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It's not over till it's over


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Il Tour della noia

E’ stato il Tour più noioso degli ultimi 20 anni, e forse anche di più. Elettroencefalogramma piatto dal punto di vista emozioni, scatti, tattica di corsa, sorprese. Partecipanti anonimi, scialbi, quasi come paracarri piantati lungo le salite-autostrade della corsa più “importante” del mondo (??).  Se a un certo punto in classifica, dopo il Lance inglese, c’erano Mollema e Yates, e poi ancora Bardet e un inchiodatissimo Quintana, penso che il livello medio della corsa sia stato molto basso.

Tutti arroccati a difendere i loro punticini UCI, con la sola eccezione dei due Astana-boys, Nibali e Aru, che hanno provato a modo loro a risvegliare i dinosauri addormentati della corsa (e gli spettatori davanti alla tv). Anche la solita sceneggiata dello champagne bevuto nella tappa-farsa-passerella di Parigi, ormai ha stancato: ad uso e consumo dei soli partecipanti, mentre noi a casa sprofondati sul divano con la bava sul cuscino, in attesa di essere risvegliati dalla volata finale.

L’unica emozione degna di nota è stata la tappa del Ventoux, con la caduta e la rincorsa a piedi di Vroome, che gli organizzatori hanno pensato bene di cancellare, inventandosi a piè pari dei nuovi regolamenti ad hoc, per difendere la loro faccia sporca e la figura di merda che avevano fatto di fronte al pianeta delle due ruote.

Altra (unica) eccezione il campione del mondo Sagan, maglia verde per la quinta volta consecutiva, il solo che corre sempre con il coltello tra i denti, anche a costo di perdere, ma sempre con l’intenzione di fare spettacolo per strada.

Sicuramente il tanto bistrattato Giro era stato più emozionante, con le roi Nibali autore di una rimonta che aveva appassionato anche gli ignoranti di ciclismo, come non accadeva dai tempi di Pantani. Peccato che il Giro non se lo caghi nessuno, collocato in un momento della stagione sfortunato, quando tutti si vogliono preparare per fare le belle statuine al presepio francese.

Se questo è il ciclismo, sogni d’oro a tutti. Mi vien da rimpiangere qualche bel caso di doping: almeno lì si ascoltava qualcosa di interessante.

 


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Il Tour della vergogna

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Oggi al Tour de France, la corsa più importante del mondo in bici, abbiamo assistito a uno spettacolo pietoso e imbarazzante. L’accorciamento della tappa del Ventoux, per problemi legati al vento, aveva accorciato il percorso di 6km. Quindi TUTTE le persone che da giorni si erano posizionate al di sopra di tale quota, si sono riversate verso valle, per poter assistere alla tappa: si parla di circa 300.000 persone che hanno assiepato l’ascesa monca del monte Calvo.

Probabilmente l’organizzazione francese ha sottovalutato l’impatto dell’accorciamento della tappa sull’ordine pubblico e nonostante abbia transennato l’ultimo km di corsa, l’affetto dei tifosi è stato troppo debordante. Detto questo e fatte le dovute critiche alla grandeur parigina, arriviamo al peggio. ASO ha deciso di neutralizzare la tappa, “a modo suo” cioè solo per il pupillo SKY Froome, addebitandogli il tempo di Mollema, che era caduto con lui e che poi aveva proseguito dopo l’incidente.

Non si era mai vista una applicazione delle regole così discrezionale (quali regole poi?). L’organizzazione fa e disfa a suo piacimento il regolamento, a seconda delle simpatie o antipatie verso squadre e corridori, o a seconda di quanti soldi riceve in sponsorizzazioni dai vari team, e in questo caso ben si capisce perchè abbiano voluto aiutare le tasche piene della Sky.

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Per me la scena di Froome che corre a piedi verso il traguardo resterà una delle più belle e affascinanti di sempre, simbolo di un attaccamento e abnegazione verso il risultato finale. Per una volta il Tour era uscito dalla noia mortale che lo attanaglia da sempre e aveva creato uno spettacolo diverso e fruibile anche ai neofiti delle due ruote.

In fondo il keniano bianco aveva perso solo pochi secondi e con due colpi di pedale si sarebbe ripreso la maglia gialla già domani nella crono (mica aveva perso mezz’ora). Invece ci ritroviamo con un giochino tenuto insieme da un gruppo di politicanti sportivi, che orchestrano la loro baracca, senza preoccuparsi di conseguenze e opinione pubblica.

Ci si scandalizza per un atleta trovato positivo (del tutto normale a mio parere nello sport di oggi) ma io sono rimasto molto più schifato dalla gestione mafiosa che ASO ha avuto oggi. Se loro vogliono fare le regole a loro piacimento e cambiarle a seconda dei loro interessi, va bene. Da domani per me non esisterà più il Tour.

