalare in compagnia, mi hanno fatto svegliare prima dell’alba, per salire sul passo della Borcola dal versante più duro, quello che sale da Posina verso il Trentino.

E’ stato un viaggio anche nei ricordi, visto che erano quattro anni che non venivo da queste parti, tra Veneto e Trentino, in un’atmosfera completamente silenziosa, al fresco, dove anche le pendenze ardue della strada, mi sono sembrate dolci.

Le strade poi erano quasi deserte visto il giorno feriale e questo mi ha fatto apprezzare ancora di più i profumi e i colori della montagna. L’acqua fresca delle frequenti fontane mi ha rigenerato, pensando all’afa e all’umidità che avvolge la pianura.

La fatica di domenica si è fatta sentire verso la fine, ma l’immancabile appuntamento all’Osteria del Termine, con pane vezzena e cipolline, mi ha dato l’energia per l’ultimo sforzo. Poi la lunga picchiata verso casa, tra paesi solitari e assolati.

Passo della Borcola-Serrada-Lavarone-passo Vezzena


2 commenti

Tonezza-Passo Coe-Lavarone-Vezzena 2400mt

toraroOggi era necessario fuggire dall’afa opprimente e insopportabile della pianura. In un’ora di macchina sono ad Arsiero e da lì parte la salita verso i 1897mt del Monte Toraro. Salgo verso Tonezza dalla vecchia strada, ora chiusa al traffico, in località Barcarola. E’ una lingua d’asfalto che sale per 23 tornanti, immersa nel bosco, dove per ben due volte dopo un tornante, trovo un giovane stambecco fermo che mi osserva. Rallento, mi fermo. Lui mi guarda. Io lo guardo. Poi con tutta calma si rituffa (letteralmente) nel bosco. Semplicemente splendidi.

Lungo la salita il fresco aumenta e man mano che salgo il traffico si fa sempre più rado. Sono località turistiche poco affollate, paesi che hanno conosciuto il boom negli anni ’80, e che ora vivono di quiete e tranquillità. Al bivio dei Fiorentini, prendo a sinistra verso il passo Valbona e in completa solitudine arrivo in cima. Sono le strade che preferisco, senza il genere umano chiassoso e invadente, sempre poco rispettoso dell’ambiente circostante.

Monte ToraroEntro in Trentino scollinando il Passo Coe e la discesa verso Folgaria. Qui il traffico si fa piu sostenuto e con un mangia-e-bevi fino a Lavarone inizio la salita verso il Vezzena e il rientro in Veneto. Le energie sono al lumicino, così decido di fermarmi all’Osteria al Termine, per un panino con formaggio Vezzena. Locale vecchia maniera, a conduzione familiare, con profumi e aromi che mi avrebbero invitato a fermarmi anche a pranzo.

Pane e VezzenaLa parte finale è stato come tuffarsi in un forno incandescente lungo i tornanti che da Rotzo portano a Pedescala: il fresco dei monti è già un ricordo. Non bisognererebbe mai scendere, nè rientrare a casa.

Tonezza-Passo Valbona-Passo Coe-Lavarone-Vezzena


Lascia un commento

Froome e i watt sospetti

Chris-Froome-744x445Ieri Froome ha sbaragliato la concorrenza in modo disumano e imbarazzante, nella prima tappa pirenaica del Tour. E’ tornato ai livelli del 2013, visto che nel 2014 al Tour era caduto e poi alla Vuelta, inspiegabilmente, non andava così forte.

Si è fatto un gran parlare di watt e potenza e i sospetti che si tratti di un nuovo Lance Armstrong sono tornati prepotentemente alla ribalta. Pare che abbia spinto tra i 600 e i 700 watt lungo tutta la salita, con 108 pedalate al minuto: francamente, per uno che pesa sui 62 kg, sembrano dati imbarazzanti. Per intenderci Contador, nella tappa del Mortirolo, recuperando su Landa e Aru, spingeva a 400 watt.

