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It's not over till it's over


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Il tram è morto! :-)

img_1254_sSulla linea Voltabarozzo-Stazione-Euganeo non viaggerà né il tram né il filobus. La Legge di stabilità ha infatti definitivamente dirottato altrove i fondi destinati un anno fa alla seconda linea del Sir.

Si salva quindi il bellissimo cuneo verde rappresentato dalla ciclabile “Sografi-Forcellini” che un comitato cittadino aveva difeso e portato all’attenzione dei media nei mesi scorsi durante le ultime elezioni per il sindaco di Padova.

Inutile ribadire che il tram sarebbe stata un’opera inutile e costosa, che avrebbe devastato una delle poche zone verdi della nostra città, senza peraltro migliorare la viabilità e il traffico. La realizzazione della prime due linee si erano dimostrate incompatibili con la struttura urbana della città, sia nel centro storico, che nei quartieri. Erano e sono tutt’oggi preferibili altre soluzioni di trasporto pubblico, che non devastino i quartieri, seppelliscano di cemento le poche aree verdi e non costringano i cicli a pericolose e irrazionali deviazioni.

Il tram di Padova, tanto quanto quello di Mestre, non ha migliorato il trasporto dei cittadini, generando altissimi costi gestionali e di manutenzione. Rinunciare ad una terza linea non significa perdere un’opportunità, ma preservare la città da altri danni con buona pace dei finanziamenti che sarebbero letteralmente stati buttati: i soldi che si pensano persi, in realtà saranno risparmiati.

Non basta avere un finanziamento dalla CE per giustificare qualsiasi porcata di opera pubblica. Ma ovviamente questo non interessa alla maggior parte della classe politica: l’importante è fare-sprecare-buttare senza nessuna logica.

 


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Sfide Pantani: la solita minestra

pantani-alpe-dhuezIeri sera ho guardato lo speciale di Sfide dedicato a Pantani, più che altro per curiosità, per vedere se era lo stesso (peraltro ottimo) servizio di qualche anno fa, sempre di Rai 3. Con mia grande delusione ho dovuto constatare che le immagini erano (ovviamente) le stesse, mentre è cambiata solo l’età degli intervistati: insomma la solita minestra su Pantani, che ci appioppano ormai da anni.

Nulla da eccepire su Alex Zanardi, accattivante conduttore, nonchè uomo di spessore, ma ho l’impressione che Sfide e Rai 3 abbiano voluto dare una lucidata al vecchio servizio su Pantani e spararlo ad inizio anno giusto per garantirsi subito una buona audience.

Credo che sul Pirata si sia detto di tutto e di più, ma c’è ancora qualcuno che vuole sfruttarlo, come hanno fatto del resto quelli che lo hanno condannato ingiustamente a livello sportivo e quelli che poi lo hanno portato alla morte.

Io lo voglio ricordare come un grande ciclista, che mi ha emozionato tantissimo, come nessun’altro dopo di lui. Però “le sue vittorie rimangono impresse nel cervello e nel cuore” (cit. Adriano De Zan) e non dovrebbero essere tirate fuori continuamente solo per fare cassa.

A Sfide e Rai 3, cui peraltro faccio i miei complimenti per la qualità dei servizi, suggerirei di cambiare rotta e argomento, senza toccare sempre Pantani o le solite troppe ripetitive puntate sul calcio italiano (non se ne può più!). D’altronde l’Italia è un paese di calcioignoranti e l’arena ha bisogno del suo sangue.

 


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No nirvana no party

iStock_000007042359LargeNon è stato un anno brillante, con vari imprevisti che hanno interrotto la crescita della forma e un meteo decisamente poco estivo nel momento clou della stagione. A febbraio mi sono sottoposto a un’artroscopia a un menisco e questo mi ha fatto ritardare l’inizio della stagione a metà marzo. Poi a metà maggio, quando cominciavo a vedere i primi risultati dell’allenamento, mi sono dovuto fermare un altro mese per una bronchite piuttosto pesante, con il risultato di trovarmi a metà giugno con la forma praticamente a zero.

