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It's not over till it's over


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These are the days of my life

Passati 5 mesi su 7 effettivi di stagione ciclistica. Ho raccolto molto meno di quello che mi aspettavo, per svariati problemini e contrattempi, ma la cosa più fastidiosa è questa forma che tarda a ritornare. In primavera per la pioggia, a giugno per una influenza intestinale che mi ha fatto mettere piede a terra, ora l’afa canicolare padana. C’è sempre un motivo (come dice l’Adriano nazionale).

I numeri mi confortano perchè mi dicono che sto pedalando meglio degli anni scorsi, come numero di uscite, chilometraggio e aumento di quota, quasi al livello dell’anno mirabile 2011, eppure a me sembra di andare piano, molto più piano, a volte quasi fermo. Non è stanchezza da poco allenamento, quella che sento di solito in primavera quando comincio ad allungare un pò i giri. Sono gambe dure, pesanti, che non vanno insomma.

Le fredde cifre non dicono mai tutto perchè la bici è fatta anche di sensazioni, motivazioni e momenti personali di vita, però resta il fatto che sono qui alla fine di luglio a smadonnare perchè le gambe sono imballate, non rispondono come vorrei e non mi permettono di fare i giri che mi rimarebbero poi impressi nella bacheca del cuore.

Ma come ho sempre pensato e come la bici mi ha insegnato: it’s not over till it’s over, non è finita finchè non è finita. Ho ancora due mesi buoni davanti a me e continuerò a spingere finchè qualcosa di buono salterà fuori.

Arquà-Calaone-Monte Gemola-Valnogaredo-Bagnara Alta


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Giostra ferma

calcinculo.2

Dopo il giro sull’altipiano di Asiago mi ero preso i classici giorni di scarico, per poi riprendere a salire. Dopo il terzo giro però è suonato l’allarme: gambe un po’ vuote e dure. Ho cominciato al solito l’elenco degli ipotetici motivi: il caldo, la stanchezza legata alle notti di lavoro, un bicchiere di vino di troppo  etc.

Poi parlando col Roby, abbiamo pensato ad un’altra possibilità: la mancanza di fondo. Io d’inverno non pedalo proprio, mentre sarebbe importante fare la base per la stagione estiva. Questa abitudine non mi causava particolari cali di forma durante l’anno, però nelle ultime 2-3 stagioni, ho notato purtroppo un aumento della frequenza di questi “buchi di forma”, con un concomitante calo generale a metà estate. Dovrò affrontare la questione il prossimo inverno, anche se continuo a non sopportare la bici con il freddo.

Per ora, continuo con la filosofia che mi ha tramandato mio pà, “la goccia continua”, cioè il continuare a uscire, senza strafare, aspettando che il momento nero passi.

Cingolina-Roverello-Calaone-Bagnara Alta


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Manghen e Rombo sempre nel cuore

manghen 2010Ogni ciclista ha la sua salita preferita, quella che ha fatto più volte di tutti o che lo mette in crisi ogni volta. Io ne ho due a cui sono affezionato, diverse ma anche molto simili. Una è il passo Manghen da Borgo Valsugana e l’altra è il passo del Rombo o Timmelsjoch Hochalpenstrasse da San Leonardo in Passiria.

Ho affrontato il Manghen per la prima volta nel 1994, con la bici in acciaio di mio pà, in compagnia di quattro amici, un pò incoscienti come me. Poi un lungo passaggio fino al 2001-2002, con la mia prima bici, sempre in acciaio. Altro giro, altra corsa, altro regalo nel 2005-2006, per concludere con l’ultima ascesa nel 2010, a fine agosto, con una temperatura già autunnale. Non ci sono salito nell’anno di grazia 2011, forse l’unico momento dove non avrei patito il duro finale. Totale 6 ascese.

manghenIl Manghen mi ha sempre messo in difficoltà. Salita abbastanza lunga, dove è bene tenersi sempre qualcosa in tasca, perchè negli ultimi 9.5 km (da Valtrighetta in poi) non molla più: stabile sopra il 10%. In questo assomiglia al Rombo, che è un pò più lunga, con un tratto centrale dove poter recuperare, ma che negli ultimi 9 km (anche qui) non ti dà respiro.