Ma non è solo questo che fa pensare. La Sky non vuole rendere pubblici i wattaggi del suo campione keniano (probabilmente perchè troppo esagerati) anche se pare che qualche hacker sia riuscito a entrarne in possesso. Si parla di quasi 700 watt nella tappa del Ventoux 2013.

Io mi chiedo: se veramente non hanno nulla da nascondere (come continuano a ripetere) perchè non renderli pubblici? E’ proprio questa poca trasparenza che alimenta il sospetto. Troppe volte in passato siamo stati scottati da doping sotterranei, scoperti anni dopo, con l’evoluzione (tardiva) dell’antidoping.

Per il momento ci si deve fidare e la mano sul fuoco non la si mette per nessuno. Resta il sospetto. E la Sky e il suo nuovo fenomeno bianco non vogliono fare nulla per dissiparlo.


Lascia un commento

Paolini e il doping di serie B

hi-res-7bc43555dcdfe16db3146623f22020be_crop_northLa positività di Luca Paolini a un metabolita della cocaina è l’ennesima figura di merda fatta dal ciclismo, nel momento dove l’attenzione dei media sulle due ruote è massima, vista la concomitanza con il Tour de France. Non si capisce come mai le notizie sul doping rimbalzino in prima pagina su tutti i notiziari (come se fosse una novità), per poi passare nel dimenticatoio quando si torna a parlare di ciclismo “giocato”. Quello che mi lascia basito e deluso, non è tanto la notizia in sè, ma i commenti e le giustificazioni che sono state date, dal corridore stesso e poi da una certa parte di giornalisti.

Paolini ha farfugliato qualche giustificazione (“Farò il possibile per capire come sia stato possibile”) cercando di passare sempre come la vittima sacrificale, per poi passare addirittura ad accusare (“Di cattiveria al mondo ce n’è a strafare”), giusto per spostare l’attenzione verso altri “ipotetici cattivoni” invece che concentrarsi sul suo stupido comportamento.

Ma il colpo da maestro l’ha dato Andrea Berton, ex giornalista di Eurosport, ora in Gazzetta, che sul suo profilo Twitter ha scritto: “Si prende la cocaina per debolezza, non per andare più forte. Il Gerva ha sbagliato, ma per me non è un dopato”.

Mi stupisce sempre come una certa fetta di giornalisti del settore tendano sempre a difendere a oltranza alcuni corridori, perchè magari a loro sono simpatici o solamente perchè li hanno sempre considerati puliti. E’ stato così con Ballan, Basso e ora con Paolini, mentre con altri vedi Rebellin e Di Luca si sono accaniti in maniera violenta e reiterata, lanciandogli contro la croce del doping. Per loro il doping diventa di due categorie, dove da una parte ci sono i bravi corridori che commettono degli sbagli che si possono perdonare, mentre dall’altra ci sono i farabutti imbroglioni, che non meritano una seconda chance.

Io non sono un tecnico analista dell’UCI, ma se la cocaina e i suoi metaboliti sono nella lista proibita, un motivo ci sarà. Mi risulta che la cocaina sia un eccitante, ma forse i giornalisti sportivi, espertoni di ciclismo, hanno una seconda laurea in medicina forense. Non sono per criminalizzare tutti i dopati, ma neanche per salvarne qualcuno e affossare tutti gli altri. Purtroppo l’antidoping è fatto di regole poco chiare e soprattutto non eque (vedi la disparità di trattamenti tra le varie federazioni) e finchè le cose resteranno così, ci saranno i furbi che la passeranno liscia, magari con una pacca sulla spalla, mentre i coglioni verranno bruciati sulla pira del fuoco purificatore. Speriamo solo che l’idiozia di Paolini sia la prima e l’ultima di questo Tour e che si torni a parlare di ciclismo in corsa.

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 66 follower