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It's not over till it's over


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Automobilista suca!

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In questi giorni in centro c’è stata una retata da parte dei vigili nei pressi di via San Francesco, per i ciclisti che “passavano” con il rosso. Si tratta di un incrocio piccolo e stretto dove “passare con il rosso” non comporta nessun pericolo e nessuna situazione di disagio per alcuno: il famoso “rosso controllato”. Se ne parla qui. Fin qua nulla di strano. Fa parte della politica intimidatoria, ignorante e miope dell’amministrazione comunale, “forte con i deboli e debole con i forti”, che tende a perseguire la mobilità sostenibile a vantaggio dell’ignoranza medioevale di chi vuole sempre avere la macchina sotto il culo.

La cosa invece preoccupante sono i commenti all’articolo, o agli articoli del genere, dove si scatenano sempre gli idioti automobilisti, paladini della giustizia e del rispetto della legge (quando gli fa comodo) contro i “fuorilegge” ciclisti.

Ovviamente nessuno In Italia si può permettere di parlare di senso civico e rispetto delle norme, quindi almeno si dovrebbe valutare ogni volta l’entità dell’infrazione rispetto all’eventuale danno provocato. Non ho mai sentito di un ciclista che investe un pedone mandandolo all’ospedale, né di un passaggio in bici col rosso in un incrocio trafficato, che causa degli incidenti. L’unico danno provocato è far perdere la pazienza ai culoni degli automobilisti, impegnati, quando fa loro comodo, a far rispettare “il codice della strada”.

Il limite di velocità, che NESSUNO RISPETTA, è responsabile di un buon 80% degli incidenti, con danni evitabili se solo si procedesse secondo le norme. Ma il rispetto delle regole in Italia è una chimera, con l’aggravante che diventa un’abitudine consolidata. Per quanto mi riguarda se vai forte oltre i limiti e ti schianti, sono cazzi tuoi (a parte doverti soccorrere, come mi è capitato l’altra sera con un coglione in scooter che aveva preso la strada per una pista da decollo).

Io se posso, con il semaforo rosso, svolto sempre a destra ai semafori senza attendere il verde (cosa peraltro legale nei paesi civilizzati europei) e impegno qualsiasi incrocio o passaggio pedonale senza attendere nessuna precedenza, dopo essermi assicurato di non arrecare nessun potenziale danno. Se un’area è pedonale, ci corro e non scendo dalla bici, basta ovviamente farlo con attenzione e senza causare pericoli. Dove sta il problema? Che non rispetto le regole?

Allora siccome nessuno in Italia le rispetta, perché siamo un popolo di zotici ignoranti, facciamo una graduatoria tra tutte le infrazioni e vediamo quali sono le più pericolose, per chi le commette e per le persone che le subiscono. Per inciso se un decerebrato impegna un incrocio a 80km/h e si schianta da solo, spero che ci resti sul colpo, anche perché le spese mediche per la sua riabilitazione ricadono sempre sulla società e non sono gratis (anche se qualcuno continua crederlo).

Per concludere la solita riflessione che faccio sempre: se vado in bici, non inquino e il mio impatto ambientale è zero. Quindi caro automobilista stai schiacciato e pensa a tuo figlio: non farlo diventare un arrogante maleducato come te. Se ci pensi, ce la puoi fare (e questo è il problema purtroppo).

 


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Euganei 1913

dorsale

L’anno scorso di questi tempi ero tra il lago di Garda e il Monte Baldo con uno splendido sole e una bella gamba. Quest’anno purtroppo il meteo inclemente e una influenza capitata a ridosso delle ferie, mi hanno fermato nel momento clou della stagione. Così con pazienza mi sono ritrovato a dover ritessere la tela della forma, ripartendo ancora una volta da qualche scalino più in giu.

Già domenica avevo avuto delle buone sensazioni, ma poi il super temporale in cui mi sono trovato, mi ha fatto desistere e accorciare il percorso verso casa. Stamattina invece sono tornato a divertirmi e a salire e scendere per tutte le salite degli Euganei. Un bel dislivello, in una bella giornata di sole (finalmente).

Rovolon-Monte Madonna-Monte Venda-Monte Fasolo-Roverello-Arquà


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Wilier, sgarbo e scortesia

Wilier-Logo1Giusto nei giorni scorsi mi ero imbattuto nella bellissima superleggera in acciaio prodotta da Wilier Triestina, con sede in Rossano Veneto (VI). Così sono andato sul sito e poi ho telefonato direttamente all’azienda, per scoprire che non hanno uno straccio di show-room per far visionare ai potenziali clienti le loro “creazioni”. La gentile operatrice telefonica mi dice di cercare nel sito i rivenditori e di andare a vedere nei negozi (cioè negozio per negozio).