rombo 2002

romboIl passo del Rombo è molto più suggestivo, perchè arriva più in alto, sconfina in Austria e ha dei paesaggi molto più spettacolari (oltre che essere più lontano da raggiungere). L’ho affrontato per la prima volta nel 2002, per poi salirci con una certa regolarità nel 2007, 2011 e 2015. Di questa ascesa ricordo sempre le difficoltà degli ultimi duri km, anche se con il passare degli anni vengono addolcite dall’oblio della memoria. Totale 4 ascese.

rombo5Ora è tempo di tornare a calcare le strade del lupo della Sportful, per ricordare quand’ero più spensierato e un pò più incosciente. Forse ero meno preparato fisicamente e mentalmente, ma ero anche molto più giovane. Quest’anno si torna sul mio primo 2000, quello che mi è sempre rimasto nel cuore.


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Wilier, sgarbo e scortesia

Wilier-Logo1Giusto nei giorni scorsi mi ero imbattuto nella bellissima superleggera in acciaio prodotta da Wilier Triestina, con sede in Rossano Veneto (VI). Così sono andato sul sito e poi ho telefonato direttamente all’azienda, per scoprire che non hanno uno straccio di show-room per far visionare ai potenziali clienti le loro “creazioni”. La gentile operatrice telefonica mi dice di cercare nel sito i rivenditori e di andare a vedere nei negozi (cioè negozio per negozio).

Così faccio e trovo un rivenditore vicino a casa (tale Punto Rosso Wilier-“come se fossimo a Rossano Veneto” cosi’ mi accoglie il ragazzo di bottega). Ovviamente di bici in acciaio neanche l’ombra (e posso capirlo essendo ormai un prodotto di nicchia per intenditori o nostalgici), però faceva bella mostra all’ingresso del negozio una Zero-7 da 14000 euro (si avete letto bene quattordicimila!). A parte che per spendere una cifra del genere per una bici, bisogna essere al limite del TSO (trattamento sanitario obbligatorio, riservato ai disturbati di mente), però se io fossi intenzionato a buttare tutti quei soldi per una due ruote, un pò più di pazienza e cortesia da parte del “venditore” mi avrebbero fatto piacere (ma che ovviamente non ho ricevuto).

Così torno a navigare sul sito Wilier e trovo il famoso Customer Service, altresì detto Servizio Clienti, dove espongo il mio problema scrivendo una e-mail. Dopo una notte di meditazione, mi risponde il suddetto servizio, dicendo che per risolvere la questione devo cercare sul sito i rivenditori (e vanti)  “perchè non hanno un’idea della giacenza dei singoli negozi”. A parte che mi interessava UNA bici e non una fornitura per una squadra, quindi presumo che all’alba del 2017 avranno un sistema computerizzato che fornisce informazioni su quante bici sono state prodotte e soprattutto su dove vanno a finire (vendute o meno). Ha concluso la sua e-mail, “dicendo di restare a disposizione”. Ma certo! Sono qui che te lo sto chiedendo! Tutti i passaggi da te suggeriti li ho già fatti e mi sono rivolto a te proprio perchè non ho risolto il problema!!

Riassumendo il Customer Service-Servizio Clienti, che si dovrebbe preoccupare di coccolare e seguire questi psicopatici pronti a spendere millemila euro per una due ruote, avrebbe risolto la questione dicendo: “Guarda il sito” (ma dai!). C’è da dire che la bici in questione, Superleggera in Acciaio equipaggiata con il miglior pacchetto, viene a costare quasi 7000 euro: se fossi disposto a comprarla non sarei uno psicopatico, però un caso umano con gravi turbe sociali potrei esserlo comunque. Di sicuro lo sarei se mi mettessi a telefonare a tutti i rivenditori del Veneto, chiedendo se hanno in casa tale bici. Mi chiedo: ma il servizio clienti che ci sta a fare?

Concludendo: l’evoluzione tecnologica della bici si è spinta a livelli economici da fuori di testa. Probabilmente c’è ancora in giro qualche traviato che ha ancora disponibilità monetaria da sprecare e finchè ci sarà, la cortesia e la gentilezza continueranno a mancare in questo settore di vendita.

