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It's not over till it's over


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Il Tour della vergogna

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Oggi al Tour de France, la corsa più importante del mondo in bici, abbiamo assistito a uno spettacolo pietoso e imbarazzante. L’accorciamento della tappa del Ventoux, per problemi legati al vento, aveva accorciato il percorso di 6km. Quindi TUTTE le persone che da giorni si erano posizionate al di sopra di tale quota, si sono riversate verso valle, per poter assistere alla tappa: si parla di circa 300.000 persone che hanno assiepato l’ascesa monca del monte Calvo.

Probabilmente l’organizzazione francese ha sottovalutato l’impatto dell’accorciamento della tappa sull’ordine pubblico e nonostante abbia transennato l’ultimo km di corsa, l’affetto dei tifosi è stato troppo debordante. Detto questo e fatte le dovute critiche alla grandeur parigina, arriviamo al peggio. ASO ha deciso di neutralizzare la tappa, “a modo suo” cioè solo per il pupillo SKY Froome, addebitandogli il tempo di Mollema, che era caduto con lui e che poi aveva proseguito dopo l’incidente.

Non si era mai vista una applicazione delle regole così discrezionale (quali regole poi?). L’organizzazione fa e disfa a suo piacimento il regolamento, a seconda delle simpatie o antipatie verso squadre e corridori, o a seconda di quanti soldi riceve in sponsorizzazioni dai vari team, e in questo caso ben si capisce perchè abbiano voluto aiutare le tasche piene della Sky.

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Per me la scena di Froome che corre a piedi verso il traguardo resterà una delle più belle e affascinanti di sempre, simbolo di un attaccamento e abnegazione verso il risultato finale. Per una volta il Tour era uscito dalla noia mortale che lo attanaglia da sempre e aveva creato uno spettacolo diverso e fruibile anche ai neofiti delle due ruote.

In fondo il keniano bianco aveva perso solo pochi secondi e con due colpi di pedale si sarebbe ripreso la maglia gialla già domani nella crono (mica aveva perso mezz’ora). Invece ci ritroviamo con un giochino tenuto insieme da un gruppo di politicanti sportivi, che orchestrano la loro baracca, senza preoccuparsi di conseguenze e opinione pubblica.

Ci si scandalizza per un atleta trovato positivo (del tutto normale a mio parere nello sport di oggi) ma io sono rimasto molto più schifato dalla gestione mafiosa che ASO ha avuto oggi. Se loro vogliono fare le regole a loro piacimento e cambiarle a seconda dei loro interessi, va bene. Da domani per me non esisterà più il Tour.

PS: In serata Prudhomme, CEO del Tour, ha giustificato la scelta di ridare la  maglia gialla a Froome per le “circostanze eccezionali” che sono avvenute e comunque hanno voluto rispettare il vantaggio guadagnato fino a lì su Quintana e gli altri. Cioè si sono arrogati il diritto di decidere che da un certo punto della tappa in poi non sarebbe successo più nulla. Per fortuna a Froome non hanno regalato un altro minuto extra sul povero Nairo, vista la giornata-no del colombiano, dato che sanno anche predire il futuro.


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Manghen e Rombo sempre nel cuore

manghen 2010Ogni ciclista ha la sua salita preferita, quella che ha fatto più volte di tutti o che lo mette in crisi ogni volta. Io ne ho due a cui sono affezionato, diverse ma anche molto simili. Una è il passo Manghen da Borgo Valsugana e l’altra è il passo del Rombo o Timmelsjoch Hochalpenstrasse da San Leonardo in Passiria.

Ho affrontato il Manghen per la prima volta nel 1994, con la bici in acciaio di mio pà, in compagnia di quattro amici, un pò incoscienti come me. Poi un lungo passaggio fino al 2001-2002, con la mia prima bici, sempre in acciaio. Altro giro, altra corsa, altro regalo nel 2005-2006, per concludere con l’ultima ascesa nel 2010, a fine agosto, con una temperatura già autunnale. Non ci sono salito nell’anno di grazia 2011, forse l’unico momento dove non avrei patito il duro finale. Totale 6 ascese.

manghenIl Manghen mi ha sempre messo in difficoltà. Salita abbastanza lunga, dove è bene tenersi sempre qualcosa in tasca, perchè negli ultimi 9.5 km (da Valtrighetta in poi) non molla più: stabile sopra il 10%. In questo assomiglia al Rombo, che è un pò più lunga, con un tratto centrale dove poter recuperare, ma che negli ultimi 9 km (anche qui) non ti dà respiro.

rombo 2002

romboIl passo del Rombo è molto più suggestivo, perchè arriva più in alto, sconfina in Austria e ha dei paesaggi molto più spettacolari (oltre che essere più lontano da raggiungere). L’ho affrontato per la prima volta nel 2002, per poi salirci con una certa regolarità nel 2007, 2011 e 2015. Di questa ascesa ricordo sempre le difficoltà degli ultimi duri km, anche se con il passare degli anni vengono addolcite dall’oblio della memoria. Totale 4 ascese.

rombo5Ora è tempo di tornare a calcare le strade del lupo della Sportful, per ricordare quand’ero più spensierato e un pò più incosciente. Forse ero meno preparato fisicamente e mentalmente, ma ero anche molto più giovane. Quest’anno si torna sul mio primo 2000, quello che mi è sempre rimasto nel cuore.