Dopo aver patito e faticato, a inizio agosto sono tornato in linea di galleggiamento, ma mi sono imbattuto in un fine estate piovoso e freddo, che non mi ha dato la possibilità di trasformare tutta la mia fatica in soddisfazione, cioè qualche bel giro in montagna.

Chi pratica lo sport con una certa regolarità, sa apprezzare il sottile piacere del far fatica, che riesci a realizzare solo se accompagnata da costanza e dedizione. Così lo sforzo diventa quasi una “droga” benefica, perchè man mano che l’allenamento cresce, ci si possono permettere impegni sempre più lunghi e quindi divertenti. E’ come superare una soglia, oltre la quale si pedala appunto nel “nirvana” (il fine ultimo della vita, lo stato in cui si ottiene la liberazione dalla sofferenza, secondo Buddha)

Purtroppo sotto questa soglia, cioè quando ti alleni poco di frequente, diventa tutto un girone dantesco di fatica quasi inutile, perchè si continua sempre a correre contro vento. In poche parole si soffre, ma senza provare soddisfazione.

Negli ultimi 3 anni ho cambiato radicalmente l’orario di lavoro, con molto meno tempo libero durante la settimana e la domenica come unico giorno a casa. Faccio tutt’ora molta fatica a coniugare un buon allenamento in bici con una giornata lavorativa, del resto gli anni passano anche per me, se poi ci si mette anche il meteo il risultato non può che essere il sopracitato girone dantesco.

Ora sono fermo, in attesa di riprendere a pedalare con l’anno nuovo. Non so cosa aspettarmi da questo 2015. Non credo sarà più possibile raggiungere i picchi del 2011, ma se potessi esprimere un desiderio, vorrei almeno riuscire ad allenarmi con continuità e tornare a godermi la fatica. Happy New Year!


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Legambiente e piste ciclabili a Padova

907288 INSTALLAZIONE DI PALETTI GIALLI PER DELIMITARE LA PISTA CICLABILE IN VIA VITTOR PISANITra le varie battaglie portate avanti da Legambiente Padova c’è quella riguardante le piste ciclabili. Ci sono vari argomenti al riguardo. Alcune ciclabili sono state recentemente cancellate dalla nuova amministrazione comunale, anche se a dire il vero più che percorsi per le due ruote, erano aborti di marciapiedi con una bella linea bianca dipinta sopra, che l’ex sindaco Rossi aveva avuto il coraggio di chiamare appunto “pista ciclabile”. Legambiente si è subito schierata contro l’amministrazione comunale per il suo atteggiamento anti-bici. Ora capisco che a volte “poco sia meglio di niente”, ma anche accontentarsi delle briciole o di finte-ciclabili, come fa Legambiente, non è un’opzione da seguire per ottenere risultati apprezzabili.

Ci sono poi alcune strade dove la pista ciclabile non ci sta proprio fisicamente per mancanza di spazio (vedi via Facciolati)  e dove è inutile accanirsi per farcela stare (come sostiene Legambiente), mentre è molto più sensato “pensare” un percorso parallelo alla via principale, che conduca nella stessa direzione. E’ questo il caso della già esistente e bellissima ciclabile Sografi-Forcellini che, sopravissuta al passaggio del tram voluto dall’ex Rossi, deve ora resistere al ritorno di fiamma della filovia del neo sindaco Bitonci. Anche qui Legambiente ha perso un’occasione importante per schierarsi al fianco del comitato “Salviamo la ciclopedonale Sografi-Forcellini”, che nei mesi scorsi, in piena campagna elettorale per le amministrative, ha fatto un ottimo lavoro di sensibilizzazione.

Ultimamente l’attenzione è stata posta invece sulle automobili che prendono le vie riservate alle bici come parcheggi (più o meno momentanei a detta degli automobilisti). E’ innegabile che sia una situazione abbastanza fastidiosa, soprattutto perchè nel momento in cui ti capita davanti una quattro ruote nel mezzo del percorso, non puoi fare nulla, se non allargare verso la sede stradale: inutile chiamare un vigile per reclamare lo spostamento dell’auto o almeno per comminare una multa, come ritengo del tutto tempo sprecato fotografare le auto o filmarle, con relativo numero di targa.

