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It's not over till it's over


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80 sole

8Oggi giornata quasi primaverile, con un bel sole e cielo libero da nuvole. Solo un pò di vento, che però mi ha accompagnato a favore per la prima parte del giro. 3 ore e 80km in mezzo ai colori della primavera che timidamente avanza, pedalando con calma, senza pensieri, gustandomi la giornata libera, senza impegni e orari, come una volta. Ce ne vorrebbero di giornate così.

Arquà-Sassonero-Bocconsei-Teolo


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1.0

52c908233179546af7b1fda8d89c9064Appena partito e subito un intoppo mi ferma. Il weekend scorso è stato avversato dal maltempo, così come la restante settimana, così il primo giro di apertura 2015 si è trasformato in un vernissage di emozioni, ma senza nessuna utilità per la forma. Dopo quasi 2 settimane sono tornato in sella, si spera per il vero inizio di questo 2015.

La giornata era ovviamente coperta, nuvolosa, umida, non il clima ideale per spendere una domenica, nè tantomeno per scaldare cuore e sensazioni all’inizio di un nuovo anno ciclistico. Ma ormai posso contare solo sulle domeniche, cioè quattro giorni al mese, che sono veramente pochi, sperando oltretutto che siano baciate da un clima piacevole.

Almeno ho cominciato pedalando il primo giorno del mese. Speriamo sia di buon auspicio.

“Chi vive sperando, muore cagando”- LoRusso, isoletta dell’Egeo che non conta un cazzo, 1941. Cit. Mediterraneo

Arquà a/r


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1° giro

1Oggi ho aperto la stagione 2015, con tante speranze e rinnovato entusiasmo. Dopo l’annus mirabilis 2011, sono seguite stagioni travagliate, fatte di allenamenti discontinui, meteo sfavorevole, salute precaria, che non mi hanno più permesso di correre e divertirmi come qualche stagione fa.

Quest’anno vorrei fosse diverso, per poter tornare a fare fatica, divertendomi. Ho fatto un mesetto di spinbike in palestra, per scaldare un pò il motore e continuerò nelle prossime settimane, magari in concomitanza con giornate brutte e piovose.

Però oggi sono tornato in strada, sulla specialissima, ancora in versione 2014, finalmente con il sole, l’aria tersa e gli amati colli a coccolare il mio ritorno: I’m back home.

1°giro


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Olanda terra promessa. Italia terra di incivili

161072774f“In Olanda si è appena concluso un esperimento che ha consentito ai ciclisti più veloci di pedalare in carreggiata anziché sulla pista ciclabile. La prova, accompagnata dall’introduzione di una segnaletica dedicata, è durata una settimana e ha consentito a chi si muove in bici ad una velocità prossima o superiore ai 30 km/h di pedalare sulle strade normali, sia fuori che dentro il centro urbano.

La sperimentazione è stata accuratamente monitorata ed è emerso che i ciclisti veloci sulle piste ciclabili sono diminuiti per tre quarti. Allo stesso tempo, è aumentata la presenza di ciclisti sulla carreggiata principale di 6 volte, fenomeno concentrato in particolare all’interno dei centri urbani, dove i ciclisti evidentemente si sentono più sicuri. Invariata, invece, la media oraria di percorrenza delle piste ciclabili prese in considerazione, di 18 km/h.

L’esigenza di questo test nasce dalla crescente velocità media di percorrenza sulle piste ciclabili olandesi, dovuta ad una maggiore presenza di ciclisti veloci e soprattutto di bici elettriche, fattore che sta inducendo le amministrazioni locali a studiare gli effetti di una eventuale separazione dei flussi di ciclisti veloci da quelli più lenti.

Per altri motivi, in particolare per la cattiva condizione in cui versano molte delle (poche) piste ciclabili italiane, anche nel nostro paese, nell’ambito della prossima revisione del codice della strada, si starebbe pensando di eliminare l’attuale voce che obbliga i ciclisti a pedalare su pista ciclabile qualora sia presente” (Bikeitalia.it)

Lì, in Olanda, hanno ufficialmente presentato il progetto SolaRoad, la prima pista ciclabile con celle solari. Si tratta di un percorso di cemento nel quale sono state inserite le celle solari, il tutto è stato poi rivestito in vetro temperato e anti-scivolo così da permettere il passaggio della luce solare.