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Primolano-Cima Campo-Rif. Barricata 2560mt

3Oggi nuova puntata de “il cuore oltre l’ostacolo”. Dopo una settimana di scarico, ho riprovato l’ebbrezza della salita vera, lunga, che non molla la presa, ma soprattutto su strade completamente deserte, accompagnate solo dallo scampanio delle mucche.

Grazie ai consigli degli amici di Bestieparde ho stabilito il campo base a Valstagna, risalendo la Valsugana fino a Primolano, dove ho iniziato a salire per le famose “scale”. Per queste strade si respira un’aria di tempo andato, di vecchio turismo che ormai non passa più di qui, locali chiusi, insegne sbiadite e molto silenzio. Arrivato ad Arsiè ho inizato la lunga salita per Cima Campo, quasi 19 km molto regolari, adatti a scaldare la gamba senza andare fuori giri. Mi sono tornate in mente le mie due vecchie GF Campagnolo fatte anni orsono, una sotto il sole cocente (2002) e una sotto il diluvio (2004). Purtroppo il tempo su non era dei migliori, molto coperto e con sole praticamente nullo. Mi lascia sempre un pò l’amaro in bocca quando non trovo il cielo azzurro in cima alla salita. E’ un pò il premio alla fatica e soprattutto resta un dolce sapore nel cuore. Ma oggi non è stato così.

1Un pò infreddolito sono sceso verso Casteltesino e poi Grigno, per puntare poi verso Selva di Grigno ai piedi della famosa salita della “Barricata” che porta all’omonimo rifugio sull’Altipiano di Asiago. Questa è una signora salita, dura il giusto, con pochi punti per respirare, che ti tiene sotto sforzo per quasi tutto il tempo. Mi è piaciuta molto, anche se è percorribile dalle bici solo in salita. Arrivato sull’altipiano ho pedalato per una quindicina di chilometri verso Marcesina e poi contrà Lazzaretti, tra il verde eterno e qualche malga qua e là. Anche qui purtroppo, niente sole, con mio grande rammarico.

Picchiata finale verso Foza e poi Valstagna, per chiudere un giro molto duro (il terzo di sempre come dislivello), che mi ha dato molta soddisfazione e che ha premiato la mia costanza. Ora si guarda avanti e in su, sempre alla scoperta di nuove e inedite strade deserte (sperando nel cielo veramente azzurro)

Primolano-Cima Campo-Rifugio Barricata-Marcesina-Valstagna


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Comune di Padova miope e ignorante

imageIl Comune di Padova, continua la sua poliotica miope e ignorante contro la mobilità sostenibile. Dopo aver riaperto parzialmente il traffico in via San Francesco e aver permesso il parcheggio selvaggio in centro ai culoni del suv, ha creato una zona pedonale ad hoc in centro storico, con la simpatica variante che anche le bici dovranno essere condotte a mano.

Ora si può capire tale provvedimento per una strada stretta come via Roma, dove però il transito alle bici è consentito da anni, ma per le piazze Erbe e Frutta dove ci sono porticati, marciapiedi e ampi spazi, quale gravissimo pericolo può causare una bici?

Nessuno lo sa, neanche il Comune probabilmente, ma tanto basta per varare l’ennesimo provvedimento arcaico e medioevale. Dopo i primi due giorni di “sperimentazione” i commercianti “giustamente” si sono lamentati del calo delle vendite (dicono del 50%) e il centro nelle prime due serate estive ha registrato il vuoto esaurito.

Pare che il lungimirante Comune di Padova abbia intenzione di modificare almeno gli orari di accesso proprio per le bici, ma probabilmente dovrebbe fare ammenda  e stralciare completamente la norma dove si parla delle due ruote.

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Oggi a tal proposito Legambiente ha espresso una interessante posizione: “Bici nelle piazze? Ci possono andare. Lo dice la legge. Il codice stradale, art 3, definisce le zone pedonali. A meno di particolari disposizioni è concesso il transito alle bici. Nei nuovi cartelli che delimitano la (sacrosanta) pedonalizzazione delle piazze, non viene fatto riferimento al divieto di bici (perchè non ce ne sarebbe motivo) . Quindi se un vigile vi fermerà chiedendovi di scendere dalla bici, rispondete che secondo il Comma 2 dell’Articolo 3 del codice della strada avete il diritto di pedalare e a dimostrarlo è il cartello installato dal Comune (che infatti è differente da quello che sta all’ingresso del Liston)”

Per concludere una semplice riflessione. In 18 anni quanti gravissimi feriti sono stati causati in via Roma (pedonale e ciclabile) da bici sfreccianti che hanno investito ignari passanti? Risposta: zero


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Tra il Pasubio e la Vallarsa (quasi 2500mt)

CkXpQ0xWYAAPcVT.jpg largeOggi  ho gettato il cuore oltre l’ostacolo, lasciando a casa la pioggia, la forma altalenante, le ferie passate a casa, i dubbi. Mi sono buttato tra le montagne, con solo tanta voglia di pedalare in solitaria, al fresco, su strade deserte. Ho scoperto nuove strade e ne ho ripercorse di vecchie, che mi hanno fatto tornare in mente tanti ricordi.