PS: In serata Prudhomme, CEO del Tour, ha giustificato la scelta di ridare la  maglia gialla a Froome per le “circostanze eccezionali” che sono avvenute e comunque hanno voluto rispettare il vantaggio guadagnato fino a lì su Quintana e gli altri. Cioè si sono arrogati il diritto di decidere che da un certo punto della tappa in poi non sarebbe successo più nulla. Per fortuna a Froome non hanno regalato un altro minuto extra sul povero Nairo, vista la giornata-no del colombiano, dato che sanno anche predire il futuro.


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Froome e i watt sospetti

Chris-Froome-744x445Ieri Froome ha sbaragliato la concorrenza in modo disumano e imbarazzante, nella prima tappa pirenaica del Tour. E’ tornato ai livelli del 2013, visto che nel 2014 al Tour era caduto e poi alla Vuelta, inspiegabilmente, non andava così forte.

Si è fatto un gran parlare di watt e potenza e i sospetti che si tratti di un nuovo Lance Armstrong sono tornati prepotentemente alla ribalta. Pare che abbia spinto tra i 600 e i 700 watt lungo tutta la salita, con 108 pedalate al minuto: francamente, per uno che pesa sui 62 kg, sembrano dati imbarazzanti. Per intenderci Contador, nella tappa del Mortirolo, recuperando su Landa e Aru, spingeva a 400 watt.

Ma non è solo questo che fa pensare. La Sky non vuole rendere pubblici i wattaggi del suo campione keniano (probabilmente perchè troppo esagerati) anche se pare che qualche hacker sia riuscito a entrarne in possesso. Si parla di quasi 700 watt nella tappa del Ventoux 2013.

Io mi chiedo: se veramente non hanno nulla da nascondere (come continuano a ripetere) perchè non renderli pubblici? E’ proprio questa poca trasparenza che alimenta il sospetto. Troppe volte in passato siamo stati scottati da doping sotterranei, scoperti anni dopo, con l’evoluzione (tardiva) dell’antidoping.

Per il momento ci si deve fidare e la mano sul fuoco non la si mette per nessuno. Resta il sospetto. E la Sky e il suo nuovo fenomeno bianco non vogliono fare nulla per dissiparlo.


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Paolini e il doping di serie B

hi-res-7bc43555dcdfe16db3146623f22020be_crop_northLa positività di Luca Paolini a un metabolita della cocaina è l’ennesima figura di merda fatta dal ciclismo, nel momento dove l’attenzione dei media sulle due ruote è massima, vista la concomitanza con il Tour de France. Non si capisce come mai le notizie sul doping rimbalzino in prima pagina su tutti i notiziari (come se fosse una novità), per poi passare nel dimenticatoio quando si torna a parlare di ciclismo “giocato”. Quello che mi lascia basito e deluso, non è tanto la notizia in sè, ma i commenti e le giustificazioni che sono state date, dal corridore stesso e poi da una certa parte di giornalisti.

Paolini ha farfugliato qualche giustificazione (“Farò il possibile per capire come sia stato possibile”) cercando di passare sempre come la vittima sacrificale, per poi passare addirittura ad accusare (“Di cattiveria al mondo ce n’è a strafare”), giusto per spostare l’attenzione verso altri “ipotetici cattivoni” invece che concentrarsi sul suo stupido comportamento.

Ma il colpo da maestro l’ha dato Andrea Berton, ex giornalista di Eurosport, ora in Gazzetta, che sul suo profilo Twitter ha scritto: “Si prende la cocaina per debolezza, non per andare più forte. Il Gerva ha sbagliato, ma per me non è un dopato”.

Mi stupisce sempre come una certa fetta di giornalisti del settore tendano sempre a difendere a oltranza alcuni corridori, perchè magari a loro sono simpatici o solamente perchè li hanno sempre considerati puliti. E’ stato così con Ballan, Basso e ora con Paolini, mentre con altri vedi Rebellin e Di Luca si sono accaniti in maniera violenta e reiterata, lanciandogli contro la croce del doping. Per loro il doping diventa di due categorie, dove da una parte ci sono i bravi corridori che commettono degli sbagli che si possono perdonare, mentre dall’altra ci sono i farabutti imbroglioni, che non meritano una seconda chance.

Io non sono un tecnico analista dell’UCI, ma se la cocaina e i suoi metaboliti sono nella lista proibita, un motivo ci sarà. Mi risulta che la cocaina sia un eccitante, ma forse i giornalisti sportivi, espertoni di ciclismo, hanno una seconda laurea in medicina forense. Non sono per criminalizzare tutti i dopati, ma neanche per salvarne qualcuno e affossare tutti gli altri. Purtroppo l’antidoping è fatto di regole poco chiare e soprattutto non eque (vedi la disparità di trattamenti tra le varie federazioni) e finchè le cose resteranno così, ci saranno i furbi che la passeranno liscia, magari con una pacca sulla spalla, mentre i coglioni verranno bruciati sulla pira del fuoco purificatore. Speriamo solo che l’idiozia di Paolini sia la prima e l’ultima di questo Tour e che si torni a parlare di ciclismo in corsa.