Così faccio e trovo un rivenditore vicino a casa (tale Punto Rosso Wilier-“come se fossimo a Rossano Veneto” cosi’ mi accoglie il ragazzo di bottega). Ovviamente di bici in acciaio neanche l’ombra (e posso capirlo essendo ormai un prodotto di nicchia per intenditori o nostalgici), però faceva bella mostra all’ingresso del negozio una Zero-7 da 14000 euro (si avete letto bene quattordicimila!). A parte che per spendere una cifra del genere per una bici, bisogna essere al limite del TSO (trattamento sanitario obbligatorio, riservato ai disturbati di mente), però se io fossi intenzionato a buttare tutti quei soldi per una due ruote, un pò più di pazienza e cortesia da parte del “venditore” mi avrebbero fatto piacere (ma che ovviamente non ho ricevuto).

Così torno a navigare sul sito Wilier e trovo il famoso Customer Service, altresì detto Servizio Clienti, dove espongo il mio problema scrivendo una e-mail. Dopo una notte di meditazione, mi risponde il suddetto servizio, dicendo che per risolvere la questione devo cercare sul sito i rivenditori (e vanti)  “perchè non hanno un’idea della giacenza dei singoli negozi”. A parte che mi interessava UNA bici e non una fornitura per una squadra, quindi presumo che all’alba del 2017 avranno un sistema computerizzato che fornisce informazioni su quante bici sono state prodotte e soprattutto su dove vanno a finire (vendute o meno). Ha concluso la sua e-mail, “dicendo di restare a disposizione”. Ma certo! Sono qui che te lo sto chiedendo! Tutti i passaggi da te suggeriti li ho già fatti e mi sono rivolto a te proprio perchè non ho risolto il problema!!

Riassumendo il Customer Service-Servizio Clienti, che si dovrebbe preoccupare di coccolare e seguire questi psicopatici pronti a spendere millemila euro per una due ruote, avrebbe risolto la questione dicendo: “Guarda il sito” (ma dai!). C’è da dire che la bici in questione, Superleggera in Acciaio equipaggiata con il miglior pacchetto, viene a costare quasi 7000 euro: se fossi disposto a comprarla non sarei uno psicopatico, però un caso umano con gravi turbe sociali potrei esserlo comunque. Di sicuro lo sarei se mi mettessi a telefonare a tutti i rivenditori del Veneto, chiedendo se hanno in casa tale bici. Mi chiedo: ma il servizio clienti che ci sta a fare?

Concludendo: l’evoluzione tecnologica della bici si è spinta a livelli economici da fuori di testa. Probabilmente c’è ancora in giro qualche traviato che ha ancora disponibilità monetaria da sprecare e finchè ci sarà, la cortesia e la gentilezza continueranno a mancare in questo settore di vendita.

Io resto della mia idea: il carbonio non mi piace esteticamente e sicuramente non vale tutti quei soldi. Sono un ciclista amatoriale, non un professionista: se devo limare il peso all’inverosimile, preferisco farlo su me stesso, tenendomi in forma e mangiando il giusto, così il connubio me-bici peserà poco, senza spendere una squintalata di soldi per una sella o un canotto in carbonio che pesi quasi come una piuma.


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Acciaio vs Carbonio

ramato-dx-4Ho letto in questi giorni su bikeitalia.it un bellissimo articolo su un confronto tra bici in Acciaio e Carbonio. Ne riporto qui sotto i passi salienti. Per leggere l’intero articolo clicca qui.

“La bici con telaio in fibra di carbonio è sicuramente più performante, consentendo di tenere velocità di crociera più alta con un dispendio energetico minore. La Superleggera in acciaio mi ha regalato immediatamente una sensazione di comodità.

L’acciaio non è morto. Se è vero che sul lato della performance questo materiale non riesce a reggere il confronto con un telaio in fibra di alta gamma, si è rivelato più confortevole e con una guidabilità eccelsa. Sulle lunghe percorrenze la differenza in termini di tempo con la fibra di carbonio si è andata assottigliando sempre più, mentre la comodità e le sensazioni fisiche in sella erano migliori.

La fibra di carbonio, soprattutto alto modulo, va benissimo se l’unico obiettivo è la performance. Se si fanno gare e solo quelle e si vuole vincere, allora non si può non scegliere un telaio in composito, aerodinamico e leggero. Se invece si vuole gareggiare ma magari senza ambizioni di successo oppure affrontare randonnée ed eventi di ultracycling, l’acciaio è sicuramente più indicato.