E’ quello che invece fa Legambiente, che ha stilato un dossier delle vie di Padova, corredato con tanto di foto, dove abitualmente il fenomeno si ripete, con la speranza (del tutto utopistica a parer mio) di poter ottenere qualcosa. Sostengono che le battaglie contro l’inciviltà debbano essere combattute nel rispetto reciproco e senza violenza o abusi.

Lodevole pensiero mi vien da dire, ma spesso purtroppo privo di qualsiasi risultato pratico. Legambiente Padova può continuare a postare su facebook le foto degli idioti che parcheggiano dove non dovrebbero, ma alla fine continueremo ancora a correre in mezzo alla sede stradale, per bypassare le macchine in sosta sulla ciclabile, magari sotto la pioggia con l’ombrello, rischiando di essere investiti.

Credo che alcune volte bisogna anche reagire e non continuare a farsi prendere in giro, soprattutto nei confronti di chi fa pesare la prepotenza nei confronti dei più deboli. Se la città è una giungla, dove vige la legge di chi ce l’ha più grosso, allora tanto vale usare le stesse armi.

In maniera del tutto provocatoria suggerirei quindi, ogni qual volta si trova una macchina parcheggiata su una pista ciclabile, di fargli saltare via lo specchietto, senza bisogno di interpellare nessun vigile, senza fare nessuna inutile chiamata o tentativo di risolvere il problema: specchietto taac!

Poco ortodosso e civile forse ma sicuramente più efficace di mille inutili dossier. In fondo perchè dovrei essere civile con chi è incivile e maleducato?


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Tour 2015: partageons la passion!

>>>ANSA/TOUR: NIBALI CONQUISTA LE ALPI NEL GIORNO DI BARTALI“Partageons la passion”: condividiamo la passione, e’ il claim scelto per il Tour 2015, definito dal direttore generale della corsa, Christian Prudhomme, “la massima espressione della bicicletta“.  La solita grandeur francese ha fatto da apripista alla presentazione della corsa, che dalle prime impressioni sembra più favorevole agli scalatori, che ai classici cronoman o passisti. Colpisce soprattutto la pochezza delle cronometro (solo 14km individuali), niente a che vedere con le mostruosità del passato. Tanto per intenderci nel 2012 il treno Wiggins riuscì a vincere solo grazie ai 100km a crono, messi gentilmente a disposizione da ASO.

Ma il vero cambio generazionale sta nelle prima settimana, dove al posto delle noiosissime tappe piatte di pianura, con scontato arrivo in volata, sono state inserite frazioni nervose, con finali “da garagisti” (cit. Diavolo88) alla Purito Rodriguez per intenderci, con muri, cotes e anche il pavè.

I francesi non fanno nulla per nulla e se hanno deciso di stravolgere il solito copione della corsa francese è sicuramente per favorire i corridori di casa (Peraud, Pinot, Bardet e Riblon), notoriamente deboli a cronometro, ma che possono dire la loro in salita. Molte critiche si sono levate, soprattutto per il poco rispetto per i velocisti e i cronoman (vedi LeFevere DS OmegaPharma, quello di Cavendish per intenderci), ma gli organizzatori sanno bene che hanno in mano la corsa ciclistica più importante del mondo e possono decidere senza pressioni, fregandosene dei pareri altrui.

A questo punto sembra positiva la scelta del Giro di sparare una mostruosa crono da 60km, scelta forse azzardata,casuale e fortunosa, ma che rischia di portare in Italia ciclisti più quotati, in primis Chris Froome, che potrebbe tentare la doppietta Giro-Vuelta. A proposito di doppiette, Nibali e Contador sembrano voler tentare l’accoppiata Giro-Tour, ma allo stato attuale delle cose, sembra difficile poter mantenere un picco di forma per 3 mesi consecutivi. Meglio appunto tentare il Giro-Vuelta. Di sicuro sarà un Tour interessante e divertente e non è poco!


