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It's not over till it's over


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Sfide Pantani: la solita minestra

pantani-alpe-dhuezIeri sera ho guardato lo speciale di Sfide dedicato a Pantani, più che altro per curiosità, per vedere se era lo stesso (peraltro ottimo) servizio di qualche anno fa, sempre di Rai 3. Con mia grande delusione ho dovuto constatare che le immagini erano (ovviamente) le stesse, mentre è cambiata solo l’età degli intervistati: insomma la solita minestra su Pantani, che ci appioppano ormai da anni.

Nulla da eccepire su Alex Zanardi, accattivante conduttore, nonchè uomo di spessore, ma ho l’impressione che Sfide e Rai 3 abbiano voluto dare una lucidata al vecchio servizio su Pantani e spararlo ad inizio anno giusto per garantirsi subito una buona audience.

Credo che sul Pirata si sia detto di tutto e di più, ma c’è ancora qualcuno che vuole sfruttarlo, come hanno fatto del resto quelli che lo hanno condannato ingiustamente a livello sportivo e quelli che poi lo hanno portato alla morte.

Io lo voglio ricordare come un grande ciclista, che mi ha emozionato tantissimo, come nessun’altro dopo di lui. Però “le sue vittorie rimangono impresse nel cervello e nel cuore” (cit. Adriano De Zan) e non dovrebbero essere tirate fuori continuamente solo per fare cassa.

A Sfide e Rai 3, cui peraltro faccio i miei complimenti per la qualità dei servizi, suggerirei di cambiare rotta e argomento, senza toccare sempre Pantani o le solite troppe ripetitive puntate sul calcio italiano (non se ne può più!). D’altronde l’Italia è un paese di calcioignoranti e l’arena ha bisogno del suo sangue.

 


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No nirvana no party

iStock_000007042359LargeNon è stato un anno brillante, con vari imprevisti che hanno interrotto la crescita della forma e un meteo decisamente poco estivo nel momento clou della stagione. A febbraio mi sono sottoposto a un’artroscopia a un menisco e questo mi ha fatto ritardare l’inizio della stagione a metà marzo. Poi a metà maggio, quando cominciavo a vedere i primi risultati dell’allenamento, mi sono dovuto fermare un altro mese per una bronchite piuttosto pesante, con il risultato di trovarmi a metà giugno con la forma praticamente a zero.

Dopo aver patito e faticato, a inizio agosto sono tornato in linea di galleggiamento, ma mi sono imbattuto in un fine estate piovoso e freddo, che non mi ha dato la possibilità di trasformare tutta la mia fatica in soddisfazione, cioè qualche bel giro in montagna.

Chi pratica lo sport con una certa regolarità, sa apprezzare il sottile piacere del far fatica, che riesci a realizzare solo se accompagnata da costanza e dedizione. Così lo sforzo diventa quasi una “droga” benefica, perchè man mano che l’allenamento cresce, ci si possono permettere impegni sempre più lunghi e quindi divertenti. E’ come superare una soglia, oltre la quale si pedala appunto nel “nirvana” (il fine ultimo della vita, lo stato in cui si ottiene la liberazione dalla sofferenza, secondo Buddha)

Purtroppo sotto questa soglia, cioè quando ti alleni poco di frequente, diventa tutto un girone dantesco di fatica quasi inutile, perchè si continua sempre a correre contro vento. In poche parole si soffre, ma senza provare soddisfazione.

Negli ultimi 3 anni ho cambiato radicalmente l’orario di lavoro, con molto meno tempo libero durante la settimana e la domenica come unico giorno a casa. Faccio tutt’ora molta fatica a coniugare un buon allenamento in bici con una giornata lavorativa, del resto gli anni passano anche per me, se poi ci si mette anche il meteo il risultato non può che essere il sopracitato girone dantesco.

Ora sono fermo, in attesa di riprendere a pedalare con l’anno nuovo. Non so cosa aspettarmi da questo 2015. Non credo sarà più possibile raggiungere i picchi del 2011, ma se potessi esprimere un desiderio, vorrei almeno riuscire ad allenarmi con continuità e tornare a godermi la fatica. Happy New Year!


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Titanio-Carbonio 2.0

t2Pedalo su una bici in titanio dal 2008 ormai e non farei a cambio con nessun’altra in carbonio, sia per l’estetica (il grigio e l’assenza di scritte sono incomparabili) che per la comodità.

In particolare il telaio in titanio offre un comfort che il carbonio non può eguagliare. Per essere più corretti, penso che la cosa migliore che il telaio in titanio sappia fare, sia quella di avere tra le proprie caratteristiche la perfetta unione di comodità e rigidità, sfumature che spesso sono in completa antitesi sui telai in carbonio.

In più la bellezza del telaio in titanio è che sfugge alle mode del momento rendendolo sempre attuale e mai fuori moda. Come ho detto sopra, il colore grigio e la completa assenza di colorazione gli rendono una bellezza che non conosce il passare del tempo.

Riporto questo articolo a firma di Giorgio Perugini, che ha avuto la fortuna di provare la nuova Passoni Top Force W in Titanio.

 


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Primavera ciclistica

pink-pescoQues’anno la mia stagione partirà inevitabilmente tardi, nonostante la primavera sia alle porte e il sole ci faccia compagnia da molti giorni. Sono ancora reduce dall’intervento al menisco, che mi ha costretto a casa per più di un mese, ma forse si vede un pò di luce in fondo al tunnel.

La bici è scesa dalla mansarda al soggiorno, il vestiario ha cominciato ad uscire dall’armadio, le scarpe dalla loro scatola. In lontananza i colli mi salutano tutte le sere con dei bellissimi tramonti e sembrano quasi chiedermi quando andrò a trovarli.

Questione di qualche giorno ancora e poi riprenderò a pedalare e a respirare, senza programmi, senza fretta, ma solo per il piacere di stare con due ruote nel verde.


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Artroscopia

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Mentre i ciclisti seri sono al caldo dell’Australia a preparare la stagione, ieri ho portato la mia specialissima per il tagliando di inizio stagione, speranzoso di poter cominciare a pedalare presto, approfittando del mite inverno.

Invece oggi la doccia gelata (anche se attesa in realtà) visto che il 3 febbraio andrò sotto i ferri per una artroscopia, per sistemare un menisco dolorante. E’ stato il regalino che mi ha lasciato il tennis (praticato per qualche mese fino a dicembre), perchè so che la bici di questi scherzi non ne fa.

Dovrò fare di necessità virtù, portando pazienza e posticipando l’inizio della stagione almeno a marzo: almeno la bici sarà pronta ad aspettarmi.


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Japan by bicycle

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Un mese dopo il terremoto in Giappone 2011, tre ragazzi hanno pedalato per 3500 km e 43 giorni, lungo tutto il paese, per sensibilizzare e raccogliere fondi per la tragedia di Fukushima. E’ stata una vera esperienza on the road, conoscendo la gente e respirando l’aria del vero oriente. E mi sono detto: perchè no?

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