Per oltre 5 ore mi sono sentito in “vacanza” (quelle che non ho potuto fare in giugno), in un tutt’uno con il verde, le mucche (poche) e il cielo non proprio terso.

Il premio a tutta questa “dolce fatica” è stato del pane fresco con del formaggio appena tagliato, una crostata fragrante appena sfornata e una borraccia di acqua di fontana. Oggi finalmente mi sono sentito al mio posto.

Passo Xomo-Pian delle Fugazze-Passo Campogrosso-Passo Xon


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Automobilista suca!

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In questi giorni in centro c’è stata una retata da parte dei vigili nei pressi di via San Francesco, per i ciclisti che “passavano” con il rosso. Si tratta di un incrocio piccolo e stretto dove “passare con il rosso” non comporta nessun pericolo e nessuna situazione di disagio per alcuno: il famoso “rosso controllato”. Se ne parla qui. Fin qua nulla di strano. Fa parte della politica intimidatoria, ignorante e miope dell’amministrazione comunale, “forte con i deboli e debole con i forti”, che tende a perseguire la mobilità sostenibile a vantaggio dell’ignoranza medioevale di chi vuole sempre avere la macchina sotto il culo.

La cosa invece preoccupante sono i commenti all’articolo, o agli articoli del genere, dove si scatenano sempre gli idioti automobilisti, paladini della giustizia e del rispetto della legge (quando gli fa comodo) contro i “fuorilegge” ciclisti.

Ovviamente nessuno In Italia si può permettere di parlare di senso civico e rispetto delle norme, quindi almeno si dovrebbe valutare ogni volta l’entità dell’infrazione rispetto all’eventuale danno provocato. Non ho mai sentito di un ciclista che investe un pedone mandandolo all’ospedale, né di un passaggio in bici col rosso in un incrocio trafficato, che causa degli incidenti. L’unico danno provocato è far perdere la pazienza ai culoni degli automobilisti, impegnati, quando fa loro comodo, a far rispettare “il codice della strada”.

Il limite di velocità, che NESSUNO RISPETTA, è responsabile di un buon 80% degli incidenti, con danni evitabili se solo si procedesse secondo le norme. Ma il rispetto delle regole in Italia è una chimera, con l’aggravante che diventa un’abitudine consolidata. Per quanto mi riguarda se vai forte oltre i limiti e ti schianti, sono cazzi tuoi (a parte doverti soccorrere, come mi è capitato l’altra sera con un coglione in scooter che aveva preso la strada per una pista da decollo).

Io se posso, con il semaforo rosso, svolto sempre a destra ai semafori senza attendere il verde (cosa peraltro legale nei paesi civilizzati europei) e impegno qualsiasi incrocio o passaggio pedonale senza attendere nessuna precedenza, dopo essermi assicurato di non arrecare nessun potenziale danno. Se un’area è pedonale, ci corro e non scendo dalla bici, basta ovviamente farlo con attenzione e senza causare pericoli. Dove sta il problema? Che non rispetto le regole?

Allora siccome nessuno in Italia le rispetta, perché siamo un popolo di zotici ignoranti, facciamo una graduatoria tra tutte le infrazioni e vediamo quali sono le più pericolose, per chi le commette e per le persone che le subiscono. Per inciso se un decerebrato impegna un incrocio a 80km/h e si schianta da solo, spero che ci resti sul colpo, anche perché le spese mediche per la sua riabilitazione ricadono sempre sulla società e non sono gratis (anche se qualcuno continua crederlo).

Per concludere la solita riflessione che faccio sempre: se vado in bici, non inquino e il mio impatto ambientale è zero. Quindi caro automobilista stai schiacciato e pensa a tuo figlio: non farlo diventare un arrogante maleducato come te. Se ci pensi, ce la puoi fare (e questo è il problema purtroppo).

 


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Euganei 1913

dorsale

L’anno scorso di questi tempi ero tra il lago di Garda e il Monte Baldo con uno splendido sole e una bella gamba. Quest’anno purtroppo il meteo inclemente e una influenza capitata a ridosso delle ferie, mi hanno fermato nel momento clou della stagione. Così con pazienza mi sono ritrovato a dover ritessere la tela della forma, ripartendo ancora una volta da qualche scalino più in giu.

Già domenica avevo avuto delle buone sensazioni, ma poi il super temporale in cui mi sono trovato, mi ha fatto desistere e accorciare il percorso verso casa. Stamattina invece sono tornato a divertirmi e a salire e scendere per tutte le salite degli Euganei. Un bel dislivello, in una bella giornata di sole (finalmente).

Rovolon-Monte Madonna-Monte Venda-Monte Fasolo-Roverello-Arquà

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