Qui, in Italia, le piste ciclabili le usano come parcheggi dagli automobilisti, le proposte per le zone a 30km/h per le auto nei centri cittadini vengono malviste, i ciclisti vengono osteggiati comunque, sia che percorrano la pista ciclabile (perchè sono pericolosi o vanno troppo forte), sia che percorrano la carreggiata, dove diventano prede facili per idioti vigili municipali che non aspettano altro che poter staccare una multa, per non aver utilizzato la pista ciclabile.

Lì, in Olanda, le decisioni si prendono in base alle esigenze reali, sedendosi intorno a un tavolo e ponderando quale sia la soluzione migliore per la collettività.

Qui, in Italia, si dipinge un marciapiede di rosso, chiamandolo pista ciclabile, magari in concomitanza con le elezioni amministrative, per poi creare una marea di problemi alla convivenza tra pedoni, cicli e auto.

Siamo solamente un popolo di ignoranti e incivili. Abbiamo perso il senso del bene comune e la nostra famosa arte di arrangiarci da pregio si è tramutata nella nostra rovina.


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Il tram è morto! :-)

img_1254_sSulla linea Voltabarozzo-Stazione-Euganeo non viaggerà né il tram né il filobus. La Legge di stabilità ha infatti definitivamente dirottato altrove i fondi destinati un anno fa alla seconda linea del Sir.

Si salva quindi il bellissimo cuneo verde rappresentato dalla ciclabile “Sografi-Forcellini” che un comitato cittadino aveva difeso e portato all’attenzione dei media nei mesi scorsi durante le ultime elezioni per il sindaco di Padova.

Inutile ribadire che il tram sarebbe stata un’opera inutile e costosa, che avrebbe devastato una delle poche zone verdi della nostra città, senza peraltro migliorare la viabilità e il traffico. La realizzazione della prime due linee si erano dimostrate incompatibili con la struttura urbana della città, sia nel centro storico, che nei quartieri. Erano e sono tutt’oggi preferibili altre soluzioni di trasporto pubblico, che non devastino i quartieri, seppelliscano di cemento le poche aree verdi e non costringano i cicli a pericolose e irrazionali deviazioni.

Il tram di Padova, tanto quanto quello di Mestre, non ha migliorato il trasporto dei cittadini, generando altissimi costi gestionali e di manutenzione. Rinunciare ad una terza linea non significa perdere un’opportunità, ma preservare la città da altri danni con buona pace dei finanziamenti che sarebbero letteralmente stati buttati: i soldi che si pensano persi, in realtà saranno risparmiati.

Non basta avere un finanziamento dalla CE per giustificare qualsiasi porcata di opera pubblica. Ma ovviamente questo non interessa alla maggior parte della classe politica: l’importante è fare-sprecare-buttare senza nessuna logica.

 


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Sfide Pantani: la solita minestra

pantani-alpe-dhuezIeri sera ho guardato lo speciale di Sfide dedicato a Pantani, più che altro per curiosità, per vedere se era lo stesso (peraltro ottimo) servizio di qualche anno fa, sempre di Rai 3. Con mia grande delusione ho dovuto constatare che le immagini erano (ovviamente) le stesse, mentre è cambiata solo l’età degli intervistati: insomma la solita minestra su Pantani, che ci appioppano ormai da anni.

Nulla da eccepire su Alex Zanardi, accattivante conduttore, nonchè uomo di spessore, ma ho l’impressione che Sfide e Rai 3 abbiano voluto dare una lucidata al vecchio servizio su Pantani e spararlo ad inizio anno giusto per garantirsi subito una buona audience.

Credo che sul Pirata si sia detto di tutto e di più, ma c’è ancora qualcuno che vuole sfruttarlo, come hanno fatto del resto quelli che lo hanno condannato ingiustamente a livello sportivo e quelli che poi lo hanno portato alla morte.

Io lo voglio ricordare come un grande ciclista, che mi ha emozionato tantissimo, come nessun’altro dopo di lui. Però “le sue vittorie rimangono impresse nel cervello e nel cuore” (cit. Adriano De Zan) e non dovrebbero essere tirate fuori continuamente solo per fare cassa.

A Sfide e Rai 3, cui peraltro faccio i miei complimenti per la qualità dei servizi, suggerirei di cambiare rotta e argomento, senza toccare sempre Pantani o le solite troppe ripetitive puntate sul calcio italiano (non se ne può più!). D’altronde l’Italia è un paese di calcioignoranti e l’arena ha bisogno del suo sangue.

 

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