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Daniza uccisa da un cancro chiamato uomo

orso

La mamma orsa Daniza è stata uccisa per una dose troppo elevata di sedativo e i suoi due cuccioli di appena 8 mesi dovranno provare a cavarsela da soli nella ricerca del cibo e di un riparo, con l’inverno alle porte.

Tutto era iniziato a metà agosto, quando un idiota cercatore-di-funghi si era soffermato in vicinanza di mamma orsa, probabilmente per scattare l’ennesimo stupido selfie da coglioni. Daniza aveva reagito, avvertendo l’uomo della sua indesiderata presenza e subito si era scatenata la caccia all’orso “dannoso” (termine coniato dalla ex-provincia-illuminata di Trento). Se avesse voluto fargli veramente male, Daniza lo avrebbe fatto (e probabilmente ora il mondo avrebbe una testa di cazzo in meno) ma gli animali non fanno del male deliberatamente, se non per necessità o provocati.

Daniza era stata portata in Trentino dalla Slovenia, nell’ambito del programma di ripopolazione “Life Ursus” . Nessuno le aveva chiesto se era d’accordo o meno. Magari l’uomo pensava di darle anche un codice etico di comportamento, chiedendole di vivere come un orso, ma nel rispetto dell’uomo, in una visione disneyana da favola, di chi pretende che gli animali vivano in spazi sempre più ristretti, circondati da cemento e urbanizzazione, e non infastidiscano nessuno. Come se più che nella realtà noi tutti vivessimo in un sogno. La natura non è questa, ma la capacità di costruire convivenza e armonia tra uomo, animali, ambiente. Mi chiedo perchè l’uomo non viva mai nel rispetto della specie animale e perchè debba piegare tutto e tutti alla sua prepotente volontà. Forse in nome di qualche diritto divino (per chi crede a queste cose) oppure per una superiorità dettata dalla sua intelligenza mal-utilizzata.

Purtroppo l’uomo ha in sè il germe del male e non perde occasione per farlo crescere e propagare in tutta la sua negatività. Credo fermamente che il genere umano sia un cancro per il pianeta terra, una piaga che andrebbe estirpata, con tutta la sua ignoranza e il non-rispetto per l’altrui vita. Il mondo e la natura continuerebbero a vivere di comune accordo, in una simbiosi e armonia perfetta, senza il timore di essere schiacciati e annientati dalla presenza dell’Homo sapiens.


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Macchine, culo, pioggia e CO2: bla bla car

homer_sleeping_on_sofa_wallpaper_-_1280x800Tutti a lamentarsi che piove sempre, ma la macchina da sotto il culo (peraltro flaccido) non se la toglie nessuno, con buona pace dell’effetto serra. Qui sotto ho ribloggato l’articolo comparso su bikeitalia, che raccoglie tutte le migliori scuse per non utilizzare la bici. Almeno usassero bla bla car, invece chiaccherano e basta.

“Quando parlo con le altre persone del mio muovermi esclusivamente in bicicletta, molto spesso mi sento rispondere: “Eh, vorrei anche io fare una cosa del genere, hai avuto un bel coraggio. Io non posso perché…”

E qui salta fuori una giustificazione, un motivo qualunque per non cominciare, anche solo per non provarci nemmeno una volta. Queste scuse me le sono segnate e con questo articolo vorrei provare a trovare una soluzione.