Io resto della mia idea: il carbonio non mi piace esteticamente e sicuramente non vale tutti quei soldi. Sono un ciclista amatoriale, non un professionista: se devo limare il peso all’inverosimile, preferisco farlo su me stesso, tenendomi in forma e mangiando il giusto, così il connubio me-bici peserà poco, senza spendere una squintalata di soldi per una sella o un canotto in carbonio che pesi quasi come una piuma.


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La forma vien da sè e se ne va senza un perchè

roller-coaster-ftrNella testa di ogni ciclista amatore c’è l’idea che la forma sia uno stato in perenne miglioramento, come delle azioni in borsa in continuo rialzo. La realtà delle cose è ovviamente diversa perchè i cali di “gamba” sono sempre dietro l’angolo. Ci sono vari motivi che possono portare a questa scoraggiante situazione: troppi giorni di stop tra un’uscita e un’altra, alimentazione non regolata (con eccesso di vino a tavola), stanchezza e stress legati al lavoro o alla propria situazione personale e via dicendo, senza dimenticare uno dei motivi principali: non si sa perchè, ma accade.

Nell’ultimo mese di maggio appena passato, che solitamente mi serve per rifinire il fondo e approcciare le prime salite, ho “bucato” un paio di settimane (per di più consecutive) complice il solito meteo infame del “mese più bello dell’anno” e qualche giorno passato in ferie. In particolare ho dovuto concentrare tre quattro uscite ravvicinate, per poi veder dilatare il tempo in maniera vertiginosa, nell’attesa dell’uscita successiva.

Purtroppo “non è la somma che fa il totale” come diceva il grande Totò, perchè anche la successione temporale delle uscite ha una certa importanza. Il risultato è stata una forma poco brillante nelle ultime tre uscite di maggio, soprattutto in salita, quando speravo di arrivare ai primi di giugno un pò più brillante. Speriamo di star lavorando “par sotto come e patate”, cosi che anche gli allenamenti di questi giorni trovino frutto nelle prossime settimane, sempre meteo permettendo.

Calaone-Castelnuovo 111


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Northwave Extreme White Black

Extreme_80161016_51Ho sempre avuto una predilezione per le scarpe sportive bianche e quelle da bici non potevano essere diverse. A dire il vero non sopporto proprio il nero (sia scarpe che calzini) anche se qualcuno continua a pensare che il suo gusto retrò possa tornare di moda (vedi Nibali). Dopo aver lasciato Sidi per i noti problemi di pianta stretta, sono passato a Diadora (che avevo usato per prime tanti anni fa, prese in prestito da mio papà) che mi ha lasciato molto soddisfatto negli ultimi tre anni.

Ora comincio a guardarmi un pò in giro e tra le papabili per il mio piede lungo e largo ci sono Northwave, Gaerne, Diadora e S-Works. Direi che da un punto di vista prettamente estetico, le prime sopravanzano tutte le altre. Non resta che provarle e vedere come mi stanno.


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Andare in bici è questione di testa

4503b858372d5822763f4f007c55559eTutto ha bisogno di una motivazione e, aggiungo io, di una certa dose di serenità. Anche fare dello sport, che “sembra” un’attività poco intellettuale, ha bisogno della sua parte di concentrazione e testa. L’avevo percepito l’estate scorsa, quando ad agosto avevo perso la voglia di uscire in bici e avevo chiuso anticipatamente la stagione. L’ho realizzato meglio ora, quando mi sono ritrovato in una situazione emotivamente similare (causa problemi lavorativi).

Di solito a questo punto dell’anno sentivo “il richiamo della foresta” che mi riportava di prepotenza in strada, ma da qualche settimana vedevo tutto obnubilato e grigio. Nessun obiettivo all’orizzonte e zero desiderio di far fatica. Poca stima di me stesso e del mio corpo, attaccato come un naufrago a un pezzo di legno nella tempesta.

Per fortuna qualcosa è cambiato e uno spiraglio si è aperto. D’incanto sono tornato a prepararmi, a voler recuperare il tempo perso, a voler investire e costruire. Tutto è ri-nato dalla testa, dalla motivazione, dall’autostima.

Stamattina, in una giornata piovosa, sono tornato in palestra a pedalare (e domani replicherò). Ho ricominciato a guardare la bici in mansarda, pensando che è ora di farla scendere di un piano e cominciare a prepararla per l’anno nuovo.

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