Il peso maggiore si traduce in una migliore comodità e alla lunga il gap prestazionale tra i due materiale va assottigliandosi, poiché entra in gioco una componente che nessun materiale al mondo potrà mai cancellare: la fatica.

Siete sicuri che la fibra di carbonio, pensata per i professionisti seguiti da uno stuolo di meccanici, medici e massaggiatori, allenati, sponsorizzati e pagati, sia la scelta giusta per voi? Siete davvero sicuri che tutte le scelte fatte dai pro rider, siano le migliori anche per voi?”

Personalmente ho utilizzato due bici in acciaio, prima di passare alla attuale in titanio. Non sono mai stato tentato di passare al carbonio, un pò per le linee “moderne” un pò estreme (slooping, movimento centrale troppo grosso, durata del materiale), un pò anche per non seguire appunto delle mode passeggere (con i prezzi che ci sono non mi posso permettere di cambiare bici ogni 2 anni).

Sono molto contento della mia attuale scelta, ma credo che se un giorno dovessi cambiare bici, dopo il titanio, l’acciaio sarebbe la prima scelta. Come recitava l’articolo “l’acciaio non è morto” e io aggiungo “seppellirà il carbonio” (come ha seppellito l’alluminio)


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Di sole e d’azzurro

506423189_49d215e282_bOggi l’allineamento delle costellazioni più lontane con le comete più luminose hanno reso possibile quello che sembrava ormai un ricordo: una giornata di sole! Evento da raccontare ai nipotini e da segnare sul calendario per i giorni e anni a venire, visto il periodo storico.

Non si poteva che celebrare l’eccezionalità dell’accaduto con un giro in bici “a cielo terso”, come non accadeva da tempo immemorabile.

Orizzonte azzurro e totale assenza di nuvole, accompagnati dal primo caldo quasi estivo, mi hanno fatto pedalare ben oltre la mia forma attuale, confermando il fatto che con il sole tutto si trasforma.

Alla fine 131 km di puro divertimento, in solitudine, silenzio, in compagnia solo della luce e della fatica.

Barbarano-San Donato-San Vito-Brendola-San Gottardo-Villabalzana Rovolon


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La forma vien da sè e se ne va senza un perchè

roller-coaster-ftrNella testa di ogni ciclista amatore c’è l’idea che la forma sia uno stato in perenne miglioramento, come delle azioni in borsa in continuo rialzo. La realtà delle cose è ovviamente diversa perchè i cali di “gamba” sono sempre dietro l’angolo. Ci sono vari motivi che possono portare a questa scoraggiante situazione: troppi giorni di stop tra un’uscita e un’altra, alimentazione non regolata (con eccesso di vino a tavola), stanchezza e stress legati al lavoro o alla propria situazione personale e via dicendo, senza dimenticare uno dei motivi principali: non si sa perchè, ma accade.

Nell’ultimo mese di maggio appena passato, che solitamente mi serve per rifinire il fondo e approcciare le prime salite, ho “bucato” un paio di settimane (per di più consecutive) complice il solito meteo infame del “mese più bello dell’anno” e qualche giorno passato in ferie. In particolare ho dovuto concentrare tre quattro uscite ravvicinate, per poi veder dilatare il tempo in maniera vertiginosa, nell’attesa dell’uscita successiva.

Purtroppo “non è la somma che fa il totale” come diceva il grande Totò, perchè anche la successione temporale delle uscite ha una certa importanza. Il risultato è stata una forma poco brillante nelle ultime tre uscite di maggio, soprattutto in salita, quando speravo di arrivare ai primi di giugno un pò più brillante. Speriamo di star lavorando “par sotto come e patate”, cosi che anche gli allenamenti di questi giorni trovino frutto nelle prossime settimane, sempre meteo permettendo.

Calaone-Castelnuovo 111


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Euganei 116

mte cinto 124Oggi le gambe sembravano non girare molto, complici le ferie e qualche stravizio enologico a tavola. Così sono andato di conserva, facendo su e giu tra le varie cotes euganee. Man mano che passavano i km le gambe rispondevano sempre meglio, così alla fine ho deciso di osare un pò, salendo a Rovolon per poi deviare verso Castelnuovo e il Monte Venda. Ne è uscito un bel giro, che mi ha rimesso un pò in carreggiata e mi fa guardare con ottimismo (meteo permettendo) al mese di Giugno che sta per arrivare.

Arquà-Monselice-Baone-Monte Gemola-Valnogaredo-Bocconsei-Bagnara Alta-Rovolon-Castelnuovo-Venda

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