Vorrei ma non posso: abito lontano dal lavoro.
In realtà l’idea di “lontano” è una questione soggettiva. Per me i miei 15km di distanza dal lavoro non sono niente, all’inizio a mia moglie (anche lei ormai convertita al bike to work) il suo chilometro di percorrenza sembrava un’infinità. Certo non dico che si debba percorrere una tappa del Giro d’Italia ogni mattina, ma riconsiderare la distanza che intercorre tra la propria abitazione e il posto di lavoro permette di capire quando questa idea sia relativa. Innanzitutto bisogna considerare il tempo effettivo di percorrenza, più che la mera distanza chilometrica. Per percorrere i miei 15km, che si snodano tra i trafficati e ingolfati paesi della Brianza, con l’auto impiego 20 minuti buoni. Con la bici me ne servono 22. Quindi la distanza non è una motivazione valida, perché con la bici impiego solo due minuti in più che con l’auto. Certo, molti possono essere spaventati dal fatto che sia strettamente necessario essere allenati e in forma per affrontare il percorso casa-lavoro in bici. Citando il poeta spagnolo Antonio Machado, posso affermare che “il cammino si fa camminando”, cioè sarà lo stesso percorso, ripetuto giorno dopo giorno, ad allenarci e a consentirci di percorrerlo più agevolmente.

Vorrei ma non posso: dove vivo io è troppo pericoloso.
L’idea che la bicicletta sia pericolosa è radicato nella testa di molti. Il mito della bici pericolosa è stato smentito da uno studio inglese, che in un anno ha monitorato la vita dei sudditi di Sua maestà e ha notato una cosa quasi buffa. Primo: il numero di incidenti mortali con protagonisti i mezzi motorizzati era notevolmente maggiore rispetto a quelli che vedevano coinvolte le biciclette ma è anche emerso che sono molte di più le persone che muoiono perché scivolano sulle scale di casa che i ciclisti per strada. Eppure nessuno dice “non faccio le scale perché è pericoloso”.

Vorrei ma non posso: e quando piove come faccio?
L’idea di prendere l’acqua mentre si va al lavoro è un forte deterrente all’uso della bicicletta. Sono molte anche le persone che conosco che quando piove parcheggiano la bici e salgono in auto. Eppure proteggersi dalla pioggia è semplice e poco costoso. Molte ditte di abbigliamento sportivo hanno creato linee apposite per il ciclismo urbano, dove i vantaggi dei capi tecnici si uniscono all’estetica e al gusto. Acquistare una giacca impermeabile, un paio di pantaloni antipioggia e dei soprascarpe in silicone è una spesa che può variare dai 40 ai 70€, in base alle preferenze. Si tratta di capi che possono essere piegati o arrotolati senza che si stropiccino, per cui possono essere riposti in una borsa per biciclette. C’è anche da ricordare che quando piove il traffico aumenta in maniera esponenziale. Le auto sono molte di più per strada, per cui ci si impiega un tempo maggiore usando l’auto, mentre manterrete le stesse tempistiche usando la bici.

Vorrei ma non posso: io sudo troppo.
Nell’immaginario comune chi si muove in bici arriva a destinazione in un bagno di sudore, con i vestiti madidi e l’odore di caprone. In realtà le cose sono un po’ diverse (dipende dalla lunghezza del tracciato, dall’intensità della pedalata, dalla temperatura ambientale) ma combattere il sudore è facile ed economico. Io lavoro in un ufficio (faccio il disegnatore meccanico), per me è vitale essere a posto quando comincio a lavorare. Da quando ho deciso di andare al lavoro in bici, nel bagno del mio ufficio c’è un beauty-case dotato di: saponetta, crema corpo, crema viso, deodorante, pettine, asciugamano grande e asciugamano piccolo. Quando arrivo mi ficco in bagno, mi cambio l’intimo (io giro con il fondello da ciclista), mi lavo faccia, collo e ascelle, mi asciugo, mi spalmo e mi spruzzo il deodorante. Infine indosso i vestiti puliti e mi pettino. Et voilà, più fresco di una rosa. Tempo richiesto: dai cinque ai dieci minuti.