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Vive le Tour!

map_routeArriva il caldo di Luglio e con lui il Tour de France, la corsa più importante del mondo. Per tre settimane tutti gli occhi delle due ruote saranno puntati in terra francese, visto che mai come quest’anno la vittoria finale sarà incerta. Se la contenderanno Chris Froome, Alberto Contador, Vincenzo Nibali e Nairo Quintana, nel mio ordine personale di favoriti.

Non ci saranno crono disumane (come al Giro) e la prima settimana sarà molto simile alle classiche del Nord, quindi molto battagliata. Tutti dovranno fare corsa di testa fin da subito, perchè una caduta o un ventaglio, potrebbero rovinare mesi di preparazione. Le montagne sono ben distribuite e nel complesso devo dire che negli ultimi anni (a parte il 2012 con una corsa disegnata per far vincere Wiggins) gli organizzatori di Aso si sono dati da fare per rendere il percorso bello e interessante.

Spero solo che i quattro favoriti si affrontino sulle strade francesi fino all’ultimo giorno e non debbano subire cadute o infortuni. E’ vero che fanno parte della corsa, ma vincere con tutti in gara, non è la stessa cosa che vincere per ritiro altrui.

E allora fullgas e Vive le Tour!

 


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Rovereto-Monte Bondone 1640mt

vason1Oggi ultimo giorno di vacanza in terra trentina e nonostante la fatica dei giorni scorsi, ho voluto regalarmi un altro bel giro. La giornata era splendida, così ho scelto di salire sul Monte Bondone, via Aldeno e Garniga vecchia, il versante più duro ma anche il più solitario.

asinelli3Lungo la salita ho fatto un simpatico incontro con una famigliola di asinelli. Ho condiviso con loro un pò del cibo che avevo con me. Poi ho ripreso a salire, tra il sole il cielo azzurrissimo e la fatica che si faceva sempre più sentire. Però sono riuscito comunque ad arrivare in cima, assaporando il clima fresco, il profumo del bosco e il silenzio che tutt’intorno mi accompagnava.

bondone3E’ sempre un peccato dover scendere, ma oggi in particolare non volevo più venir giu. Forse perchè era l’ultimo giorno, forse perchè con giornate così in montagna, tra erba e solitudine, si riesce a respirare la quiete e la pace.

Rovereto-Monte Bondone (via Aldeno-Garniga vecchia)


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Tour 2015: partageons la passion!

>>>ANSA/TOUR: NIBALI CONQUISTA LE ALPI NEL GIORNO DI BARTALI“Partageons la passion”: condividiamo la passione, e’ il claim scelto per il Tour 2015, definito dal direttore generale della corsa, Christian Prudhomme, “la massima espressione della bicicletta“.  La solita grandeur francese ha fatto da apripista alla presentazione della corsa, che dalle prime impressioni sembra più favorevole agli scalatori, che ai classici cronoman o passisti. Colpisce soprattutto la pochezza delle cronometro (solo 14km individuali), niente a che vedere con le mostruosità del passato. Tanto per intenderci nel 2012 il treno Wiggins riuscì a vincere solo grazie ai 100km a crono, messi gentilmente a disposizione da ASO.

Ma il vero cambio generazionale sta nelle prima settimana, dove al posto delle noiosissime tappe piatte di pianura, con scontato arrivo in volata, sono state inserite frazioni nervose, con finali “da garagisti” (cit. Diavolo88) alla Purito Rodriguez per intenderci, con muri, cotes e anche il pavè.

I francesi non fanno nulla per nulla e se hanno deciso di stravolgere il solito copione della corsa francese è sicuramente per favorire i corridori di casa (Peraud, Pinot, Bardet e Riblon), notoriamente deboli a cronometro, ma che possono dire la loro in salita. Molte critiche si sono levate, soprattutto per il poco rispetto per i velocisti e i cronoman (vedi LeFevere DS OmegaPharma, quello di Cavendish per intenderci), ma gli organizzatori sanno bene che hanno in mano la corsa ciclistica più importante del mondo e possono decidere senza pressioni, fregandosene dei pareri altrui.

A questo punto sembra positiva la scelta del Giro di sparare una mostruosa crono da 60km, scelta forse azzardata,casuale e fortunosa, ma che rischia di portare in Italia ciclisti più quotati, in primis Chris Froome, che potrebbe tentare la doppietta Giro-Vuelta. A proposito di doppiette, Nibali e Contador sembrano voler tentare l’accoppiata Giro-Tour, ma allo stato attuale delle cose, sembra difficile poter mantenere un picco di forma per 3 mesi consecutivi. Meglio appunto tentare il Giro-Vuelta. Di sicuro sarà un Tour interessante e divertente e non è poco!