Vorrei ma non posso: saranno trent’anni che non uso la bici.
Quante volte ci viene da dire, descrivendo una cosa che una volta imparata non si scorda più, “è come andare in bicicletta”? Infatti nessuno dimentica come si fa ad andarci, anche dopo parecchio tempo. Eppure molti sono scoraggiati dal fatto di non aver usato la bici per parecchio tempo, addirittura da quando avevano quattordici anni e si sono potuti permettere il motorino. Altri invece sono spaventati dall’idea che per recarsi al lavoro in bici si debba essere dei ciclisti allenati. In realtà l’allenamento serve se si deve andare forte, spingere sempre anche in piano perché ogni secondo conta. Se invece il vostro intento è quello di recarvi al lavoro, potete farlo all’andatura che preferite, senza forzare. Inoltre le fermate agli stop o ai semafori vi daranno il tempo di rifiatare e idratarvi. Cominciate con piccoli giri vicino a casa, di qualche minuto, per prendere confidenza con il mezzo. Poi allungate il giro. Infine provate, magari i primi giorni sarete stanchi ma poi la vostra soglia di resistenza aumenterà.

Vorrei ma non posso: io soffro di…
E qui giù un elenco di malattie infinito che va dal raffreddore al fuoco di Sant’Antonio. Precisiamo una cosa: a meno che non soffriate di qualche particolare disturbo alla schiena o alle articolazioni, la bicicletta è un toccasana. Soffrite d’ipertensione arteriosa? Il lavoro aerobico della bicicletta vi permetterà di allenare il cuore, ingrosserà le vostre vene e ossigenerà meglio il sangue. Siete in sovrappeso? Niente di meglio, la bicicletta è uno sport a basso impatto, perché i colpi vengono scaricati sulla bici e non sulle vostre articolazioni, a differenza della corsa. E fa dimagrire. Soffrite di depressione, di stanchezza cronica, di attacchi di panico? Lo sapete che con l’esercizio fisico si raggiunge uno stato di benessere generale che influenza anche la mente, poiché mens sana in corpore sano? Nemmeno il diabete può fermarvi, perché il leggero esercizio fisico permette di tenere sotto controllo la glicemia. Dunque basta scuse.

Vorrei ma non posso: e con i figli come faccio?
Partiamo da un presupposto che forse ci siamo dimenticati: non è scritto da nessuna parte che i figli vadano accompagnati a scuola con il SUV fino a sotto l’ingresso, altrimenti prendono freddo, pora stella. A meno che vostro figlio non sia appena nato, basterà un seggiolino montato sulla bici per portarlo all’asilo, a scuola, dai nonni. Inoltre ricordatevi una cosa: i bambini guardano e ripetono quelli che i loro genitori fanno. Se sarete dei genitori attivi, darete il buon esempio ai vostri figli, che saranno meno propensi a passare la vita sullo smartphone o a guardare Peppa Pig. Inoltre insegnerete loro la cultura della bicicletta, con tutto quello che ne consegue. E non c’è niente di più bello che andare in giro tutti in bicicletta, sono momenti che uniscono la famiglia più di qualsiasi vacanza.

Vorrei ma non posso: mah, non so se si risparmi così tanto.
Ultima scusa, dopo averle abbattute tutte: la bici non è così economica, anzi, andare in auto non è così dispendioso come voglio far apparire. Per confutare quest’idea parlerò di me stesso, senza tirare fuori statistiche stantie e incomprensibili. Io e mia moglie siamo una coppia di ventinovenni con due redditi sui mille euro ciascuno. Abbiamo una sola auto, che condividiamo. Entrambi andiamo al lavoro in bici. Mantenere la nostra auto ci costa 900€ di assicurazione, 150€ di bollo, 65€ di revisione, 100€ di eventuali tagliandi annui. Il totale è 1215€ annui. Manca il costo della benzina, contenuto poiché la usiamo poco. Potremmo stimarlo sui cento euro al mese, quindi il totale diventa 2215€ annui. Le nostre bici ci costano 100€ anno di manutenzioni, anzi solo di eventuali ricambi, perché gli interventi sono perfettamente in grado di farli io. Quindi, il fatto di avere un’auto in meno, ci permette di risparmiare 2115€ annuo, ovvero un terzo del nostro mutuo. Scusate se è poco”

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